Libri: la recensione di Valerio Calzolaio

Lo stupore della notte

Copertina: Lo stupore della notte 

Autore:
Piergiorgio Pulixi
Titolo:
Lo stupore della notte
Editore:
Rizzoli
Uscita: 2018 

Pagine: Pag. 360
Genere: Noir
Prezzo: euro 18

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Milano. Dicembre 2017. Rosa Lopez ha 46 anni e uno stato di servizio impeccabile: laureata entra da sottotenente nell’Esercito, due anni volontaria in missione nei Balcani, poi carriera in polizia, sette anni in Calabria, finché risulta prima al concorso interno per commissario, trasferendosi nel 2009 a Milano dove si dota di un arabo perfetto e ottiene varie specializzazioni, 157 arresti, 64 espulsioni, 37 onorificenze, 14 proiettili nella cassetta postale. Graziosa e arcigna, forme generose e toniche, allenamenti quotidiani, abitazione impersonale e sempre temporanea intestata a un prestanome, dorme poco, mangia vegetariano, soffre di ulcera e stress, beve impreca spara come un uomo. Ora è al Forno, capo dell’Unità speciale (circa una ventina di persone) contro il terrorismo di matrice islamica. Frequenta per sesso e distrazione (rigeneranti) un ricco affascinante medico giramondo, prima ha avuto due intensi amori, il suo vecchio capo (ucciso dalla ‘ndrangheta) e un amico collega più giovane (in coma), la chiamano “Vedova nera”. Voci affidabili segnalano che si sta preparando un grande attentato. Lei lavora anche per gli americani (un vecchio ricatto) alle spalle del Viminale; loro ne sono certi, gestiscono infiltrati e altre fonti criminali; hanno sede nei duemila metri quadrati non accatastati del Lovers (già Albergo Venere, base Ovra, prigione nazista, quartier generale alleato), mitico profondo centro fantasma di detenzione e tortura. Sono stati rubati tre fucili d’assalto AK-47, ci sono funzionali giri di droga e denaro, vari ragazzi si stanno organizzando per diventare martiri, scompaiono tre furgoni, forse esiste davvero il Maestro, nell’ombra, a gestire regia e depistaggi, qualcuno che conosce bene metodi e capi degli investigatori italiani. Moriranno in tanti, davvero tanti, e Rosa si arrabbierà di più, costretta a vederne di tutti i colori e i sapori.

L’autore e sceneggiatore Piergiorgio Pulixi (Cagliari, 1982) da dieci anni si fa avanti con acume e coraggio sulla scena letteraria europea. Dopo aver partecipato giovanissimo al Collettivo Sabot (animato da Massimo Carlotto), dopo la tumultuosa quadrilogia sul corrotto Mazzeo (nel nordest), dopo altre prove interessanti (e premiate), si cimenta ottimamente con il terrorismo: hard-boiled, spy-story, giallo, thriller nell’inquinato luccicante ecosistema milanese (dove ora vive). La narrazione in terza varia al passato segue sia Rosa sia gli altri protagonisti, soprattutto quelli attorno al Maestro, che aveva impiegato anni a costruire un piano di geometrica precisione, a dragare nel web e nei quartieri metropolitani più disagiati (incubatori di radicalismo e indottrinamento), a reclutare emarginati e piccoli delinquenti alla deriva disposti a ritrovare il “vero” Islam. Pulixi mantiene la cifra di noir adrenalinici, alternando sempre con ritmo ed efficacia differenti ambientazioni sociali e dimensioni emotive e previlegiando l’azione senza disdegnare l’introspezione. Lo stile si è via via affinato, arricchito, maturato. Segnalo che la poetessa preferita da Rosa è Alda Merini, ne visita la tomba al Monumentale. Il Cuba ha un aroma delizioso; grande cura nella scelta sia dei vini che dei liquori, il pugliese Nero di Troia (Canace, 2007) è intraprendente e determinato come lei, che predilige pure il Joe Lovano Classic Quartet (lui sassofonista). Anche se poi ai ricordi s’abbandona con Mina, Se telefonando.

 

v.c.

 

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