Immagine di copertina del libro Nei conflitti strade di pace (Staffan de Mistura)

Intervista all'autore di Nei conflitti strade di pace

Staffan de Mistura, la diplomazia degli ideali
di Roberto Savio

Questa intervista di Staffan de Mistura dovrebbe essere distribuita nelle scuole, dove le ricerche sono unanimi: ai giovani mancano gli idoli, le figure che ispirano. Non a caso se ne stanno creando dei propri, come la sedicenne svedese Greta Thunberg, che sta ispirando all’azione sul cambio climatico migliaia di studenti nel mondo. De Mistura sicuramente sarebbe una scoperta per molti. Il giuramento che racconta , di dedicare la sua vita ai deboli ed alle ingiustizie, davanti alla inumana decisione di un cecchino di uccidere un bambino, sulla linea divisoria di Cipro, può essere sicuramente vista come un fremito giovanile. Ma poi, nella intervista, si vede che De Mistura ha mantenuto questo impegno, per tutta la sua vita. Ed è quindi possibile vivere di ideali, e non solo di denaro, gloria o potere, che sono invece “gli ideali” che stiamo trasmettendo.

Immagine di copertina del libro Nei conflitti strade di pace (Staffan de Mistura)

Staffan è certamente stato un giovane con una vita fuori del comune, che lo avrebbe potuto perfettamente portare ad un ruolo importante nel mondo delle corporation o della finanza (parla otto lingue). Nasce a Stoccolma da un padre italiano della Dalmazia, nobile dell’impero austroungarico, che si rifugia in Svezia come apolide, e si sposa con una svedese, che da ai suoi due figli la cittadinanza svedese. Staffan  avrà la cittadinanza italiana solo nel 1999, per una delibera del Consiglio dei Ministri, come un riconoscimento alla carriera. Il padre spinge i due figli sul cammino della autoformazione. Raccontano gli amici di famiglia che dava 100 dollari (corrispondenti a 487 dollari con il potere di acquisto di oggi) e li inviava nelle vacanze in due direzioni diverse. Chi chiamava per primo, per chiedere soldi, aveva perso. Staffan una volta chiamò dalla Persia e l’altra dal Circolo Artico...…

Questo allenamento a trovare il modo di cavarsela, lo aiuterà molto nella sua carriera. Per alcuni, la diplomazia è la capacità di capire le ragioni degli altri. E questa diventa la caratteristica di De Mistura. Pensare in modo diverso, cercando sempre soluzioni originali ma efficienti. Quando nel 1985 andò in Sudan per la campagna di vaccinazioni che l’allora direttore dell’Unicef, Jim Grant, lanciò in tutto il mondo (riuscendo a fermare persino i conflitti con tregue per la vaccinazione e salvando 25 milioni di bambini), tra le voci di spesa inviate al suo supervisore, Marco Vianello Chiodo, appariva l’acquisto di 300 altoparlanti. Quando questi lo chiamò per domandargli cosa facessero degli altoparlanti in una campagna per le vaccinazioni, rispose che erano destinati ai predicatori, che in cambio avrebbero chiesto alle donne di portare i figli a vaccinare e avrebbero propagandato le norme sull’igiene infantile. In Etiopia capì che l’unico modo per arrivare alle popolazioni dell’interno era di inviare cibo e vaccini per via aerea. Ed allora visitò tutti gli ambasciatori ad Addis Abeba per chiedere aerei, per una operazione di aiuti, operazione San Bernardo, mettendoli in competizione fra di loro. Quando l’ambasciatore sovietico gli obbiettò che i santi non rientravano nelle pratiche degli aiuti del suo paese, gli dovette spiegare che si trattava di un cane, e non di un santo.

La capacità di capire le ragioni degli altri, significa anche capire la comunicazione. Tornato a Roma per lavorare con il WWF, aprì una campagna contro la caccia. Rimase famoso il suo invito alle TV di essere ad una ora precisa davanti la sede della Federazione della Caccia, arrivando con un camion che scaricò due tonnellate di bossoli.

Forse l’episodio più famoso fu quando decise di fare arrivare cibo e medicinali alla città di Dubrovnik, stretta da assedio dalle forze serbe, durante la guerra jugoslava. La città era all’estremo delle forze. De Mistura decise di usare una nave, visto che era impossibile forzare il blocco. Andò nella vicina città di Fiume, dove trovò un armatore disposto ad affittare una sua nave. Gli chiese allora di dipingerla di bianco, perché fosse chiaro che era al servizio della Nazioni Unite, ma a sue spese. Quindi l’armatore gli chiese perché mai doveva spendere di tasca sua la pittura, gli spiegò che per lui era una grande operazione di pubblicità, e gli dette pochissimo tempo per farlo. Avuta la nave, entrò nel porto di Dubrovnik, sulla prua, sfidando I cecchini a sparare. Era il 31 Ottobre del 1991.

In questa intervista, Staffan parla della sua esperienza siriana, dove per 4 anni ha cercato di porre fine ai conflitti. Ma la pace in Siria non dipendeva più dai siriani. Era ormai un conflitto con troppi interessi, con 11 potenze sul terreno, pronte tutte a combattere una guerra sino all’ultimo siriano. Una tragedia di proporzioni senza precedenti. Mezzo milione di morti, ed oltre sei milioni di profughi, di cui una parte sono arrivati in Europa, creando una nevrosi ben utilizzata da alcune forze politiche. Pochi riflettono che i profughi dalla Siria, e prima dall’Iraq e dalla Libia, fuggivano da conflitti in cui abbiamo delle dirette e gravi responsabilità. Come ben diceva un cartoon del noto El Roto del Pais, “noi mandiamo bombe e loro ci mandano rifugiati”. Ma in questi anni di missione impossibile, De Mistura riuscì a stringere rapporti personali con tutti gli attori del conflitto. Ed è simbolico di una vita spesa per la pace e la cooperazione internazionale, che il suo addio al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con il suo rapporto finale sulla Siria, ha visto un omaggio senza precedenti: tutti i delegati gli hanno tributato in piedi una gran ovazione.

Ovazione anche di coloro che hanno impedito un accordo di pace, ma che riconoscevano il lavoro instancabile di De Mistura. Va ricordato che i Cinque Membri Permanenti sono responsabili della vendita dell’82% della produzione di armamenti nel mondo: ed uno di essi, in concreto la Gran Bretagna, ha cercato di convincere la Germania a proseguire nella vendita di armi all’Arabia Saudita, dopo l’inaccettabile omicidio di Kashoggi … business first, come si dice in inglese… Non importa che l’Arabia Saudita abbia disseminato nel mondo moschee con imam salafiti o whahabiti, i creatori del radicalismo religioso, la base del terrorismo islamico…

Ed è qui che la figura di De Mistura diventa emblematica: è un servitore di valori universali, dell’umanità, non di Stati o di organizzazioni. Ma non è stato un vaso di creta fra vasi di ferro. È stato capace di portare avanti una battaglia di ideali e di valori, usando la diplomazia nel senso più nobile, di incontro e condivisione. Mentre ora la diplomazia sta diventando solo uno strumento tecnico al servizio di interessi nazionali. Il multilateralismo, cioè la cooperazione come strumento di pace e di governabilità, è in fase di rigetto per nazionalisti e sovranisti, che sfruttano in una epoca di crisi la xenofobia, la paura e la cupidigia. Molti storici riconoscono nel tempo attuale quello precedente la Seconda Guerra Mondiale, che portò a quasi ottanta milioni di vittime. La Unione Europea, oggi sotto assedio dalle forze del nazionalismo e del sovranismo, ha reso impossibile una guerra fra Germania e Francia, il cui conflitto è stato alla base delle due Guerre Mondiali. Ma gli etiologi ci insegnano che l’uomo è l’unico animale che non impara dagli errori. E quando il Presidente del maggior Paese del mondo suggerisce ai suoi alleati che è tempo solo di badare ai propri interessi, configura un mondo che ritorna alla epoca delle cannoniere: cioè l’epoca in cui i rapporti internazionali si basavano sulla forza e non sul diritto. Una epoca cui pose fine, in buona misura, proprio la maggior potenza del mondo, che fermò la Francia e l’Inghilterra quando volevano, nel 1956, riappropriarsi del Canale di Suez, ritornato in mani egiziane. Tutti parlammo allora della fine dell’epoca delle cannoniere: il diritto internazionale era la base delle relazioni e non la forza. Gli Stati Uniti, che spinsero la creazione delle Nazioni Unite, volevano evitare la rinascita di conflitti, creando un organismo partecipativo, dal quale uscisse una governabilità mondiale, basata sull’idea della cooperazione e dello sviluppo. E ricordiamo che si impegnarono a contribuire al bilancio dell’Onu per il 25% dei costi, ed a dare la sede all’organismo, con una cessione del diritto nazionale, per una visione internazionale. Basta questo dato del contributo pari ad un quarto del bilancio, per misurare come oggi quegli Stati Uniti, quelli del Piano Marshall, siano scomparsi.

Oggi ci dimentichiamo che nel 1973, l’Assemblea Generale dell’ONU approvò all’unanimità una carta dei diritti e doveri delle Nazioni, basata sulla riduzione degli squilibri fra il Nord del mondo industrializzato ed il Sud sottosviluppato. E che questo sforzo andò avanti sino al summit di Cancún, nel 1981, al quale partecipavano i 25 capi di Stato più importanti (meno il blocco socialista), proprio per andare avanti in quella direzione. È per me indimenticabile lo shock che causò il recentemente insediato Ronald Reagan, che disse brutalmente: non è vero che tutti i Paesi hanno diritto a un voto. Il mio Paese supera almeno 60 Paesi per importanza, ricchezza e forza militare. Quindi questo sistema dove si adottano programmi nell’interesse generale è diventato per gli Stati Uniti una camicia di forza, perché ci assoggetta ad una gabbia che non è quella dei nostri interessi. Un summit nel quale partecipava anche la Margaret Thatcher, che diventò la sponda europea di una politica economica profondamente neoliberale, che rifiutava l’esistenza della società (ci sono solo individui), per la quale le spese sociali erano improduttive, la competizione era il solo valore possibile, legittimata dalla caduta del muro di Berlino, che rappresentava la fine di una minaccia per un mondo diverso. Nacque così il famoso TINA , There Is No Alternative, che oggi il mondo di una finanza senza controlli e senza regole sta imponendo sulla economia reale e sulla politica. Per ogni dollaro prodotto dall’uomo, nello stesso giorno ci sono 40 dollari di transazioni finanziarie. E non si può ignorare che le banche hanno pagato oltre 900 miliardi di dollari di multe dalla crisi del 2008 ad oggi.

Questa politica nata all’epoca di Reagan e Thatcher, ha dimostrato come è autodistruttore un capitalismo senza controllo e senza contenuti sociali. Oggi, gli istituti finanziari, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e lo stesso Ministero del Tesoro americano, che lanciarono allora il “Consenso di Washington”, (il manifesto del neoliberalismo, come base delle relazioni internazionali e nazionali) stanno riscoprendo la giustizia sociale e la necessità di regole per un capitalismo non distruttore. E’ troppo tardi. Stando ai dati diffusi da Oxfam, 26 individui possiedono oggi la ricchezza di 3,8 miliardi di persone. La famiglia Walmart, proprietarie della catena di magazzini, guadagna in in un minuto quanto  un suo impiegato in un anno.Nei paradisi fiscali, ospitati in gran parte dalle nazioni occidentali, sono parcheggiati 40 trilioni di dollari: quasi 8 volte il bilancio americano. Se quei 40 trilioni pagassero le tasse, queste sarebbero sufficienti a risolvere tutti i problemi di educazione e sanità del mondo.

Aumentano le spese degli armamenti ed abbiamo assistito alla eliminazione degli accordi contro la proliferazione delle armi nucleari, il INF, fra l’indifferenza generale. Il mondo si va frammentando, in società pervase dalla paura, dalla xenofobia, con il ritorno dell’antisemitismo e la assoluta incapacità di stringere accordi globali. Un mondo che si divide tra tanti muri e steccati, fra abitanti privilegiati delle città e quelli dimenticati del mondo rurale, che si sentono ignorati ed umiliati dalle élite, che votano per il Brexit, per Trump, per Orban, ecc. La rivolta dei giubbetti gialli è il simbolo di come le rivolte siano in realtà la crisi della democrazia, con il rifiuto dei partiti come strumento di di partecipazione e rappresentazione. Ma il simbolo più allarmante della crisi, è la crescente astensione giovanile, che sta eliminando lo storico ascensore generazionale, mantenendo uno status quo che rifugge da cambiamenti ed azioni.

La speranza è che dalla società civile nasca un rinnovamento basato sui valori che ci stiamo dimenticando, anche se stanno nelle costituzioni: la trasparenza contro la corruzione, la partecipazione dei cittadini contro l’indifferenza, la giustizia sociale contro i crescenti squilibri, la pace contro le spinte nazionalistiche. E si arrivi così ad un momento nel quale gli interessi ritornano ad essere gli ideali, e dove si rifletta sulla nostra storia, perché si capisca che una governabilità mondiale basata solo su interessi e non su valori comuni è una illusione che la storia ha sempre smentito.

Papa Francesco ci ha indicato la grave crisi del nostro tempo. Una Terza Guerra Mondiale, frazionata in tanti conflitti locali, la crisi della solidarietà e della giustizia sociale, il ritorno di falsi profeti e il ritorno degli Uomini della Provvidenza. Ma la testimonianza di Staffan de Mistura, una vita dedicata con successo ad un impegno ideale, ci dice che quanto il Papa chiede è possibile. E riteniamo il messaggio di fondo di Staffan: non perdete mai la capacità di indignarvi.

 

 

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