Il logo sul sito di retake Roma. Fonte: www.retakeroma.com

Scope e solventi

Le armi dei cittadini che vogliono ripulire la città
di Fabrizio Cerami

Tutto è cominciato cinque anni fa, quando una professoressa americanaRebecca Spitzmiller insegnante di diritto comparato presso l'università di Roma tre, è scesa di casa con il figlio per ripulire quattro colonne antiche di travertino imbrattate di graffiti.
Fece quanto il dovere e il cuore le dettavano davanti a quel degrado, ma non avrebbe mai pensato che quel gesto avrebbe aperto una nuova coscienza in tutta Italia: dalla vicina Bracciano a Monterotondo per giungere, ben presto, a Venezia, a Milano, a Varese, a Torino e a Bari.
Con una parola inglese "Retake", in italiano "riprendere", i cittadini si sono ripresi le loro città senza aspettare l'arrivo delle autorità, sempre più assenti dalla realtà quotidiana.
In breve Retake è cresciuta aggregando altri soggetti come gli "Angeli del bello" di Firenze o l'associazione milanese "Antigraffiti" ed in altre città è stata l'originale motore del cambiamento.
In una intervista la Spitzmiller ha dichiarato che: “Negli Usa, quando qualcuno imbratta i muri di una casa, generalmente le scritte vengono cancellate dopo poche ore. Magari non succede sempre ma di certo c'è una cultura del fai-da-te che aiuta. Nessuno pensa a lamentarsi con il sindaco o a chiamare la società di nettezza urbana. È casa nostra? Allora tocca a noi”.
Nessuno agli inizi pensava che una città come Roma, un po' indolente e menefreghista, poteva con entusiasmo impegnarsi in questa avventura.
Oggi sono 67 i gruppi di quartiere nati in ogni quadrante della Capitale, da Trastevere al Nomentano, da Cinecittà a Casalotti, senza distinzione tra centro e periferia.
Alla base di Retake c'è la franchezza della spontaneità, ma anche la capacità organizzativa allacciando rapporti con il Comune e con la sua municipalizzata per i rifiuti, l'Ama.
Ogni settimana i volontari si ritrovano con una squadra di addetti alle pulizie stradali del comune per una pulitura impegnativa, per la quale è necessario l'appoggio di mezzi come idropulitrici, solventi chimici e altri prodotti.
È importante sapere che queste sono le uniche occasioni in cui i volontari di Retake non pagano di tasca loro per acquistare gli attrezzi del mestiere.
Solitamente si organizza anche una colletta per pagare vernici, raschietti e solventi e quant'altro occorre per un lavoro ben fatto e non manca neanche la solidarietà dei cittadini che si lasciano conquistare dalla buona causa, così succede che qualche ferramenta regala un po' di vernice o tute da lavoro.
Si, succede spesso ed è una cosa che ci rincuora – racconta Antonietta Parente, una volontaria di Retake Roma – è il segno che non tutto è marcio in questa città”.
Al Comune - spiega Andrea Amato, presidente dell'associazione Antigraffiti di Milano - non abbiamo mai chiesto un centesimo, abbiamo solo bisogno di autorizzazioni.
Ma ogni volta, per avere un semplice ok ci mettiamo settimane”.
Antigraffiti che ora ha adottato il brand Retake Milano, è nata nel 2006 e oltre ad organizzare “cleaning day” in giro per la città, coordina ricerche e studi sociologici sul tema del decoro urbano divenendo in breve un punto di riferimento per tutto il centro-nord.
Ma la mentalità di Retake - aggiunge ancora Andrea Amato - è anche la nostra: trovare persone che abbiano voglia di fare qualcosa per la città in cui vivono. Smetterla di lamentarsi, cominciare a muoversi”.
Molto vivace è anche al Sud, il Retake di Bari, nato appena lo scorso novembre, grazie a una comitiva di studenti universitari, che già negli scorsi anni si erano impegnati per cancellare graffiti e manifesti abusivi dal capoluogo pugliese.
A tutt'oggi l'organizzazione vanta già all'attivo una cinquantina di blitz.
Pulire è solo il primo passo - spiega Silvio Giannini, uno dei fondatori - vogliamo creare un canale diretto con il Comune e la società di nettezza urbana Amiu e parlare di temi ampi come riqualificazione urbana e ambientale”.
Manca lo spazio per parlare delle altre iniziative, ma certamente il segnale è molto importante: semplici cittadini che non si limitano a togliere, ma al contrario vogliono aggiungere qualcosa alle nostre città, dando nuovamente vita a strade o quartieri che si credevano per sempre consegnate al degrado.

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