Le due parole uguali in tutte le lingue per indicare i genitori

Papà e mamma simili nel mondo
di Tullio Serafini

Si parla molto in questi tempi di gender, della la libertà di scegliere il sesso di appartenenza, al di la delle convinzioni, o di indicare il ruolo di genitorialità, insomma il mondo cambia, ma come vedremo le parole papà e mamma rimangono pressoché universali perché le due sillabe ma-ma e pa-pa sono uguali in quasi tutte le lingue del mondo sopra o sotto l'emisfero della Terra.
Noi italiani diciamo papà e mamma quasi come in tedesco mama e papa o in francese maman e papa oppure in Inglese mom e dad, quest'ultima parola però non deve fuorviare perché come insegnano i linguisti le consonanti d, t, b, p e v sono termini assolutamente identici proprio come la lettera m e n che sono equivalenti.
Potremmo continuare con  il greco, mamá e mpampás, il russo mama e nana, il turco anne e baba, il caucasico naana e daa per arrivare all' hindi con maa e pipà.
Ovviamente, più che parole sono suoni pronunciati dai neonati intorno al quinto mese di vita in ogni parte del mondo in maniera quasi similare; una vera singolarità rispetto alla confusione delle lingue babele delle lingue.
E se per le lingue del Vecchio Continente si potrebbe ipotizzare che queste somiglianze siano la conseguenza del fatto che derivano tutte da una comune origine greco latina, la stessa spiegazione non vale certo per tutte le altre nazioni in ogni parte del pianeta.
Ad esempio, per quelle lingue del ceppo austro-polinesiana, che si estende dal Madagascar all’Australia, raggiungendo le isole della Polinesia, dell'Indonesia e della Malesia, con una ricchezza di almeno milleduecento idiomi, singolarmente i suoni delle parole che significano papà e mamma si ripetono con costantemente ad esempio a Samoa si dice mama e tama, mentre  alle Figi nana e tata.
In singalese, nello Sri Lanka, amma e tatta, in cinese mama e paa, in eschimese anana e ataata, in zulu umama e ubaba, in swaili lingua africa di origine bantu, mama e baba.
Secondo i glottologi la formazione di queste parole così simili un po' dovunque è un fatto prettamente fisiologico ad iniziare dalle più facili, quelle più a portata di voce come la vocale a, che è certamente la più "aperta".
Basta aprire la bocca e l’ahhh sorge spontanea, seguono i primi segnali di piacere, fatti poi di vocali e consonanti.
Quando il bambino inizia a soffiare tra le due labbra escono i suoni labiali p, b, v, d, t. Da questo nascono i mama, gli amama, i naan, i papa, i baba, i tata, ecc...
Per definizione i neonati tendono al suono e non alla parola. Lo stesso termine latino infante, ad esempio, è composto da in (non) e fans (parlante) perciò l’associazione tra quel suono e il suo significato non è opera dei bambini, ma bensì degli adulti che li ascoltano. 
È la prova che il linguaggio, come diceva il celebre psicanalista Jacques Lacan, prima di significare qualcosa, significa per qualcuno.
Chissà se ci sarà una evoluzione di questo suono anche per il gender dove si conieranno nuove assonanze di parole, anzi di suoni, che potranno essere interpretati con lo stesso significato di papà e mamma, aspettiamo allora con pazienza che l'evoluzione della lingua faccia il suo corso naturale.

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