Alec Guinness nel ruolo di Obi-Wan Kenobi per la saga di Star Wars

Nel 1956 l’attore Alec Guinness si convertiva al cattolicesimo

Una conversione da Premio Oscar
di Antonello Cannarozzo

Alec Guinness è stato certamente uno degli attori inglesi più famosi nella storia del cinema, tanto che i suoi successi gli valsero l’Oscar come migliore attore nel 1958 per il film Il ponte sul fiume Kway e lo stesso anno venne insignito con il titolo di Sir dalla regina Elisabetta.

Una lunga carriera di successi che lo troverà ancora protagonista a settant’anni nella saga cinematografica di Guerre stellari.

Un personaggio importante, famoso e applaudito in tutto il mondo, ma che non ha esitato all’età di quasi cinquant’anni di rimettersi in gioco, non più come attore, ma come persona abbracciando, dopo una lunga conversione, la fede cattolica. Una scelta difficile in un ambiente come quello anglosassone dove verso i cattolici c’erano ancora molti pregiudizi e non certo lusinghieri. Ma andiamo con ordine.

Alec nasce nel 1914 nella cittadina si Midhurst, nel Sussex, da una famiglia di profonda fede anglicana che portò però il giovane a diventare agnostico e rifiutare qualsiasi religione, rimanendo però sempre un sincero anti papista fino al momento della sua conversione.

Ancora giovanissimo si innamora, è proprio il caso di dire, del teatro e della recitazione dei classici anche se viene scoraggiato in molte maniere, purtuttavia continua la sua passione presso la scuola teatrale di Roborough dove si diploma con buoni voti, ma certo lavorare in teatro non porta subito guadagni. Dovendo come tutti lavorare, si impiega presso una agenzia di pubblicità per sbarcare il lunario, ma il destino è segnato.

Lascia con una certa temerarietà il suo impiego fisso e riesce a farsi scritturare da importanti compagnie teatrali anche se inizialmente in piccoli ruoli, ma in pochi anni, dal 1934 allo scoppio della guerra, è già un affermato e promettente attore.

Nel 1938 sposa l’attrice Merul Sylvia Salaman con la quale rimarrà unito fino alla sua morte avvenuta il 5 agosto del 2000 e la moglie, come ogni storia d’amore che si rispetti, lo seguirà appena due mesi dopo. 

Intanto la famiglia cresce. Nel 1940 nasce il figlio Matthew anch’egli divenuto in seguito attore teatrale. Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, Alec Guinness si arruola in marina. Durante questo periodo, è preso da profonda commozione di vedere tanto dolore intorno e comincia a pensare seriamente di intraprendere la carriera ecclesiastica protestante per aiuta in qualche modo il prossimo. Ma il Signore aveva altri progetti per lui e ben presto abbandonò l’idea religiosa. 

In quello stesso periodo fu colpito dalla inaspettata conversione al cattolicesimo di un suo carissimo amico, l’attore Ernest Milton e di sua moglie la scrittrice Naomi Royde Smith. Alec, nonostante la sua repulsione per ogni aspetto del cattolicesimo, mantenne sempre un atteggiamento di grande amicizia con i suoi amici non evitando però, come era suo costume, qualche battuta ai neo convertiti.

I due giovani sposi lo invitarono anche ad assistere ad una Messa cattolica e Alec accettò, ma la cerimonia non lo colpì, almeno apparentemente più di tanto, ma da quel momento cominciò quasi per caso a frequentare ambienti” papisti”.

In questi incontri ebbe la possibilità di conoscere Cyril Tomkinson, un sacerdote cattolico,uomo semplice e bonario, ma pieno di carità e di vasta cultura teologica che con un lavoro paziente riuscì a smussare la sua prevenzione verso la Chiesa di Roma e, dunque, del papismo, facendogli dono di una copia della celebre Filotea scritta da San Francesco di Sales dove si ponevano le basi della dottrina cattolica tanto che riuscì nell’impresa di farlo inginocchiare davanti al Santissimo Sacramento ad indicare che li c’era la presenza viva di Gesù nel Tabernacolo.

Furono proprio questi primi insegnamenti ad indirizzare Alec Guinness verso Roma e di questo l’attore rimarrà sempre riconoscente a padre Tomkinson. Ma le vie della Provvidenza sono infinite, si dice, e per l’attore inglese i segnali che doveva cambiare vita interiore arrivarono sempre più spesso.

Suo figlio Mattew all’età di 11 anni venne colpito dalla poliomielite ed avendo bisogno di cure e di assistenza doveva di stare in un ambiente sereno per proseguire i suoi studi. Dopo molte incertezza i genitori decisero di iscriverlo a Stonyhurst, uno dei più famosi collegi cattolici del Regno e per Alec, ancora lontano dal cattolicesimo, questa scelta lo lasciava assai dubbioso, ma per amore del figlio accettò questa soluzione.

L’anno della svolta definitiva sarà il 1954 quando proprio suo figlio decise, appena quindicenne, di farsi cattolico nonostante le resistenze famigliari, i quali dovettero cedere davanti alla determinazione del ragazzo tanto che quell’anno venne battezzato con la formula sotto condizione perché ancora minorenne. Questo avvenimento del figlio lo colpi molto come anche un piccolo episodio accaduto in Borgogna quello stesso anno.  

Stava girando il film sulle avventure di Padre Brown, dalle novelle di un altro grande convertito al cattolicesimo, Gilbert Chesterton, quando un giorno, mentre era in pausa tra una ripresa e l’altra aveva ancora gli abiti di scena con la tonaca quando un bambino del posto lo scambiò per un vero prete, tanto da chiedendogli di benedirlo.

Questo fatto, apparentemente insignificante, insieme alla conversione dei suoi amici Milton e quella del figlio, colpì profondamente il nostro che una volta tornato in Inghilterra decise di affrontare seriamente il problema e cominciò a delinearsi prima nel suo cuore e poi nella mente l’idea della conversione.

Padre Henry Clarke, parroco della chiesa di St Lawrence, a Petersfield, fu il primo ad istruirlo seriamente sulle basi della Fede e in quel periodo partecipò ad un ritiro presso il Mount St Bernard, un monastero trappista delle Midlands.

Guinness fu meravigliato dalla vita austera dei monaci, vissuta nel silenzio della meditazione e nella preghiera, ma ciò che più impressionò fu lo splendore della messa mattutina celebrata all’abbazia: “Vi era un senso crescente del timor di Dio – scrive sul suo diario - come se dovesse riempire ogni angolo della chiesa e dell’intero mondo” e fu così che “trafitto dall’inaspettata bellezza” di ciò che vide che in seguito divenne un ospite fisso del monastero negli anni che seguirono.

Nel 1956, il 24 marzo, venne solennemente battezzato da padre Clarke e per lui fu un momento di grande commozione e di felicità tanto da esclamare “Come un numero infinito di convertiti prima e dopo di me, mi sento come se fossi tornato a casa”.

Uomo schivo alla pubblicità e al divismo, visse nel silenzio dell’anima questo suo cambiamento interiore anche se da molte parti dell’Inghilterra e del mondo arrivarono per lui tante congratulazioni e anche da alcune critiche. Comunque la più bella soddisfazione l’ebbe nel 1957 durante le riprese in Malesia del film ormai un vero e proprio cult, “Il ponte sul fiume Kway”, che gli valse l’Oscar come migliore attore. Bisogna ricordare che durante il percorso della sua conversione proprio per un senso di grande libertà interiore, lasciò sempre sua moglie fuori d questa sua scelta non volendola influenzare in alcun modo.

Durante le riprese, era ormai lontano da casa da alcuni mesi, ricevette una lettera appassionata della moglie la quale gli confessò che in silenzio aveva anche lei abbracciato la fede cattolica tanto che il mese precedente aveva ricevuto anche lei il battesimo. Negli anni che seguirono fino alla grave malattia che lo condusse alla morte amava recitare ogni giorno un verso del salmo 143 e anche la mattina del suo trapasso, pur tra tante sofferenze, riuscì a recitare: “Perché io possa sentire il tuo amore dalla mattina” e, come disse il figlio, fu la più bella declamazione della sua vita.

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