"Flag of Edward England" di WarX, edited by Manuel Strehl - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Flag_of_Edward_England.svg#/media/File:Flag_of_Edward_England.svg

Quando i pirati inventarono la democrazia
di Riccardo Liberati

La democrazia così come la conosciamo oggi nasce in Grecia e la sua derivazione, la democrazia parlamentare, è stata inventata in Inghilterra e precisamente nel 1689 quando fu approvato dal Parlamento e dal re, il ‘Bill of Rights’ che di fatto limitava l’autorità reale e conferiva maggior potere al Parlamento.
Questo per lo meno è quello che ci tramanda la storia che studiamo a scuola. Nessuno sarebbe disposto ad insegnare che i pirati, rozzi delinquenti, “le figure più selvagge che la mente possa concepire”, come scrisse Daniel Defoe nella sua ‘Storia dei pirati’, abbiano potuto inventare un sistema di democrazia egalitaria che ancora oggi potrebbe rappresentare un modello di riferimento per la maggior parte degli stati cosiddetti ‘democratici’.
Eppure, le cose stanno esattamente così.
I pirati che terrorizzavano i galeoni spagnoli e successivamente le navi da carico di tutti i paesi del globo, realizzarono sulla tolda delle loro navi, un sistema di governo perfettamente funzionante e straordinariamente democratico.
Non solo, ma realizzarono una sorta di ente di previdenza ed assistenza per i malati ed i mutilati. La testimonianza più interessante ed affidabile sulla pirateria, si trova nel "Giornale di bordo" del chirurgo francese A.O. Exquemelin. Exquemelin fece parte, suo malgrado, di un equipaggio di pirati e poiché sapeva leggere e scrivere, annotò sul suo diario tutto quello che gli sembrava interessante della vita piratesca.
Pubblicò nel 1678 ciò che aveva annotato ed è quindi da lui che abbiamo le informazioni di prima mano su quegli avventurieri che terrorizzavano i mari.
Afferma Exquemelin che i pirati accettavano di buon grado le regole e che il capitano veniva scelto dall’equipaggio attraverso una votazione.
Lo stesso equipaggio poteva destituire il capitano se riteneva che fosse inadatto al comando. Nel romanzo di R.L. Stevenson, ‘L’isola del tesoro’, George Merry fa avere il cosiddetto segno nero a Long John Silver, segno che rappresentava la destituzione del comandante. In sostanza il messaggio era del tipo: “Noi dell’equipaggio non ti riteniamo più idoneo al compito. Levati da torno”.
Ai feriti ed ai mutilati veniva data una cospicua ricompensa e altrettanta generosità veniva mostrata nei confronti di coloro che avevano dimostrato eroismo ed attaccamento alla comune causa.
Lo scrittore Marcus Rediker, nel suo libro sulla storia della pirateria nel ‘700 ci fa notare che la vita a bordo delle navi commerciali era terribilmente dura.
Molti marinai si ammutinavano preferendo i rischi di una vita ‘breve, ma felice’ come ebbe a dire Bartholomew Roberts, uno dei più grandi capitani pirata di tutti i tempi, alla durezza ed alle regole totalitarie dei velieri mercantili.
Chi aveva assaggiato la brutalità dei capitani ‘regolari’ e a volte la frusta, sapeva bene che l’unica alternativa valida era un complesso di regole alla base delle quali vi fosse non la coercizione, bensì la condivisione e che ciascun membro dell’equipaggio potesse dire la sua e venire ascoltato. Come afferma Marcel Granet nella sua analisi del mondo cinese, i cinesi si dettero un sistema di regole complesse perché sapevano di essere intimamente degli anarchici.
Sono proprio gli individui portati all’indisciplina i primi a darsi delle regole ferree perché sanno che quello è l’unico modo che garantisce ordine e quindi la sopravvivenza di tutti. Ma le regole possono ed anzi devono essere flessibili ed accettate unanimemente.
Sulle navi dei pirati e tra i ‘fratelli della costa’ le cose funzionarono esattamente così.
Ciò che affascinò Defoe nella sua ‘Storia’ era l’istinto di libertà del mondo pirata e la loro totale tolleranza verso razze e credo religiosi più disparati, tanto che egli paragonò la ribellione degli uomini che ‘avevano dichiarato guerra al mondo’ a quella di Spartaco.
Nella storia della nostra civiltà, le strutture libertarie sono sempre state strappate ai governanti con la forza o addirittura con la violenza, quasi mai elargite da sovrani o governi illuminati. I pirati si presero la ‘loro’ libertà a dispetto di chi li voleva servi. In un’epoca in cui l’Europa e forse il mondo intero sta tornando al totalitarismo, in un’epoca in cui lobbies di finanzieri, speculatori, petrolieri e banchieri, minano i principi della libertà individuale trasformando gli uomini in semplici ingranaggi di una macchina che funziona soltanto per pochi, i rozzi marinai che scorrazzavano per i mari ed i bucanieri che hanno popolato le coste dei Caraibi, hanno ancora non ostante tutto, qualcosa da insegnarci e come recita un pezzo musicale dei famosi Jefferson Airplaine, in fondo il truce ma libertario Long John Silver è pur sempre un eroe.

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