Matadero Madrid, entrata su Plaza Legazpi – Foto di M.Elena Castore ©

L’antico mattatoio di Madrid, da anni cuore pulsante della vita culturale madrileña

Da mattatoio a centro culturale
di M. Elena Castore

Ormai da qualche anno, in varie località del mondo, il recupero architettonico di antichi mattatoi pubblici è una pratica consolidata, che, in vari casi, ha permesso di restituire alle città grandi spazi urbani dismessi, di importante valore architettonico, riqualificandoli e rifunzionalizzandoli.

Tra gli esempi più noti, menziono l’Ex Mattatoio di Roma e il Matadero di Madrid, recuperati entrambi per usi culturali. A differenza dell’esempio romano, però, che, tra il 2006 e il 2010, ha recuperato appena una piccola parte dell’antico complesso architettonico, quello madrileño, riaperto al pubblico nel 2007, ha continuato nel corso degli anni successivi il suo programma di recupero, riqualificando tutti gli spazi architettonici e urbani dell’antico complesso industriale e produttivo della capitale spagnola.

Così come avvenne in quasi tutte le grandi città europee tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, l’espansione urbana e i nuovi regolamenti di igiene che accompagnavano le grandi trasformazioni urbanistiche dell’epoca, motivarono la costruzione di un nuovo stabilimento industriale, con funzione di mattatoio e mercato di carni in una zona periferica e disabitata di Madrid, per sostituire l’antico mattatoio di Puerta de Toledo, localizzzato in pieno centro urbano.

Matadero Madrid, pianta generale dell’antico complesso industriale – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Plano_en_relieve_del_Matadero_Municipal_de_Madrid_(30_de_noviembre_de_2014,_Madrid)_(cropped).JPG

Costruito tra il 1911 e il 1924 in un’area di poco più di 16 ettari, nella zona delle Dehesa de Arganzuela, zona di pascolo sulle sponde del fiume Manzanares, nella periferia sud di Madrid, il complesso era inizialmente costituito da 48 edifici, raggruppati in cinque settori - produzione, direzione e amministrazione, mattatoio, mercato generale, mercato di lavoro e sezione sanitaria - includendo inoltre  residenze per il personale, cappella, e altri servizi per i lavoratori.

Matadero Madrid, la Casa del Reloj - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Casa_del_Reloj_(Madrid)_03.jpg

Seguendo il sistema tedesco di padiglioni isolati, collegati tra loro da viali, dominati dall’edificio amministrativo, conosciuto come la Casa del Reloj, localizzato sull’asse principale della composizione, gli edifici, in cemento armato, adottarono lo stile neomudejar, molto utilizzato nell’architettura industriale dell’epoca. Di fatto, questo stile, che si sviluppò nella Penisola Iberica a cavallo tra il XIX e il XX secolo, si inquadrava all’interno della corrente storicista e eclettica del periodo, con predominanza di influssi orientali, rintracciabili nell’uso di elementi propri dell’architettura araba, e del mattoncino a vista.

Concepito come un progetto aperto, con spazi liberi destinati a future espansioni, durante tutto il periodo funzionamento, che si prolungò per quasi settant’anni, il complesso architettonico mantenne pressoché inalterato il suo impianto originario, nonostante l’aggiunta, nel tempo, di alcuni edifici, e la mutilazione dell’angolo nordovest in seguito all’apertura di un grande asse viario.

Durante gli anni ’80, si decise di concentrare le attività nella zona sud del complesso, liberando alcuni manufatti che furono riqualificati e adibiti a nuovi usi, come l’antica Casa del Reloj, dove si installò la sede della Giunta Municipale del Distretto di Arganzuela. Gli spazi aperti liberati furono trasformati in un parco pubblico.

Matadero Madrid, viale principale – Foto di M.Elena Castore ©

Dopo la chiusura definitiva del Matadero nel 1996, l’anno seguente, il complesso fu incluso nella lista degli edifici vincolati del Plan General de Ordenación Urbana di Madrid, strumento di pianificazione urbanistica della città. Gli antichi edifici industriali rimasero inutilizzati e abbandonati fino al 2005, quando il Comune di Madrid decise di iniziare un programma di recupero per la sua trasformazione in un centro “pensato per promuovere i processi creativi, la formazione artistica partecipativa e il dialogo tra le arti”, denominato Matadero Madrid.

Matadero Madrid, padiglioni del complesso – Foto di M.Elena Castore ©

Con l’inaugurazione, nel 2007, del primo spazio riqualificato, Intermediae, negli edifici delle antiche celle frigorifere, per l’implementazione di un programma “centrato nella creazione di reti di collaborazione, nella orizzontalità e vocazione transdisciplinare, aperto alla partecipazione e al dialogo”, si è dato inizio ad una prima fase di interventi di riqualificazione di edifici e spazi pubblici che, già nello stesso anno, ha portato all’apertura di un ulteriore spazio, le Naves del Espanol, un’estensione del famoso Teatro Español, e alla nascita della Central del Diseño, nella Nave 17, che si configura come luogo d’incontro di tutte le forme di espressione grafica.

Matadero Madrid, la Nave 16 – Foto di M.Elena Castore ©

Negli anni successivi, fino al 2012, Matadero Madrid si è consolidato come un progetto collettivo su cui hanno scommesso molte istituzioni: progetti di arti visive, cinematografiche, musicali si susseguono all’interno degli spazi, che, anno dopo anno, sono stati recuperati e adeguati alle nuove funzioni. Nel 2011 viene inaugurata la Nave 16, il più grande spazio espositivo di Madrid, polivalente e flessibile; l’antico deposito di acque viene trasformato nel Depósito de Especies, un piccolo giardino che ospita tutte le specie vegetali che, nel corso del tempo, hanno colonizzato il Matadero Madrid. Nello stesso anno, si aprono la Terraza Matadero, uno spazio di socializzazione e la Cineteca Madrid,con due sale cinematografiche e un importante archivio, mentre nel 2012 è la volta della Nave de la Musica.

Matadero Madrid, entrata alla Plaza Matadero – Foto di M.Elena Castore ©

Il programma di recupero non si conclude, però, nel 2012; negli ultimi anni si sono portate a termine le urbanizzazioni degli spazi pubblici, come la grande Plaza Matadaro, luogo di incontro e di eventi a cielo aperto; si sono aperti nuovi accesso al complesso, che attualmente ne ha cinque; se ne è concluso l’impianto d’illuminazione pubblica. Nel 2014 si incorpora a Matadero Madrid, un nuovo socio, Factoría Cultural / Vivero de Industrias Creativas, un'incubatrice di imprese alloggiata nella Nave 1, recuperata secondo un brillante progetto di architettura, che nel 2015, ha vinto numerosi premi di architettura.

Chi, come me, ha avuto la fortuna di visitare Matadero Madrid nel corso degli ultimi anni, e conosce l’Ex Mattatoio di Roma, non potrà fare a meno di paragonare l’esempio madrileño a quello nostrano, che nulla avrebbe da invidiare in relazione alla qualità architettonica e urbana della preesistenza, ma che lascia molto a desiderare come risultato finale.

Lasciamoci contagiare, quindi, dalle capacità dei nostri cugini spagnoli e ispiriamoci a esempi di successo che ci insegnano, che, volendo, un antico mattatoio può diventare non solo un contenitore sterile di spazi espositivi, ma un centro culturale e artistico pulsante per la città.

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