Detail of New York Stock Exchange "USA-NYC-New York Stock Exchange" by Ingfbruno

Il Generale Inverno
di Gianluca Di Russo

Il surriscaldamento dei mercati finanziari, avvenuto negli ultimi anni con la combustione di ottimismo, politiche monetarie accomodanti, tassi di interessi piatti e minimi, ha lasciato spazio alle correnti gelide tipiche dell'inverno, con ribassi shock sulle borse mondiali, con i listini che segnano un meno 10% in questi primi giorni dell'anno.
Nonostante una certa ciclicità e abitudine alle bufere, questa volta è più difficile sostenere che i mercati finanziari non seguono mai l'economia reale, almeno secondo le spiegazioni che vengono date dai quotidiani economici e dagli esperti del settore.
Il “vortice freddo” viene fatto provenire dalla Cina, dove il rallentamento economico e le nuove aperture alle regole di mercato stanno provocando gli scossoni tipici di un'economia che sta cercando di ottimizzare il suo percorso di crescita attraverso un modello che sia meno dipendente dalle esportazioni e dagli umori del resto del mondo.
Attribuire tutte le responsabilità ad un paese che fino a qualche anno fa rappresentava meno del 10% del PIL mondiale, ed è cresciuto a una media del 9% annuo, appare per lo meno ingenuo, a dispetto di quell'occidente che ancora sta cercando di capire come uscire dalla crisi generatasi in America nel 2008.
Gli USA hanno agito e reagito utilizzando tutta la loro forza, economica e politica, per riprendere quota e riportare l'economia in positivo.
I dati che parlano di piena occupazione al 5% fisiologico e PIL al 2,5% per il 2015 rimangono per lo più da interpretare, di fronte ad una guerra sul petrolio che, con il prezzo del barile a 28 dollari, paralizza tutta la politica energetica statunitense.
Il timore del rallentamento dei consumi e della produzione manifatturiera alimenta il timore di ondate gelide anche sul versante nord atlantico.
Un eventuale passo indietro dell'economia Usa porterebbe con sé temperature ancor più gelide sulle borse mondiali.
L'Europa, dal Polo Nord alla Grecia, è causa scatenante del clima glaciale di questi giorni, con i ripetuti appelli, prima del premier Renzi, seguiti da quelli del premier francese Hollande, sulle difficoltà dei paesi europei di adottare politiche di bilancio che siano rispettose degli stringenti vincoli sul deficit, e anche foriere di crescita e occupazione.
In attesa dei risultati ufficiali dell'anno appena passato, le prospettive economiche per il 2016 sono già state ritoccate al ribasso, con l'inflazione inchiodata a livelli lontani da quelli ritenuti ottimali dalla Banca Centrale Europea.
La mancata integrazione europea, sia fiscale che politica, ridisegna una mappa di tensioni e vortici che si intensificheranno nell'anno in corso, con i governi alle prese con i movimenti anti euro e opinione pubblica in fermento, di fronte ad eventuali dati economici negativi.
La politica monetaria della BCE (Banca Centrale Europea) ha sinora garantito la tenuta dell'euro e tenuto gli spread a livello accettabile, ma nulla ha potuto contro l'impostazione di fondo, sul modello neoliberista di austerity con dumping salariale, per accrescere la competitività estera.
La svalutazione dell'euro ha dato un po’ di ossigeno, migliorando il surplus commerciale di molti paesi, ma diventare il miglior venditore in un mondo dove scarseggiano gli acquirenti non è virtù così apprezzabile.
E' tempo di soluzioni, di progetti, di politiche economiche che rafforzino gli investimenti dei paesi membri, al fine di creare occupazione e crescita sostenibile, economia reale e meno finanza.
Se l'Europa non compie le giuste scelte, anche questa volta i mercati finanziari avranno anticipato l'economia reale.

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