Libri: la recensione di Valerio Calzolaio

Mai dimenticare
Copertina: Mai dimenticare di Michel Bussi Edizioni e/o

Autore:
Michel Bussi
Titolo:
Mai dimenticare
Editore:
Edizioni e/o
Uscita: 2017
Pagine: 461
Genere: Noir
Prezzo: € 16,50

Yport. 12 luglio 2014. Frana un pezzo di falesia, evento non raro sulla costa normanna di fronte al Canale della Manica. Tra i blocchi caduti sulla spiaggia la gendarmeria rinviene ossa di tre scheletri umani con un diverso grado di decomposizione (morti in date diverse). Per capirci qualcosa viene chiamata in causa l’Unità nazionale per l’identificazione delle vittime di catastrofi. La scena si sposta a quasi cinque mesi prima. Jamal Salaoui si stava allenando a Yport, gli era stata regalata una settimana di soggiorno come premio di un sondaggio telefonico. Correva sulla falesia più alta d’Europa quando vide una sciarpa rossa di cachemire attaccata alla recinzione di un campo, poi una bellissima ragazza discinta sull’orlo dello strapiombo, parlarono un attimo, provò a farla allontanare, le tirò la sciarpa, lei sembrò prenderla ma poi si gettò nel dirupo. Jamal è un giovane magrebino bruno, muscoloso e senza una gamba, tibia e piede di carbonio, cresciuto a La Courneuve nella regione parigina, dal 2008 assunto da categorie protette come operaio per manutenzioni varie in un istituto terapeutico, ormai sportivo di alto livello (paraolimpico) intenzionato a partecipare all’Ultra-Trail del Monte Bianco, la più dura campestre del mondo. L’apparente suicidio lo sconvolse, non poteva certo sporgersi sul ciglio, corse sotto, ritrovò il corpo sui sassi, stranamente aveva la sciarpa intorno al collo, due persone avevano visto solo la giovane cadere, arrivò la polizia, nessuno spiegava la concatenazione letale degli eventi e pian piano ci andò di mezzo lui. Fra l’altro nel 2004, a poca distanza di mesi, vi erano stati due episodi analoghi con belle ragazze poco meno e poco più che ventenni aggredite dopo un bagno, violentate e strangolate. Le morti non finiscono.
Il professore di geografia all’università di Rouen (Normandia) e direttore di ricerca al Cnrs francese Michel Bussi (Louviers, 1965) continua a scrivere ottimi gialli senza protagonisti seriali in ecosistemi sempre molto biodiversi e originali. Qui quasi a casa sua. Il titolo si riferisce al nome dell’associazione promossa da familiari e amici delle prime due vittime per l’indimenticabile dolore subito, mai rassegnati all’inconcludenza delle tante indagini fatte. La narrazione ovviamente ha più piani temporali: la terza varia su alcuni protagonisti e la prima persona del diario scritto da Jamal, frastornato dalle donne incontrate, la ragazza che si era lanciata nel vuoto e Mona Salinas che incrociò in gendarmeria, capelli rossi, occhi neri, nasino all’insù, subito conquistata. E sorpreso dal contenuto delle buste riservate che qualcuno gli faceva trovare ovunque, per narrargli tutt’altra storia e destabilizzarlo di continuo, sia sul passato che sul presente. L’ingranaggio è molto complicato, perfettamente oleato. Ognuno dei 45 capitoli inizia con una frase inserita nel precedente. Come sempre il contesto è narrato con poesia e scienza: lo stesso senso di eternità del paesaggio risulta un’illusione, la falesia attaccata da tutte le parti (acqua, ghiaccio, pioggia, mare) resiste, si piega, cede e muore sotto gli occhi di milioni di turisti che non percepiscono quei cambiamenti sotterranei. Che bello: esistono ancora fan di progressive rock (Pink Floyd, Yes, Genesis) trent’anni dopo gli anni settanta. Per cene amorose si gustano costose coppe di champagne Piper-Heidsieck 2005 o chardonnay di Borgogna, Vougeot 2009 premier cru, altrimenti Calvados e Bergerac.

v.c.

Verità giudiziaria
it.wikipedia.org/wiki/Yport

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