Spartito Mozart (foto di frosoanders – Pixabay)

Scomparso il cadavere sepolto in una fossa comune dopo un funerale segreto

I tanti misteri della morte di Mozart
di Antonello Cannarozzo

Ci sono artisti senza tempo che per la loro grandezza innovativa sono sempre attuali. Per loro il tempo e le mode non hanno alcun valore, conseguono sempre l’ammirazione per il loro genio tra le generazioni che si susseguono e, certamente, Wolfgang Amadeus Mozart è tra questi.

Una vita breve e frenetica la sua, nato a Salisburgo il 27 gennaio del 1756 e morto a Vienna il 5 dicembre 1791, suo padre Leopoldo lo definiva, “Il miracolo che Dio ha fatto nascere” se è vero che ad appena 3 anni suonava già il clavicembalo e a 5 componeva musiche come “Andante e allegro” oppure “Minuetto” e da allora, per altri 30 anni della sua vita, compose, come dissero i suoi estimatori, di tutto e sempre in maniera grandiosa.

Apprezzato da re e imperatori, da papi e da nobili, ma anche da semplici borghesi, Mozart possiamo definirla una vera star ante litteram in vita e un mito irraggiungibile dopo la sua morte.

E proprio la sua morte, come la sua vita è ancora oggi piena di misteri.

Ad esempio, si parlò, senza alcun fondamento, dell’invidia nei suoi confronti da parte di un grande musicista italiano dell’epoca anch’egli a Vienna, Antonio Salieri, il quale, secondo una leggenda consolidata da libri e da film, era talmente cieco di rabbia verso il giovane talento che lo avrebbe avvelenato per togliere il rivale più temibile alla corte austriaca.

Nulla di vero, ma il povero Salieri portò tutta la vita, ed anche oltre, questa infamia.

Delle cause vere che condussero alla morte di Mozart, escludendo il Salieri, si ebbero negli anni almeno 150 diagnosi di medici patologi che, affascinati dal caso, vollero studiarne le cause che gli furono fatali, ma, tutte, ovviamente, sono rimaste solo ipotesi: dalla malattia ai reni alle affezioni reumatiche, dalle crisi polmonari ad una infinità di infezioni fino ad arrivare all’uso esagerato che faceva di pillole di mercurio per curare la sifilide, amante com’era delle belle donne.

Abbiamo detto ipotesi di morte perché in realtà non si sa nulla sulla fine che ha fatto il suo cadavere per poter investigare in maniera certa, conosciamo solo dai documenti ufficiali che spirò nella sua casa viennese cinque minuti prima dell’una di notte del 5 dicembre del 1791 e da quel momento tutto entra nel vago. 

Sappiamo anche che poche ore dopo il cadavere era già esposto alle prime luci dell’alba presso la cattedrale di Santo Stefano, poi, solo nel tardo pomeriggio, fu celebrato un veloce funerale di terza classe per pochi scellini, lui che aveva guadagnato per l’epoca milioni degli attuali euro, e tutto senza che nessuno della famiglia fosse presente alle esequie ed alla tumulazione con la totale assenza anche dei personaggi più in vista di Vienna per un genio acclamato fino a pochi giorni prima.  

Si disse, a miserevole giustificazione, che quel giorno sulla città diluviava, mentre le carte meteo del tempo scrivono che c’era un cielo terso, altro che pioggia.

Sulla sua tumulazione avvenuta nel totale silenzio ed in segreto si è detto che fu a causa delle disposizioni comunali dove un carro funebre doveva attraversare la città solo di sera per non affliggere i passanti.

Sarà pure vero, ma allora perché mettere il cadavere in una fossa comune come uno sconosciuto insieme ad altri cinque o sei morti, secondo alcuni testimoni?

Perché non fu messa neanche una indicazione per indicarne il luogo di sepoltura?

Perché Mozart, acclamato in vita come pochi, non aveva neanche una tomba?

Un mistero di cui non si saprà mai la verità tanto che a Vienna ci sono due monumenti funerari che affermano il luogo del seppellimento del compositore, uno presso il Cimitero di St. Marco e un altro presso il Cimitero centrale.

E poi perché la moglie Costanza solo molti giorni dopo cercò di rintracciare la sepoltura del marito, cosa la fece desistere dal recarsi subito alla sua tumulazione?

 La ricerca, ovviamente, non dette alcun risultato, il cadavere di Mozart era letteralmente scomparso e di esso non si saprà mai più nulla.

Costanza, disse chi la conobbe, era una donna che ebbe accanto un gigante della storia artistica mondiale, ma non lo comprese mai, solo dopo la sua morte capì chi aveva avuto vicino grazie alle due ricche pensioni che le riconobbero sia Vienna che Praga, dove il compositore aveva lavorato per anni e dai lauti guadagni ottenuti dai numerosi concerti che organizzò in tutta Europa sempre con grande successo facendo arricchire molto anche i propri famigliari,

Una cosa veramente originale, a quei tempi quando un compositore anche famoso moriva con lui morivano anche le sue composizioni le quali difficilmente venivano eseguite in pubblico, ma Costanza riuscì a capovolgere questa usanza tanto da vivere ricchissima fino alla morte avvenuta cinquant’anni dopo il marito, nel 1842, con una stima finanziaria che oggi potremmo affermare a dir poco milionaria.

Questa donna non fu mai particolarmente amata né dai suoi contemporanei che videro in lei una sorta di approfittatrice e né tanto meno dai numerosi studiosi del marito che si trovarono tra le mani una serie di notizie, da lei affermate, poco credibili spesso l’una contraddiceva l’altra, tutto, però, a beneficio degli editori che stampavano con successo storie del grande compositore e della scaltra Costanza che ne percepiva i diritti.

In appendice un discorso a parte merita la storia tutta da provare del cranio, o presunto tale, del povero Mozart.

Un certo Joseph Rothmayer, per alcuni sacrestano del cimitero dove era stato seppellito per altri un semplice becchino, aveva segnato di nascosto la povera bara del compositore per poi rintracciarla in seguito e guadagnarci certamente qualcosa.

Dal cadavere, sempre secondo questa storia, prese solo il cranio che in seguito passò per varie mani attraverso gli anni fino alla sua donazione, nel 1879, al Mozarteum di Salisburgo.

Per esser comunque sicuri della sua autenticità pochi anni fa l’Università di Innsbruck e il laboratorio di Rockville, nel Maryland, hanno voluto sottoporre questo reperto ad un attento esame del Dna.

Il progetto prevedeva di prendere una parte del cranio e confrontarlo con quello dei famigliari di cui si conosceva l’esatta sepoltura come per il padre Leopold e per linea materna sua nipote Jeanette Berchthold e sua nonna Euphrosina Pertl.  

Nulla di più facile e di sicuro solo che il risultato fu a dir poco sbalorditivo.

Non solo nessuno di loro era imparentato neanche lontanamente con quel cranio, ma neanche tra loro si scoprì erano minimamente consanguinei.

Un mistero, la vita di Mozart che sembra non finire mai, neanche dopo morto.

Stampa

Italian Media s.r.l. - via del Babuino 107, Roma, c.a.p. 00187, p.IVA 09099241003, edita il settimanale Italiani con registrazione al Tribunale di Roma n. 158/2013 del 25.06.2013 - email: info@italianmedia.eu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.
Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza d'uso e usa cookie di terze parti. Proseguendo nella navigazione si presta implicitamente il consenso all’utilizzo di questi strumenti. Si rimanda alla nostra privacy policy per maggiori informazioni e per la possibilità di negare il consenso.