Nico, 1988 (Susanna Nicchiarelli, 2017)

Susanna Nicchiarelli all’Internazionale a Ferrara

Nico, 1988. Il film
di Lorenza Rallo

Siamo al secondo giorno dell’Internazionale a Ferrara, i luoghi del festival sono in visibilio nonostante il tempo avverso. Attraversando il centro della città romagnola si scorgono file di gente in attesa di partecipare ad incontri sull’ambiente, sui migranti, sui viaggi, e molto altro ancora. Mentre fuori dalla sala Apollo 2, molta gente aspetta di entrare per la proiezione di Nico, 1988, ultimo capolavoro di Susanna Nicchiarelli.

Anche per questa occasione la sala cinematografica non perde il suo carattere magico e visionario, ed è gremita di gente, in trepidante attesa per un film, che sapevamo già non ci avrebbe deluso. Il commento della regista è stato preceduto dalla proiezione della pellicola, rigorosamente in lingua originale: uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie, ma non solo, un viaggio introspettivo nella vita di una “star”.

Il film della Nicchiarelli ha portato a casa premi importanti, basti pensare al Premio Orizzonti  per il miglior film alla 74ª Mostra del cinema di Venezia e a quelli di Migliore sceneggiatura originale, miglior truccatore, miglior acconciatore e miglior suono ricevuti al David di Donatello 2018.

L’interesse da parte della regista nei confronti di una figura particolare e controversa come quella di Nico è scattato a circa 34 anni, quando, dopo il suo primo film, Il cosmonauta, stava affrontando diverse letture sulla musica punk-rock degli anni ’70. Proprio allora si è trovata faccia a faccia con la raggelante dichiarazione di un autore che affermava come a 34 anni la carriera di Nico fosse ormai conclusa.

Un’asserzione che ha portato Nicchiarelli ad un’importante riflessione e identificazione nei confronti di questo personaggio femminile: per la regista, che aveva girato il suo primo film all’età di 33 anni, era inconcepibile pensare che una donna di quell’età non si potesse mettere ancora in gioco ed esprimere al mondo la propria creatività.

In realtà l’autore si sbagliava, la vita di Nico cominciava a quell’età, ed è proprio a quegli anni che ha consacrato la sua carriera da solista, registrando diversi album, e intraprendendo una relazione professionale e sentimentale con il regista francese Philippe Garell.

Nico,1988 non è la solita storia autobiografica,  dalla quale la regista prende subito le distanze, definendo il suo film un anti-biopic. Nicchiarelli, infatti, si propone di raccontare una storia che nessuno sa: una storia privata nella vita pubblica, così da evitare di cadere nel solito luogo comune in cui spesso scivolano i film biografici. Ad avvalorare lo stile anti-biografico della regista vi è anche la scelta dell’attrice protagonista Trine Dyrholm, che volutamente non ricorda, sia per aspetto che per voce, il personaggio di Nico. Un elemento fondamentale che crea un distacco da parte dello spettatore, non sottoposto al continuo paragone tra le due figure e così in grado di cogliere il carattere essenziale ed esistenziale della storia. 

Ciò che vuole raccontare la regista è il rifiuto del passato da parte della protagonista, che scena dopo scena cerca di allontanare la personalità di Christa dall’immagine iconica di Nico, ormai un’ombra ingombrante che la perseguita anche negli anni successivi alla parabola di Andy Wharol e dei Velvet Underground.

La storia di Nico è indissolubilmente legata al vincolo della bellezza estetica che, se per un lato poteva essere vista come una peculiarità fondamentale per il raggiungimento del successo, dall’altro ha solo rappresentato un ostacolo, forse mai superato completamente. Nicchiarelli vuole con il suo film dare una nuova identità all’artista e strapparla da quel periodo di massima bellezza estetica – definito come i suoi anni migliori – nel quale era stata relegata, restituendo allo spettatore uno spaccato dei suoi ultimi anni di vita (forse anche i più felici) durante i quali si è riscattata non solo sul piano artistico ma anche sul piano personale riscoprendo l’istinto materno.

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