_DSC9906 SENTO LA TERRA GIRARE Teresa Mannino ©Laila Pozzo

L’ironia riflessiva di Teresa Mannino

Sento la Terra Girare
di Giacomo Sorrentino

Dopo il successo teatrale di “Terrybilmente divagante” e il recente “Sono nata il ventitré” del 2015, il 17 aprile l’attrice e comica Teresa Mannino è tornata in scena al Teatro Ambra Jovinelli con la prima di Roma dello spettacolo “Sento la Terra Girare”, in programmazione dal 17 al 29 aprile. Una rappresentazione umoristica e sferzante sull’uomo contemporaneo, che illumina e rabbuia vizi e virtù odierni. Il tour, nei teatri italiani dal 26 gennaio, ha riscosso un grande successo. 
Chi conosce la palermitana tutto pepe sa che non è una semplice intrattenitrice. L’istrionica siciliana è in grado di coinvolgere il pubblico con il savoir faire del suo intercalare e la gestualità di un mattatore. Ogni pausa e ogni battuta seguono un ritmo che non lascia mai il pubblico privo di una risata o un sorriso. E queste doti sono state pienamente riconfermate da “Sento la Terra Girare”, che ha visto la partecipazione attiva di un folto pubblico ridanciano.
In “Sento la Terra Girare” la satira diventa riflessione e un attimo dopo l’ironia ridona colore ai toni sbiaditi e amari che la Mannino sfiora. Con grazia, ma anche intelligenza.
Le tematiche ambientali sono il filo conduttore di questo nuovo spettacolo, scritto insieme a Giovanna Donini: dall’isola di plastica, la Great Pacific Garbage Patch da 800mila tonnellate che si trova nell’Oceano Pacifico, alla critica alla società consumistica, che ci vede tristemente protagonisti. La Mannino porta sul palco un messaggio tanto allusivo quanto chiaro e tondo: siamo noi i complici del repentino dissolversi dell’ecosistema, e pur facendoci grandi risate, dovremmo cambiare stile di vita. 

Sento la terra girare, Laila Pozzo
Se i riferimenti campanilisti non mancano, stavolta l’artista si discosta dalle sue prove precedenti, sperimentando uno spettacolo tematico che riesce a rendere fruibile per un’ora e mezza di fila, senza pause. Con risate fragorose e occhi in lacrime dalle risa, il pubblico viene coinvolto dalla Mannino come se fosse di famiglia. Il dialogo con gli spettatori, che contraddistingue la sua comicità, risulta vincente. La verve della sicula si vede proprio in questo. Nessun copione da rispettare oltre al canovaccio, battute a ruota libera e prese in giro. Come alla prima di Roma, in cui piuttosto emblematicamente la suoneria di un telefonino ha interrotto la lettura della poesia di Wislawa SzymborskaDisattenzione”, che apriva il monologo della Mannino, portando il pubblico a chiedere a gran voce alla comica di ripetere la poesia da capo.
Imprevisti a parte le risate durante lo spettacolo sono state tante. Le battute sul consumismo sfrenato nell’acquisto di accessori per animali domestici (che ci fa scordare dell’estinzione di quelli selvatici), si sono affiancate a quelle sui milanesi che vanno a cena fuori e fanno la doccia in palestra senza mettere piede in casa. Se i tedeschi non sono più tedeschi e  i cani non fanno più i cani, a che punto arriveremo?
La comica non può dare risposta dell’evoluzione che il mondo sta osservando, ma solleva con piglio e leggerezza il masso aguzzo con cui siamo tenuti a fare i conti, donandoci un’ora e mezza di risate a crepapelle e spunti di riflessione.

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