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Direttore d’orchestra dell’inclusione

José Antonio Abreu
di Giacomo Sorrentino

La scomparsa di un uomo induce automaticamente alla riflessione e al raccoglimento; si scandagliano i ricordi ed emergono le virtù e i valori umani trasmessi in vita. Il musicista venezuelano José Antonio Abreu, venuto a mancare lo scorso 24 marzo, si è fatto portatore di un valore fondamentale, quello del diritto all’educazione, che ha promosso con dedizione durante la sua intera esistenza. L’artista, anche ex ministro della Cultura del suo paese, nel 1975 fondò El Sistema, un progetto didattico di integrazione sociale che attraverso lo studio della musica ha aiutato tantissimi bambini venezuelani a scongiurare i pericoli dell’esclusione sociale, allontanandoli dall’illegalità.
L’integrazione della marginalità è stato il primo motore di quella che è diventata con il tempo una realtà di educazione musicale inestimabile: El Sistema Nacional de Orquestras y Coros Juveniles e Infantiles de Venezuela. Attraverso un sistema educativo integrato el sistema ha formato celebri musicisti e direttori d’orchestra tra i quali Gustavo Dudamel, direttore musicale della Los Angeles Orchestra, Diego Matheuz, Dietrich Paredes e Cristian Vàsquez. Il maggior successo del sistema è stato sicuramente l’Orquesta Sinfónica Simón Bolívar, tra le più importanti orchestre del Venezuela.
L’idea di Abreu era che il potere della musica d’insieme potesse aiutare il mondo dell’infanzia dei ceti svantaggiati a sviluppare una coesione sociale sufficiente a eludere il rischio di esclusione. Nacque così el sistema, progetto governativo con una rete di orchestre sinfoniche e cori giovanili gratuita e aperta a tutti. Dopo il successo ottenuto in Venezuela il sistema formativo venne esportato in oltre 50 paesi.
Attualmente sono più di 500.000 i bambini e ragazzi che fanno parte del progetto venezuelano, da cui è nata anche la Teresa Carreño Youth Orchestra, che accoglie i migliori talenti della scuola superiore di musica el sistema.
In Italia invece è stato il Maestro Claudio Abbado a voler replicare il successo della didattica di Abreu, dando vita nel dicembre del 2010 al Sistema Orchestre e Cori Giovanili e Infantili. Il progetto, sostenuto a livello nazionale da un Comitato Onlus fondato dalla Scuola di Musica di Fiesole e da Federculture, coinvolge 16 regioni con la partecipazione di oltre 10.000 giovani musicisti.
L’obiettivo del ‘Sistema’ italiano è quello di raggiungere, soprattutto nei centri urbani, i ragazzi che vivono situazioni di disagio economico, sociale e familiare. In alcuni dei 70 nuclei esistenti, veri e propri centri didattici di educazione musicale, sono stati attivati progetti didattici a favore dei bambini con disabilità, favorendo l’inclusione dei non udenti con la partecipazione ai cori delle mani bianche. Grazie ad un canto che si avvale dell’ausilio dei guanti viene agevolata l’espressione di tutti i membri, permettendo ai non udenti di cantare attraverso una coreografia gestuale basata sulla LIS, la lingua dei segni italiana.
Come abbiamo visto, la quantità di bambini e ragazzi che si affacciano al mondo della musica supportati dal progetto didattico del sistema è vastissima, e l’ambizione educativa è davvero stimabile. La promozione culturale alla base dell’educazione musicale dei ragazzi è molto importante in un Paese povero come il Venezuela. Tuttavia, sebbene nel nostro Paese il gap socio-economico tra ceti sociali non sia così sbilanciato come in Sud America, le realtà marginali hanno lo stesso diritto di ottenere il proprio riscatto sociale. Le melodie dei ragazzi oggi ancora non trovano spazio nell’ambito dell’educazione formale scolastica. L’insegnamento della musica infatti è affidato ai Conservatori e alle scuole di musica private, con una scarsa attenzione alla didattica musicale per quanto riguarda le scuole primarie e secondarie di primo grado, che di fatto si limitano a fornire conoscenze di base.
Ma la musica è coesistenza di vibrazioni e ognuno di noi deve avere il diritto di suonare il proprio strumento. Per Abreu “l’orchestra è una società che pratica l’interdipendenza, è un’impresa collettiva in cui tutti sono d’accordo nella voglia di affrontare brani sempre più difficili, e questo forma la personalità di ogni ragazzo: previene  la droga, previene la violenza, ed è uno strumento insuperabile di sviluppo sociale. La musica opera questo miracolo: costruttivo, seduttivo, creatore, nel bambino e nell’adolescente”.
La magia della musica consiste nello svincolare le relazioni dal conflitto, rendendole armoniose. La musica forgia e sedimenta un corretto equilibrio tra l’io e il tu, tra lo spazio e il ruolo sociale. Ed è un concetto che dobbiamo assolutamente accogliere dall’eredità dell’esperienza di José Antonio Abreu per poter migliorare il nostro sistema educativo e promuovere le offerte già esistenti sul territorio.

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