Castello Rovine Templari Castilla, Mónica Manchon (monicamanchon), CC0 Creative Commons Libera per usi commerciali

Falsità e bugie letterarie hanno diffamato l'Ordine

 

Le nuove scoperte sui Templari
di Riccardo Liberati

Il 13 Ottobre 1307, un venerdì, su ordine di Filippo il bello, i cavalieri templari furono arrestati in tutta la Francia. Più di cinquecento appartenenti all’Ordine del Tempio furono catturati, incarcerati e costretti tramite duri interrogatori a confessare le peggiori nefandezze e turpitudini. Furono costretti a confessare rituali nei quali i novizi dovevano sputare sulla croce, pratiche di sodomia, riti eretici e atteggiamenti tipici dell’idolatria. 
Il 18 Marzo 1314, sette anni dopo l’arresto, alla fine di un processo farsa, il gran maestro Jacques de Molay ed il nobile Goffredo di Charney furono giustiziati su un isolotto della Senna. Su questo procedimento giuridico che è stato considerato il primo processo ‘staliniano’ della storia, si sono versati fiumi di inchiostro. Umberto Eco sosteneva che oltre il 90% se non addirittura il 99% degli scritti sui templari altro non è che ciarpame. La storia è da un certo punto di vista una scienza e come nelle scienze della natura, le ipotesi restano tali fino a quando non venga prodotta la prova. 

Nella storia, la prova è di tipo documentale. Senza un documento di incontestabile autenticità, nessuna teoria può assurgere al rango di fatto storicamente provato. Quindi, romanzetti alla Dan Brown, per quanto avvincenti e di scorrevole lettura, non si basano su nulla di storicamente documentabile e quindi non hanno alcun valore storico. Non possiamo affermare con certezza che i cavalieri del Tempio fossero a conoscenza di chissà quali segreti e conoscenze acquisiti in Terra Santa. Di più; il fatto che avessero rapporti con il mondo del Medio Oriente e dell’Islam, non deve indurre a credere che furono eretici o peggio ancora idolatri e che, come è stato sostenuto, adorassero idoli pagani. Di sicuro crebbero in potenza ed in ricchezza e questo causò loro parecchi nemici. Il più determinato a sconfiggerli e ad appropriarsi delle loro ricchezze fu Filippo il bello, re di Francia. 
Avendo posto sul trono di Pietro un suo uomo, Clemente V, Papa debole ed ammalato, lo usò per fare quello che aveva in mente: distruggere l’ordine che considerava troppo potente e ricco e con il quale era per altro indebitato. 
Per secoli si è pensato che la Chiesa avesse avuto un ruolo di primo piano nella distruzione dei templari, ma recentemente una ricerca condotta da una storica italiana, Barbara Frale, ha rimesso ordine nella ‘vexata questio’ e cioè se la Chiesa di Roma contribuì, non contribuì ed eventualmente quanto ci mise del suo nello sterminio dei cavalieri dalla croce rossa. 
A differenza della dozzinale letteratura sull’argomento, proveniente soprattutto dal mondo anglosassone in generale e statunitense in particolare, i libri della Frale prendono spunto da documentatissima ricerca storiografica proseguita per circa due decenni. La tesi esposta dalla professionista è semplice: Clemente V fu semplicemente raggirato dal furbo Filippo e quando si accorse del raggiro non esitò a scagionare i templari. Utilizzando le tecniche della moderna diplomatica, la Frale ha ritrovato la documentazione che assolve pienamente la Chiesa. 
I templari furono assolti a Chinon per ordine del Papa e reintegrati pienamente all’interno di quella Chiesa che non solo non avevano mai tradito, ma della quale erano stati accaniti difensori in Terra Santa. Che i cavalieri del Tempio avessero commesso degli errori è fuor di dubbio e che alcune discutibili azioni in Palestina abbiano contribuito a far perdere Gerusalemme alla cristianità è probabilmente vero, ma la loro estinzione fu voluta e ottenuta dal feroce e avido re francese per interessi del tutto personali. Punti oscuri sull’intera vicenda della loro fine ne rimangono, ma quello che la Frale vuole dimostrare, e ci riesce con prove incontrovertibili, è che, a dispetto di quanti avrebbero voluto vedere nel Papa di Roma un alleato di re Filippo, le cose andarono ben diversamente. Quando Filippo si accorse che Papa Clemente era tornato sui suoi passi, iniziò a ricattarlo riaprendo la questione dell’Illegittimità di Bonifacio VIII. Papa Clemente intimorito non osò opporsi alle decisioni del re, ma il massimo che si possa dire di lui è che fu un debole. 
La Chiesa di Roma di quel tempo non aveva nessuna voglia di eliminare l’ordine. 
Oggi in qualsiasi libreria è possibile trovare interi scaffali pieni di libri sui templari. Romanzi, film, paccottiglia letteraria e hollywoodiana di ogni genere spesso scritta e propinata al pubblico con il chiaro intento di diffamare la Chiesa Cattolica romana, raccontano storie di tutti i generi senza preoccuparsi di documentarle. La ricerca della Frale consente di riesaminare tutta la faccenda in un’altra chiave: quella della storiografia e della diplomatica professionale, ben lontana da meri interessi commerciali e denigratori. 

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