Libri: la recensione di Valerio Calzolaio

Le spose sepolte

 Copertina: Le spose sepolte

Autore:
Marilù Oliva  
Titolo:
Le Spose sepolte
Editore:
HarperCollins
Uscita 2018

Pagine: Pag. 380
Genere: Giallo
Prezzo: euro 14,45

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Monterocca, Appennino bolognese. Aprile scorso. All’ultimo censimento il paesino aveva 7.098 abitanti, solo 2.321 maschi. Da oltre quindici anni vi era iniziato, infatti, un esperimento democratico: dimostrare che il buon governo è realizzato meglio dalle donne. Così, il consiglio comunale e la giunta sono a larga prevalenza femminile; i principali incarichi pubblici vengono affidati a donne; si vota spesso su singole questioni tramite forum pubblici, a esempio a chi intitolare le strade, e finora la scelta cade sempre su donne da commemorare; l’economia risulta quasi autosufficiente con forte indirizzo ecologico; ricevono molte richieste di trasferimento e autogestiscono un regolamento per cui chi affitta o compra deve non avere sentenze penali né essere troppo facoltoso, includendo due profughi ogni tanto. Il nome Monterocca deriva da un antico bastione trecentesco arroccato su un pendio, presto fagocitato dal bel bosco. Le case sono tutte all’interno delle mura, con un solo punto di accesso, custodito, e il divieto di circolazione per ogni veicolo a motore (si va coi tre pulmini comunali, oppure a piedi, in bici, coi pattini). L’agglomerato urbano è un ovale lungo circa tre chilometri, tagliato in due parti (non proprio uguali) da un viale: comincia dalla porta trecentesca di accesso, a destra le abitazioni in bioedilizia dipinte con fantasia, e poi i calanchi, a sinistra altre abitazioni con orti, gli edifici pubblici, e poi le colline; finisce sulle sponde di un lago artificiale (due architette norvegesi), inaccessibile altrimenti. Anche i tre poliziotti in arrivo da Bologna devono lasciare la volante nel largo parcheggio all’aperto, stanno indagando sull’omicidio Cionti, drogato (prima di essere ucciso) con un siero della verità prodotto in via sperimentale proprio a Monterocca. Si susseguono altre morti, sempre uomini la cui moglie era scomparsa anni prima; c’è un serial killer che vendica donne probabilmente uccise. E infatti qualcuno ora avvisa la polizia su dove si trovano i resti.

L’insegnante di lettere Marilù Oliva (Bologna) ha raggiunto ormai la soglia dei dieci romanzi (dal 2009), oltre a tutta una serie di altre pubblicazioni. Il titolo del nuovo bel turbinante giallo richiama la sostanza della triste storia: spose uccise da sposi senza che siano stati scoperti e che siano state degnamente sepolte. L’ambientazione nella sperimentale Città delle donne non vuole essere né fiabesca né apologetica, prendiamola come un luogo (purtroppo) inventato per un’indagine su crimini di femminicidio ispirati a tanti fatti di cronaca. La narrazione è in terza varia, un quarto dei circa sessanta brevi capitoli narra in corsivo un’altra storia mesta: una piccola racconta in prima persona l’antico assassinio della propria madre, quando aveva 5 anni, da parte del padre e della bella bambinaia complice. La protagonista è l’ispettore capo Micol Medici, trentenne snella per un metro e sessantatre, tanta memoria e ragionamenti matematici, un fidanzamento in via di esaurimento, lunghi capelli ricci o occhioni color ambra, un vistoso sfregio cicatrizzato nella parte inferiore della guancia; con lei un superiore, il commissario Elio, alto biondo cinquantenne, e lo zelante coetaneo sovrintendente Antonio. Incontrano necessariamente tanti interessanti monterocchesi, l’attempata malata sindaca esclude possa esserci il colpevole, anche lei fa il suo mestiere politico e istituzionale. Nella contrada è comunque presto evidente che ogni abitante che incontrano nasconde qualcosa, anche il paese è oggetto di continue progressive scoperte. Molto confermerà che non sono tanto le singole donne migliori dei singoli uomini (animi feroci e dinamiche crudeli prescindono dai generi), quanto e bensì un sistema maschilista sempre e comunque peggiore di tutto. Difficile smentirlo. S’imparano metodi officinali di morte a pag. 272. E si discute con garbo di cosa sia “naturale”, di pro e contro rispetto alla vivisezione. Altoparlanti trasmettono buona e solida musica, spesso ben attempata. Incombe il pignoletto.

v.c.

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