Martin Lutero (Foto di Andibreit)

Il 31 ottobre di 500 anni fa un giorno doloroso per la Chiesa di Cristo

La “tragica” riforma di Lutero
di Antonello Cannarozzo

"Chi non è con me è contro di me." (Matteo 12,30) – "Chi non è contro di noi è per noi" (Marco 9,40)
Prendo spunto dall’articolo pubblicato la scorsa settimana su Italiani.net dallo storico Mario Setta in merito al quinto centenario della Riforma protestante voluta ed attuata da Martin Lutero e dalla tragedia religiosa e politica che questo ha comportato in Europa.
L’argomento, come si comprenderà, è assai vasto e complesso, pertanto mi limiterò a segnalare i passi dell’articolo che mi hanno colpito in una stesura per argomenti e non discorsiva, altrimenti ci vorrebbero pagine intere.
La nascita della Riforma viene solitamente indicata con il disorientamento dei fedeli del XVI secolo, specialmente tra i popoli dell’Europa del nord, verso la famosa vendita delle indulgenze attuata dalla Chiesa del tempo.
Uno sconcerto che ben presto divenne una contestazione a tutto campo soprattutto teologico che, secondo l’autore, in realtà una ideologia, come pone tra parentesi, e, dunque, più umana che non divina. Un concetto che apre a nostro avviso il problema se il cristianesimo sia fondato sulla “rivelazione” delle Scritture o su una libera associazione di idee.
Fatta questa premessa, lo storico si scandalizza quando scrive: “Sarà il Concilio di Trento a riaffermare le posizioni dogmatiche del cattolicesimo con una violenza verbale da spavento (…anathema sit) e con conseguenze fisiche da condanna a morte”.
Quando fu indetto nel 1545 quel Concilio, l’Europa era già attraversata dalla violenza dei neo-protestanti e dal sangue dei martiri cattolici che non cedevano alla nuova visione del cristianesimo e alla meschinità di molti prìncipi che, pur di impadronirsi del patrimonio ecclesiale, non esitarono a “convertirsi” alla riforma luterana. Altro che lucrare sulle indulgenze!
Ora se la Chiesa, davanti alla drammaticità di questi fatti e alle tesi esposte che condannavano le anime dei fedeli all’eresia, doveva tacere o, come si farebbe oggi, doveva aprirsi al dialogo, cosa auspicabile certamente quando si deve parlare di cose umane, ma se è in gioco la spiritualità è obbligo per ogni cattolico difenderla. 
Un esempio per tutti è San Francesco di Assisi. Il santo della pace e della bontà per antonomasia, non per nulla è il nome scelto dall’attuale papa, in realtà fautore delle Crociate, non esitò a difendere con fermezza, davanti al Sultano di Tunisi, la dottrina cattolica indicando con coraggio tutti gli errori dell’Islam.
Il “fraticello” si salvò dalla morte sicura perché il sultano, pur non accettando le sue tesi rimase colpito dal suo coraggio e dalla sua fede e per questo lo fece ripartire liberamente dalle coste africane.
Fatto questo inciso, l’articolo prosegue sul valore dell’ecumenismo e l’importanza della partecipazione delle chiese cristiane. Un assurdo perché la Chiesa, almeno per chi crede profondamente nella sua realtà divina, è una sola la cui sede visibile è a Roma per tradizione apostolica.
Le altre realtà religiose, pur credendo in Cristo, sono semplicemente delle sette eretiche, almeno per quasi duemila anni, fino a quando nel 1965 si conclusero il lavori del Concilio Vaticano II e la Chiesa abdicò di fatto la sua supremazia cancellando la frase che: “Fuori della Chiesa (cattolica) non c’è salvezza”
Il fondamento che sta alla base della Chiesa è la confessione di fede di Pietro e degli altri discepoli ed apostoli. In Matteo 16,18 leggiamo Pietro che aveva dichiarato la sua fede in Lui: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente", dice: "E anch'io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell'Ades non la potranno vincere". 
Non parla di varie, ma di una sola Chiesa, del Buon Pastore e non di tanti pastori.  
Purtroppo, con profondo disorientamento, abbiamo visto il papa cattolico, un aggettivo che va sempre ricordato, commemorare proprio a Lund il centenario della Riforma, una città simbolo, è bene ricordare, che vide la resistenza cattolica che li vide martiri insieme a tutte le chiese distrutte.
Una strenua opposizione per difendere quella dottrina che proprio il papa oggi dovrebbe difendere e ribadire.
Bergoglio ha affermato, invece: “Abbiamo la possibilità di riparare ad un momento cruciale della nostra storia, superando controversie e malintesi che spesso ci hanno impedito di comprenderci gli uni e gli altri” ed ancora: "Lutero ha messo la Parola di Dio nelle mani del popolo"
Dunque, dialogare, come vuole la nuova pastorale, anche davanti alle bestemmie, tali sono per un cattolico, la negazione della presenza reale di Cristo nell’Eucarestia, la S. Messa, considerata un abominio, il dileggiamento della struttura della Chiesa o, peggio, la sua vita sacramentale, l’unico e vero nutrimento di ogni fedele, della Comunione dei Santi o la figura di Maria Santissima?
Solo per citare qualche esempio.
Oggi, seguendo il pensiero di Setta, le cose stanno cambiando nella Chiesa. Tira una nuova aria di rinnovamento avviata ormai cinquant’anni fa con il Concilio Vaticano II e seguita e applicata con forza da papa Francesco facendo delle parole fraternità, accoglienza, misericordia e perdono una vera bandiera, dimenticando però la giustizia, senza la quale si crea solamente prepotenza e sopraffazione, come tristemente vediamo ai nostri giorni.
È curioso poi che uno storico, ma probabilmente abbiamo compreso male noi, inserisce in questo nuovo corso pastorale l’idea, per lui originale, di “Chiesa dei poveri”, aggiungendo che “essere dalla parte dei poveri è certamente un fatto di importanza storica nella vita della Chiesa”, dimenticando che fin dalle sue origini proprio la Chiesa è dalla parte dei poveri. Un'altra osservazione dell’autore afferma che la nuova fede non si basava sul “proselitismo”, cioè sulla capacità di aggregare, di predicare, di diffondere la parola, ma sull’esempio di vita che davano i cristiani, peccato che le cose sono al contrario: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato”, Giovanni 15, 9-17.
Ciò nonostante il nostro prosegue che “se si aboliranno le formulazioni dogmatiche e l’idea che la salvezza derivi dai sacramenti, il Cristianesimo potrà rivolgersi a tutta l’umanità e diventarne “casa comune, umana famiglia”. Dunque auspicando la distruzione della Chiesa nella sua essenza soppiantandola da una vaga religiosità di memoria pannelliana ed anarcoide, dove ancora le chiese e non la Chiesa, per la loro sopravvivenza dovrebbero guardare al futuro, cioè all’incertezza più pura specie quando non si ha una visione concreta di Dio.
Ma queste, pensiamo di interpretare il pensiero dell’autore, sono cose che riguardano l’uomo di duemila anni fa, oggi le chiese non hanno bisogno di nulla e giocano la loro sopravvivenza, confrontandosi col mondo al futuro, con una umanità che va verso la planetizzazione.
Infine Setta si sbilancia su una questione assai complessa come il ‘peccato originale’ per dimostrare come alcune cosiddette verità sono in realtà costruzioni avvenute attraverso i secoli, dimenticando forse che questo mito è presente in ogni religione anche quelle tutt’ora scomparse.
“Alla base del peccato originale, osserva, c’è una concezione pessimistica dell’Uomo. Una concezione antievangelica, anticristiana, disumana, che permea da sempre la weltanschauung dell’uomo e del mondo”.
Io, purtroppo, non ho la cultura di Setta, nella mia semplicità mi sono sempre rivolto a figure come Sant’Agostino, Santa Teresa d’Avila, San Giovanni della Croce, Sant’Ignazio, San Francesco di Sales, solo per citarne alcuni. Persone forse non più di moda, ma che vivevano il divino sapendo leggere il cuore degli uomini e non la mondanità culturale.

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