Guest from Overseas, Nikolaj Roerich (1901) – Foto di pubblico dominio

I cinesi conoscevano già l’Alaska dal XII secolo

Fu Marco Polo a scoprire l’America?
di Antonello Cannarozzo

Se a scuola un insegnante domandasse ad un allievo “Chi ha scoperto l’America?”, certamente la risposta sarà Cristoforo Colombo o, tutt’al più, i vichinghi, ma per i più fantasiosi ci sono pure gli egiziani, i fenici, gli antichi romani senza tralasciare ovviamente i misteriosi Templari, eppure, nonostante tanti pseudo scopritori, a Cristoforo Colombo rimarrà pur sempre il merito di aver portato un intero continente nella storia moderna.
Fatta questa premessa, a nessuno verrebbe mai in mente di citare, tra i tanti, anche il veneziano Marco Polo che viaggiò per oltre trent’anni in tutto l’Oriente e se non visitò personalmente le Americhe è assai probabile, come avremo modo di segnalare, che ne conoscesse però l’esistenza.
Per secoli questa possibilità era rimasta celata agli storici quando un italo americano di cui si conosce pochissimo, Marciano Rossi, portò con se negli Stati Uniti, nel 1887, quattordici antiche pergamene cinesi.
Documenti sui quali, è bene ricordarlo, il Rossi non speculò mai, anzi regalò le carte nel 1933 alla Biblioteca del Congresso americano.
A margine rammentiamo che questa donazione interessò personalmente Edgar Hover, capo dell’Fbi, che investì tempo e denaro nello studio di questi documenti in merito alla loro attendibilità.
Tornando all’importanza di questa scoperta, essa riguarda in modo particolare solo quattro di esse, dove sono riportati alcuni scritti del grande viaggiatore veneziano insieme ad una cartografia assai ben dettagliata per quei tempi, siamo agli inizi del XIII secolo, dove è disegnata oltre alla costa cinese parte del Pacifico con il Giappone e scendendo fino all’isola di Sumatra. Risalendo troviamo le coste della Siberia e di fronte al cosiddetto Stretto di Bering disegnata in modo assai dettagliato l’odierna Alaska, chiamata dai cinesi Fu-Sang, terra d’oltre mare, parte estrema del nuovo Continente.
Finora questa terra di Fu-Sang che Marco Polo nei suoi racconti la descrive raggiungibile in 40 giorni di navigazione, si pensava a qualche isola del mar cinese, ma non certo all’Alaska. Queste informazioni, come racconterà egli stesso nel suo Il Milione, gli erano state fornite niente meno che da un mercante siriano che viveva nella penisola dell’attuale Kamchatka, l’estremo nord siberiano, proprio di fronte alla penisola del nord America. 
Come si vede, insieme alla famosissima carta topografica appartenuta al capitano turco Piri Reis risalente all’XI secolo che disegna perfettamente la costa americana dal versante Atlantico, queste carte cinesi rivoluzionerebbero la concezione del sapere degli antichi.
Abbiamo messo il condizionale perché, per verità di cronaca, uno dei più importanti cartografi americani dell’Università della Pennsylvania, Benjamin Olshin, dopo un recente studio sul tema, ha dichiarato che le mappe non sono degli originali, ma copie realizzate secoli dopo la loro presunta prima stesura.
Una tesi già affrontata nel 1943 quando la mappa venne sottoposta dalla già citata Fbi ad analisi di vario genere fino ad arrivare ai moderni, per allora, raggi ultravioletti.
Le analisi stabilirono una data recente, intorno al XV-XVI secolo, ma la presenza di tre ancoraggi su questa carta, dimostrerebbe che probabilmente era stata aggiornata nel corso del tempo.
Ciò significa per certo che come molte altre carte topografiche marittime che circolavano nei porti tra il X e il XV secolo, le famose “portolane”, erano a loro volta la copia della copia di originali andati certamente persi e che dimostravano, al di là di ogni ragionevole dubbio, una straordinaria ed anche misteriosa conoscenza di terre scoperte ufficialmente scoli dopo.
Per la mappa denominata “Map with ship” o “Carta con nave”, tra le quattro carte cinesi più interessanti, leggiamo nel rapporto redatto da un bibliotecario: “Mappa raffigura una nave a fianco di una carta che mostra una parte dell’India, la Cina, il Giappone, le Indie orientali e l’America del nord”, con uno stemma, disegnato sotto la nave, di un incrocio di lettere che dà un nome: Marco Polo.
Se la carta fosse effettivamente di Marco Polo, almeno quella che dovette essere l’originale, significa che un altro italiano conobbe quanto meno l’America, o per meglio dire parte di essa, 200 anni prima di Colombo e disegnò, o fece disegnare, lo stretto che separa l’Asia ben dall’America quattro secoli prima che quest’ultimo comparisse sulle carte europee.
Ecco allora un altro caso dove la storia andrebbe rivista o addirittura riscritta.

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