"Colosseo di Roma panoramic" di Paolo Costa Baldi - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons

Gli storici si chiedono

Imperi romano ed americano: lo stesso destino?
di Riccardo Liberati

Da un certo numero di anni gli storici e più in generale gli uomini di cultura statunitensi si vanno interrogando sulle analogie tra l’impero americano e quello romano.
Evidentemente preoccupati di fare la stessa fine dei loro antichi predecessori si sforzano di trovarne più le differenze che le similitudini.
Esiste una analogia tra i due imperi?
Innanzi tutto vediamo se gli USA possono essere definiti un impero.
La parola ‘impero’ deriva dal latino ‘imperare’.
Secondo lo studioso Hendrik Wagenvoort, tale parola deriverebbe dalla radice ‘pario’ che ha attinenza con il verbo italiano ‘partorire’. Quindi la parola impero significherebbe non tanto comandare, quanto creare, mentre l’atto del comandare farebbe riferimento più al verbo ‘regere’, dall’importante radice indoeuropea ‘reg’.
E’ insito nel carattere romano una sorta di sottomissione al volere degli dei che hanno dato a Roma la potenza creatrice.
Creatrice di ordine, di leggi, di giustizia, cioè di ‘imperare’. L’impero americano nasce dalla stessa concezione: a cominciare da Oliver Cromwell, la razza anglosassone o meglio diremmo oggi per evitare parole politicamente scorrette, il popolo anglosassone, è quello che ha il compito divino di civilizzare il mondo, cioè di creare un ordine mondiale all’interno del quale i popoli possano vivere in armonia.
Dai padri pellegrini in poi, questa concezione è stata esportata nel nuovo mondo.
Alla base dell’impero americano vi sarebbe dunque questa volontà creatrice e quindi possiamo a buon diritto, secondo questa interpretazione, chiamare il dominio USA, un impero. Stabilite quindi le basi dell’analisi, ci si può chiedere quali siano le similitudini tra le due strutture politiche.
Gli analisti statunitensi, come Colin Garbarino, che vogliono a tutti i costi vederne le differenze, basano le loro affermazioni su due fatti principali: la staticità del sistema romano contrapposta ad un presunto dinamismo della politica americana che “…si rinnoverebbe ogni otto anni” e la continua velocità di cambiamento della tecnologia moderna. Un’altra tesi a favore delle differenze, sostenuta soprattutto da quelli che fanno riferimento allo storico inglese Peter Heather, sarebbe dovuta al fatto che mentre Roma era continuamente minacciata da invasioni barbariche, gli USA non soffrirebbero di tale minaccia. Riguardo alla prima tesi, sarebbe interessante fare riferimento ad un’opera di Edward Luttwak: ‘La grande strategia dell’impero romano’ nella quale viene descritto come i romani seppero adeguarsi ai cambiamenti, mutando sia il loro sistema strategico che quello politico.
La tecnologia romana non è certo paragonabile a quella moderna né possiamo immaginare un mondo romano in cui le scoperte tecnologiche si succedano con la stessa rapidità di oggi.
Quanto alla tesi di Heather, che riconduce le cause del fallimento romano alla presunta superiorità militare dei barbari, storici come Goldworthy affermano invece che la debolezza romana fu causata da continue lotte intestine per la successione imperiale.
La tesi secondo cui gli USA, a differenza di Roma non avrebbero nulla da temere militarmente, sembra quindi debole giacché la caduta appare iniziare da una erosione interna. Che cosa potrebbe causare la caduta dell’impero americano?
Se guardiamo la storia di Roma ci rendiamo conto che dopo l’invasione di Annibale e soprattutto dopo la catastrofe di Canne, nel 216 a.c. Roma era in ginocchio. Nel 146 a.c. fu in grado di distruggere Cartagine. Nel 378 d.c. i romani persero la battaglia di Adrianopoli. Contrariamente a quanto avvenne dopo Canne, non furono più in grado di riprendersi. Eppure in termini quantitativi e strategici Canne era stata molto più devastante. Che cosa era cambiato?
Dopo Canne i romani non persero la volontà di sconfiggere il nemico.
Riuscirono a farlo grazie alla loro tremenda caparbietà derivante dalla loro visione del mondo. Qualsiasi città si sarebbe arresa dopo quattro sconfitte consecutive. Roma non lo fece ed alla fine vinse. Dopo Adrianopoli, quella antica caparbietà, quella forza che si riteneva derivante da un dio, era crollata.
Colpa del cristianesimo? Secondo Gibbon si, secondo altri no.
Sta di fatto che il cristianesimo introdusse una visione del mondo incompatibile con la vecchia concezione della missione di Roma.
Potrebbe quindi l’impero USA crollare esclusivamente per cause militari? Non sembra probabile. L’erosione, come nel caso di Roma è già iniziata dall’interno.
Nel suo ultimo libro sull’occidente, Rodney Stark afferma che negli USA, sono praticamente vietati i corsi sulla civiltà occidentale fino alla follia di una università del Texas che rifiuta un finanziamento di 20 milioni di dollari sullo studio dell’Occidente perché politicamente scorretto.
Caduta la forza creatrice che vede gli anglosassoni i moderni civilizzatori del mondo, cadrà anche l’impero da loro creato. Gli USA stanno rinnegando le basi della loro cultura, stanno sostituendo il cristianesimo con una fantomatica religione ‘New age’, incompatibile con la loro vecchia visione del mondo.
Come Roma degli ultimi due secoli era un coacervo di religioni orientali, anche gli Stati Uniti di oggi si sono lasciati infatuare da neopaganesimi, buddismi e concezioni del mondo provenienti dall’Oriente che pur validi nel loro ambiente di nascita costituiscono un elemento allogeno nel mondo americano. Se l’impero americano cadrà, pur con modalità diverse da quello romano, sarà per le stesse cause spirituali.
Le motivazioni economiche o militari saranno soltanto fattori che ne accelereranno il declino e ne sanciranno la morte definitiva.

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