Libri: la recensione di Valerio Calzolaio

Lady Las Vegas

 Copertina: Lady Las Vegas

Autore:
Don Winslow
Traduzione:
Alfredo Colitto
Titolo:
Lady Las Vegas.

Le indagini di Neal Carey

Editore:

Einaudi
Uscita 2018 (orig. 1994,

“A Long Walk Up the Water Slide”)

Pagine: Pag. 334
Genere: Noir Hard-Boiled

Prezzo: euro 15,00

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Nevada e Texas. Settembre 1982. Neal Carey, indigeno di New York, in teoria dottorando su Tobias Smollett alla facoltà di Letteratura inglese della Columbia, dopo la prima avventura è stato bloccato sette mesi in quarantena nel cottage in mezzo alla brughiera dello Yorkshire, dopo la seconda tre anni confinato nel Sichuan cinese, ora dopo la terza nelle Terre Alte Solitarie quasi felice da almeno nove mesi, è restato ad Austin con la maestra cowgirl Karen Hawley, capelli neri e occhi azzurri, mantenuto con assegni fissi dagli “amici di famiglia” che lo avevano sempre messo nei guai. Ormai ha 28 anni, troppi studi in sospeso, vocazione narrativa, barba e capelli lunghi. Cambierebbe volentieri definitivamente vita. Però. Arriva il padre putativo Joe Graham, un metro e sessantadue di cattiveria e astuzia, occhi azzurri e capelli color sabbia, braccio di gomma, irlandese nel midollo; maniaco della pulizia, si diverte mentendo e rubando ma gli vuole un gran bene; propone alla coppia una cosa facile. Devono nascondere ed educare linguisticamente Polly Paget, aureola rossa e occhi verdi, seni piccoli e spalle larghe, alta e sexy, stereotipo parlante di sguaiata “sgualdrina”, che a New York ha denunciato per stupro il bel noto (moralista) bel conduttore televisivo Jack Landis. Nonostante sia simpatica a Karen, per Neal non sarà semplice trasformarla in “fidanzata” d’America (per deporre nei tribunali e sui media), soprattutto perché la cercano in tanti  e per ragioni diverse, comunque non per farle del bene, eliminarla o usarla che sia. Non è questione solo di reputazione, c’è in ballo un enorme villaggio vacanze in costruzione, appalti anticipi prestiti truffe banche ricatti crimini famiglie mafia killer. Tutti giocano almeno doppio. Neal deve rischiare, scivolando all’indietro.

Don Winslow (New York, 1953), miglior autore noir dell’ultimo quarto di secolo, californiano d’adozione, realizzò una vera e propria notevole seriale cinquina d’esordio (1991-96), in terza non fissa, soliti eccelsi dialoghi, ambientazione primi anni ottanta sulla base di quel che allora faceva lui stesso (investigatore privato, regista e manager teatrale, guida di safari fotografici anche in Cina, consulente finanziario). Questo è il quarto (1994), davvero stupendo, scoppiettante ed esilarante (ormai sicuro delle qualità letterarie), colmo di iperboli e metafore, Shakespeare e Mao, un circo indimenticabile di personaggi, caratteristi, spalle (anche quando muoiono in corso d’opera). Visto che ogni storia inizia dai personaggi Neal Carey è un ottimo primogenito, forse (se riuscirà a salvarsi) potrebbe decidere una paternità responsabile (pure letteraria). L’eliminatore perfezionista qui ha Overtime come leggendario soprannome (un tempo dato ai pugili); uccide con orgoglio nell’ombra, rapido e pulito, senza discriminazioni di sesso o etnia; opera per priorità, niente facilitazioni per gruppi, niente sconti; dopo l’uxoricidio non ha compagne ma un ricco conto alle isole Cayman. La scena si sposta presto dalle montagne del Nevada al Texas, gli alberghi casinò con convegni porno di Las Vegas (da cui il titolo italiano) e il parco giochi con acquascivolo di Candyland a Sant’Antonio (da cui il titolo americano). Si beve birra ovviamente, ma anche molto vino, sia bianco che rosso (senza specificazioni). L’opera lirica italiana fa sempre bella figura; tuttavia, al cimitero Joe accende il mangiacassette con brani jazz di Blossom Drearie.

v.c.

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