Natale: solite questioni linguistiche
di Luciano Torelli

E’ Natale! E’ Natale! Per strada quasi tutti si affannano a cercare regalini modesti ma efficaci, dato che la cosiddetta crisi mette tutti quanti in ginocchio, molti dei quali in ... concediamoci di dirlo con scanzonata sdrammatizzante allegria … mutande!
Il quadro che si presenta è molto cambiato rispetto a 60 anni fa: oggi, nell’era del cosiddetto progresso sono progrediti anche gli effetti suggestivi della festività natalizia; luci colorate, animazioni impensabili, addobbi vistosi, invitanti al mitico consumo; sì, perché proprio il consumismo, sia in tempo di abbondanza che di carestia, da mezzo secolo fa ormai la parte del leone, dopo il suo primo timido capolino, promosso dal famoso nostro miracolo economico e sostenuto dalla famigerata “tredicesima”, che ai tempi d’oro non serviva per pagare bollette, tasse o addirittura ad essere messa da parte per imposte o, peggio, l’iniquo anticipo.
Oggi, si rileva che il consumismo di fine anno si basa solo sull’aspetto pagano del Natale, non quello antico Saturnale nostrano, ma quello medievale, germanico, celtico, che fa assumere a icona della festività nientemeno che l’albero addobbato e sgargiante in mille varianti. I mezzi di informazione non vogliono propinarti altro: alberi di Natale, pacchi stra-colorati, famiglie che sorridono beate, brindando ed ostentando il fatto che i figli pratichino l’astemia, così si ultra-sbronzeranno dopo i mitici 18 anni anglosassoni, inebriandosi più col senso di non costrizione che con l’alcool.
Qua e là possono arrivarci le note di qualche zampogna, diffuse sempre per racimolare qualche soldo: si potrebbe quasi immaginare qualche professionista, o dirigente o ricercatore che, travestito da pastore, cerca di arrotondare i guadagni del momento, mentre il loro timbro delle note e la figura dei finti pastori ci riportano alla mente chi … è nato!!!
Viene allora di chiedersi: “Perché si dice Natale?” Ovviamente, perché qualcuno è nato: guarda caso si tratta di Gesù Bambino! Quello stesso, che il 24 sera ci portava i regali, altro che Babbo Natale, Tomtebo o Santa Klaus!
Allora perché in tutto quel che ci propinano (pubblicità, musiche, tabelloni, sceneggiati TV), Gesù, che non può essere che il Festeggiato, è totalmente assente?
Mentre non ci infilano altro che elfi, valchirie, gnomi e via dicendo?! E qui esce fuori la superficialità confusionaria della lingua: si dice Buon Natale senza riferirsi a chi è nato: per cui, i più non sanno più cosa stanno dicendo, né perché!
Dato, poi, che si è tenuti nell’ignoranza anche storica, oltre che linguistica, non si è neppure in grado di dire a se stessi: “Beh, dato che Gesù fanno tutto il possibile per toglierlo di mezzo, allora, essendo noi neolatini, torniamo almeno ai Saturnali!”
Eh, sì, perché di Presepio se ne parla solo se si tratta di questioni non religiose, bensì turistiche, camuffate dalla parola … culturali: altra falsità di linguaggio.
Del resto lo hanno persino proibito nei luoghi pubblici.
Buon Natale a Tutti indistintamente! (quello Vero).

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