“Donne. Corpo e Immagine tra simbolo e rivoluzione”, sezione Sguardi dell’anima – Foto di M.Elena Castore ©

Alla GAM di Roma, la visione artistica della figura femminile dalla fine dell’Ottocento ai nostri giorni

Le Donne, in mostra
di M. Elena Castore

L’8 marzo, data in cui in Italia, come in molti altri paesi del mondo, si festeggia, da quasi un secolo, la Giornata Internazionale delle Donne, è passato ormai da qualche giorno. C’è tempo, però, fino al 13 ottobre per visitare la mostra Donne. Corpo e Immagine tra simbolo e rivoluzione, allestita dal 24 gennaio alla Galleria di Arte Moderna di Roma – GAM, che celebra magistralmente l’universo femminile, in tutte le sue sfaccettature.

Un vero e proprio viaggio attraverso gli sguardi di molti artisti che dalla fine dell’Ottocento a oggi hanno esplorato la figura femminile, mettendone a nudo i più variati aspetti, spesso contraddittori, insiti nella sua stessa essenza e, allo stesso tempo, riflesso della cultura di ogni epoca.

Da sempre soggetto (o oggetto?) di pittura, la donna è divenuta un vero e proprio genere pittorico a partire dalla fine del XIX secolo, proprio quando ha cominciato a emanciparsi e hanno fatto capolino, sulla scena artistica, le prime artiste donne, facendosi spazio, nel corso del Novecento, in un ambiente prevalentemente maschile.

Lungo un percorso temporale e spaziale, che si snoda attraverso diverse sezioni, nelle sale dislocate nei tre piani dello spazio museale della GAM, un centinaio di opere - tra dipinti, sculture, fotografie, posters, spezzoni cinematografici, materiale documentario, videoinstallazioni –, tutte appartenenti alle collezioni capitoline, mostra l’evoluzione della rappresentazione artistica della figura femminile, che, da oggetto di convenzioni artistiche, modello, musa, diviene soggetto artistico comunicante e attivo.

Le Vergini savie e le Vergini stolte (1890-91), Giulio Aristide Sartorio – Foto di M.Elena Castore ©

Si parte dalla sezione Amor Sacro e Amor Profano, al primo piano, dove le curatrici della mostra risaltano l’ambivalenza della figura femminile nell’interpretazione degli artisti del Simbolismo e del Divisionismo italiano, tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Dall’immagine angelica, impalpabile ed eterea, magnificamente rappresentata nel trittico di Giulio Aristide Sartorio, Le Vergini savie e le Vergini stolte (1890-91), si passa alle pose provocanti delle donne dei pittori divisionisti, come quella raffigurata nell’opera La Sultana (1913), di Camillo Innocenti. Da musa ispiratrice, quindi, simbolo di perfezione e purezza, archetipo e mito, a femme fatale, minaccia tentatrice, fonte di peccato e perdizione, che, “nella sua declinazione cinematografica [quella della diva moderna] trova, però, una valenza positiva, un modello di donna indipendente che è in grado di gestirsi da sola […]”.        La Sultana (1913), Camillo Innocenti - Foto di M.Elena Castore ©

Anche il corpo femminile, nella sua nudità, da sempre oggetto artistico estrinsecazione dell’espressività dell’artista e della sensibilità e del gusto di ogni epoca, rappresentato nella sezione Il corpo nudo, dalla fine dell’Ottocento comincia a essere oggetto di visioni contrastanti – la perfezione ideale, immagine di grazia e bellezza; il realismo anatomico, che ne esalta la dimensione naturale; l’intimità, che ne mette a luce la fragilità – diventando, nel corso del Novecento, vero e proprio oggetto d’indagine, fino a mostrarsi, nell’arte contemporanea, come mezzo di emancipazione, rivelazione di una molteplicità espressiva.

La donna nel prato (1919), Amedeo Bocchi – Foto di M.Elena Castore ©

E’ nella bellissima sezione Sguardi dell’anima, che, però, si percepisce come, nella rappresentazione artistica moderna, la donna passi da oggetto da ritrarre nella sua fissità, a soggetto attivo, in grado di comunicare i moti dell’anima più segreti. Nella galleria al secondo piano, infatti, una serie di ritratti femminili, di diverse epoche e di grande intensità, che emergono dal fondo rosso delle pareti, permette al visitatore di cogliere attimi rubati nella vita delle donne ritratte, rivelandone i segreti che si nascondono al di là degli sguardi. Dall’astrazione quasi fuori dal tempo della donna con la blusa giallo, seduta nel prato, nel dipinto Nel parco (1919) di Amedeo Bocchi, ai gesti privati, intimi, come quello colto da Antonio Donghi, nell’opera Donna alla Toletta (1930), fino alla rappresentazione di una relazione e di un carattere, come ne Il dubbio, il ritratto di Elisa Marcucci, moglie di Giacomo Balla, che il grande pittore futurista realizza nel 1907, cogliendo nello sguardo della donna, nell’atto di girarsi per guardare qualcosa o qualcuno dietro di sé, malizia, curiosità, ironia.

Il dubbio (1907), Giacomo Balla – Foto di M.Elena Castore ©

Il percorso continua nelle sale al terzo piano, dove attraverso le ultime tre sezioni, si esplorano le tappe che, dalle conquiste femminili degli anni Venti del Novecento, hanno condotto all’emancipazione della donna contemporanea.

Maternità (1921), Luigi Trifoglio – Foto di M.Elena Castore ©

Nella sezione Mogli e Madri, si passa dalla rappresentazione della donna, come moglie e madre, espressione del forte richiamo alla famiglia tradizionale, propagandato dal fascismo, intensamente raffigurata nel dipinto di Luigi Trifoglio, Maternità (1921), al modello della “donna nuova”, impegnata in attività sociali e collettive, in ambito civile, propagandato anch’esso dal regime fascista tra gli anni Trenta e Quaranta.

D’altro canto, le trasformazioni sociali e culturali in atto a partire dai primi anni del Novecento, sovvertono la percezione dei modelli tradizionali della famiglia e del rapporto tra i sessi, mettendo in crisi la stessa rappresentazione artistica dei ruoli fino allora ben definiti e codificati. Nella sezione Identità Inquieta emergono rappresentazioni spesso espressione di solitudini esistenziali, donne intente nella lettura, o ritratte mentre guardano fuori dalla finestra o si guardano allo specchio, in meditazione, in cerca della propria identità.

“Donne. Corpo e Immagine tra simbolo e rivoluzione”, galleria di posters – Foto di M.Elena Castore ©

Finalmente, nell’ultima sezione Donne si nasce non si diventa, un riccomateriale grafico, documentario e cinematografico accompagna il visitatore lungo il recente percorso che dal 1946, con il diritto di voto alle donne, ma soprattutto a partire dalla fine degli anni Sessanta, con le lotte per la parità dei diritti, ha portato alla consapevolezza di una nuova identità femminile, riassunta nello slogan Il corpo è mio e lo gestisco io, indagata da molte artiste contemporanee.

Un interessantissimo e bellissimo viaggio nell’universo femminile, che merita essere visto da tutti, e che forse aiuterà uomini e donne a capire e riflettere sulla complessità dell’essere “donna”, al di là dello spazio e del tempo

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