Il tombolo: "Ursuline lace". Foto: Don Blaheta

Salviamo le tradizioni

Il tombolo
di Luisanna Tuti

Quando ero bambina, la mamma, durante le vacanze estive, mi mandava spesso dalla nonna ad Anghiari, in Toscana, nostro paese di origine. Affacciandomi alla finestra potevo godere di una vista meravigliosa che spaziava dall'alta Valtiberina, fino agli Appennini tosco-emiliani.
La mia attenzione però era spesso attratta da signore, più o meno giovani, che, sedute sul muretto della “Cappella”, una chiesetta dedicata ai caduti di tutte le guerre, trascorrevano il loro tempo davanti a grandi cuscini rotondi, dai quali pendevano vari legnetti legati a dei fili.Lavorazione di un pizzo a metro con un tombolo francese. "Dentelliere2" di SuperManu - Opera propriaLa mia curiosità era così grande che un giorno, armata di coraggio, domandai loro cosa stessero facendo. “Dei merletti a tombolo” - mi rispose la Tosca - “e questi piccoli fusi si chiamano fuselli. Tutti questi spilli servono per dirigere i fili con i quali si realizza il lavoro disegnato sul foglio di carta qui sotto”. Io ero affascinata e stupita mentre quelle dita si muovevano così agilmente su e giù, intrecciando il cotone lungo le linee disegnate ed il merletto prendeva forma. Fu in quel momento che giurai a me stessa che un giorno avrei imparato a lavorare “a tombolo”.
Non si conoscono le origini di questa arte così particolare. Si dice che nacque nelle Fiandre nel XVI° secolo, ma dei fuselli di osso sono stati rinvenuti in alcune tombe etrusche. Si racconta addirittura che la Regina Isabella, nel 1493, restò stupita davanti alla bellezza di alcuni merletti realizzati da donne aquilane. Ad Offida, nel 1400, nella passamaneria di un corredo, furono inseriti dei lavori a tombolo. Nel Medioevo gli abiti si abbellirono con ricami ed intagli. Anche gli uomini amavano ornare i loro colletti, polsini e fazzoletti con pizzi e merletti e fu proprio in quel periodo che il tombolo ebbe la maggior diffusione. Con il mutare della moda anche i pizzi lentamente sparirono e con essi diminuirono gli artigiani fino ad arrivare ai giorni nostri in cui l'uso delle macchine ha automatizzato anche la produzione dei merletti che, realizzati artigianalmente, sarebbero certamente troppo onerosi.
Nel momento in cui si torna a parlare di salvare le tradizioni, mi sembra giusto e doveroso evidenziare l'esistenza di gruppi di persone volenterose che, sulle proprie spalle e senza alcun interesse economico, si fa carico di tramandare questa nobile arte chiamata “tombolo”. E' così che ad Anghiari, Carla ed Elena si incontrano settimanalmente in due modeste stanzette, messe a loro disposizione dalla locale banca, per insegnare a Mariella, Grazia, Iride, Mary ed altre amiche, a creare dei veri, piccoli capolavori che, dal 2012 ad oggi, hanno dato loro grandi soddisfazioni nel vincere prestigiosi premi, realizzando temi come “Passione, miti e personaggi indimenticabili del cinema” o “Il sogno di un mondo fantastico” o “Una tovaglia per la pace”. Fiori, foglie, uccelli, angeli, nascono da quelle sapienti e veloci mani per decorare centrini, tovaglie, fazzoletti, asciugamani. E' doloroso che molti ragazzi, da me interpellati, non sappiano neanche cos'è il tombolo, come forse non sanno cos'è un fuso o cos'è un telaio, ma così va il mondo e, come Batman o Superman hanno sostituito Biancaneve ed il principe azzurro, così la macchina-computer ha sostituito l'artigiano i cui figli sono ormai ingegneri aerospaziali o medici oncologi. E' augurabile però che altre persone, in qualche altra parte del nostro Paese, siano così amanti delle vecchie tradizioni che vogliano trasmettere a giovani volenterosi, i segreti di quella magia che si chiama “lavoro artigianale”.

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