Scena tratta dal film Roma di Afonso Cuarón

L’Amarcord del regista messicano

Roma di Afonso Cuarón
di Lorenza Rallo

“​…l’amore è un mistero che trascende spazio, memoria e tempo”.

Alfonso Cuarón

 

È proprio attorno all’amore che ruota Roma, l’ultima opera di Alfonso Cuarón, vincitrice del Leone d’Oro per miglior film alla 75esima edizione della Mostra del cinema di Venezia. infatti, nel film più personale di Cuarón, ogni azione è conseguenza dell’amore, tanto che il sentimento universale viene celebrato in tutte le sue sfaccettature assurgendo a unico motore dell’intera vicenda.

Nel film si esalta anche la figura femminile, in una società matriarcale composta da donne che, pur appartenendo a diverse estrazioni sociali ed etnie, sono mosse dal sentimento materno e accomunate dalla condizione di abbandono. I personaggi femminili, che spiccano per la forte solidarietà che le contraddistingue, si ispirano alle donne che hanno cresciuto il regista e hanno fatto parte della sua infanzia. Per questo motivo Roma, oltre ad essere un film sull’amore e sulle donne è anche un film sul ricordo e sulla memoria, esaltate dal regista grazie alla scelta di girare in 65 mm e in bianco e nero.

Roma è una vera e propria lezione di cinema, dal punto di vista stilistico: ogni inquadratura è studiata e composta con perizia registica che fa emergere ancora una volta l’amore indiscusso di Cuarón nei confronti della settima arte.

Il regista messicano dà allo spettatore il permesso di accedere al film attraverso il suo sguardo, rendendolo partecipe dell’azione, accompagna i personaggi in ogni loro singolo gesto ed emozione. Anche quando questi si trovano soli sulla scena, si avverte sempre una “strana presenza”: è l’occhio del regista che tramite l’obiettivo non solo li osserva, ma li segue, alle volte anticipandone i movimenti, altre volte invece si limita ad investigarli attraverso la soggettiva, come osservatore silente e onnisciente. Cuarón, accresce questa condizione partecipativa con l’utilizzo frequente ma mai eccessivo del piano sequenza, che conferisce alle scene un carattere ancora più realistico, ridando all’azione la sua naturale durata temporale.

Inquadratura dopo inquadratura, l’occhio dello spettatore sembra essere cullato dai movimenti di macchina, mai bruschi né aggressivi. Ma nei momenti di apnea, quando si raggiungono livelli di emozione troppo alti, il regista spezza l’equilibro, per far riprendere fiato allo spettatore, e poi riparte seguendo il fil rouge della storia. Guardare Roma è come sfogliare un album di ricordi e in ogni sequenza, costruita con assoluta simmetria, emerge la purezza e la dolcezza melanconica del più nobile dei sentimenti.

Roma è stato distribuito in alcune sale italiane solamente nelle tre date del 5,6 e 7 dicembre, ma sarà disponibile online sulla piattaforma Netflix a partire dal 14 dicembre.

Il film è un viaggio catartico dell’anima, che come l’acqua pulisce via lo sporco. E durante la sua visione non si deve temere la ricerca spasmodica della bellezza suggerita dal regista: tutto è perfetto, ma non per questo meno empatico e meno umano.

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