Libri: la recensione di Valerio Calzolaio

Andar per i luoghi di confino

Copertina: Andar per i luoghi di confino 

Autore:
Anna Foa

Titolo:
Andar per i luoghi di confino
Editore:
Il Mulino
Uscita: 2018

Pagine: Pag. 134
Genere: Storia
Prezzo: euro 12

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Isole italiane (e luoghi isolati). 1926-1943 (soprattutto). Il confino non è stato inventato dal regime fascista; ha una storia più lunga e non solo italiana; per quanto riguarda il nostro paese inizia con la legge Pica del 1863 sul domicilio coatto, una misura di deportazione preventiva che poteva essere proposta dalle autorità di polizia e imposta anche senza la necessità di un processo regolare e di una condanna per un reato effettivamente previsto e commesso. La distinzione (chiave nel periodo fascista) è fra sanzione politica e sanzione comune. Il confino politico è la situazione di relegamento coatto di un oppositore politico, sinonimo di messa al bando dalla società civile e di reclusione di fatto in remote località della nazione, dove vi erano poche vie di comunicazione (e fuga). Poteva colpire le intenzioni: si basava su sospetti, non su fatti. Vi finirono in maniera sistematica e capillare sia antifascisti che fascisti dissidenti, forzatamente bloccati su poca terra in mezzo al mare o in minuscoli borghi montani spopolati e poveri, così da separarli fisicamente e moralmente dal resto del mondo e dai propri cari. Si cominciò con i deputati destituiti. Aveva una durata massima di 5 anni, rinnovabili. Nel territorio italiano, per periodi diversi, tra il 1926 ed il 1943, funzionarono centinaia di colonie di confino, un numero incerto anche perché vi furono confinamenti di singoli o pochi che non sono stati trattati da memorialistica o storiografia locale. In tutto, fra il 1929 e il 1943, dopo lunghi duri percorsi in catene, i confinati politici sono stati oltre 12.000, per la maggior parte ma non solo uomini (fra le confinate vi fu Camilla Ravera, fra le mogli che seguirono i confinati Ursula Hirschmann Colorni e Natalia Ginzburg). Un punto di svolta furono le leggi razziali del 1938 (anche per zingari e omosessuali), poi l’entrata in guerra, quando il confino fu spesso affiancato o sostituito da campi di concentramento (Esercito) o di internamento (Interno), destinandovi pure ebrei stranieri, civili di altri paesi in guerra, militari prigionieri. Infine pervicacemente continuò Salò.

La storica Anna Foa (Torino, 1944), a lungo docente di Storia moderna alla Sapienza di Roma (in pensione dal 2010), figlia di Vittorio Foa (1910-2008) e Lisa Giua (1923-2005), dopo essersi occupata di storia della cultura nella prima età moderna, di storia della mentalità, di storia degli ebrei, sta dedicando interesse e pubblicazioni a momenti (anche familiari) della vita italiana del Novecento. L’agile interessante nuovo saggio si concentra particolarmente sul confinamento nelle isole, con osservazioni acute e in parte generalizzabili oltre il contesto storico carcerario del fascismo e l’identità peninsulare italiana costellata di isole. Le isole hanno svolto e svolgono specifiche funzioni rispetto alla selezione naturale e all’evoluzione della biodiversità, soprattutto per le specie che non nuotano e non volano in e da quegli ecosistemi, bisognerà prima o poi scrivere storia e geografia delle isole-carcere nel mondo (ho iniziato). Foa narra i luoghi del confino durante il fascismo e, attraverso loro, l’esordio detentivo di molte figure che hanno poi fatto la storia politica o intellettuale dell’Italia repubblicana, da Spinelli a Rossi, da Ginzburg a Colorni, da Levi a Pertini, da Pavese a Lina Merlin, da Adele Bei a Cesira Fiori, da Lussu a Bifolchi, da Gramsci ai Rosselli. Sceglie uno stile fluido e sintetico, un affresco di ambienti (a partire dal disegno di copertina, un cumulo di sassi deserti in mezzo al mare). I brevi capitoli prendono in esame antifascisti ed ebrei, donne e tipologie considerate marginali e pericolose (zingari, omosessuali, Testimoni di Geova), luoghi o episodi particolari, passaggi storici anche in connessione con il confino di stranieri delle colonie o dei paesi in conflitto. Non c’è intento accademico o biografico, non servono note meticolose e la breve bibliografia riguarda quanto hanno scritto alcuni dei più famosi (con l’efficace corredo di qualche bella foto), non la storia del fenomeno e l’intera vita di ciascuno. “Andare per i luoghi di confino” è una guida e uno spunto per l’oggi, accurato nei dati e nei giudizi, non per lo studio scientifico ma per la cittadinanza attiva. Andiamoci ora, sembra dirci, in quelle località, spesso meravigliose (se liberi) e ricordiamo meglio un pezzo turpe della nostra storia (illiberale).

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