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L’Opera di Roma continua il precorso di risanamento sotto la guida del sovrintendente Carlo Fuortes

Opera virtuosa sotto le stelle
di Massimo Predieri

Le imponenti mura di mattone si stagliano contro il crepuscolo romano, mentre l’elegante pubblico si avvia sotto gli altissimi pini a ombrello per raggiungere il proprio posto. Siamo alle Terme di Caracalla, all’interno della vasta area archeologica di Roma che comprende il Foro Romano, il Colosseo e il Circo Massimo. Qui il Teatro dell’Opera allestisce una delle più favolose attrazioni estive della capitale, l’opera lirica all’aperto al centro delle rovine dell’antica Roma.
Il programma dell’estate 2017 offre concerti, balletto e tre opere del repertorio più amato dal pubblico di tutto il mondo: Carmen di Georges Biset, Tosca di Giacomo Puccini e Nabucco di Giuseppe Verdi. Sotto il cielo stellato di Roma le suggestive rovine delle Terme di Caracalla accolgono un pubblico internazionale, con moltissimi turisti che coronano il loro Grand Tour italiano con una serata all’opera.
La scena dell’opera lirica italiana è molto seguita all’estero, nel bene e nel male. Dopo gli allarmati e indignati articoli apparsi nella stampa internazionale, soprattutto quella anglosassone, nel ottobre 2014, a seguito delle dimissioni di un esasperato Riccardo Muti e gli annunciati licenziamenti collettivi di orchestra e coro, il Teatro dell’Opera di Roma da emblema del disfacimento e della cattiva gestione è diventato un modello da seguire. Un lungo articolo il prestigioso settimanale britannico Economist (Choral progression, How the Opera di Roma turned things around) riassume il percorso virtuoso dell’istituzione romana culturale sotto la guida del sovrintendente Carlo Fuortes. Il Teatro dell’Opera di Roma sarebbe addirittura l’unico ente lirico italiano, insieme alla Scala di Milano, a chiudere l’esercizio 2016 in attivo, un risultato che ha dello stupefacente.
Dopo tante cattive notizie sulla gestione di Roma, finalmente ne abbiamo una positiva. Ricordiamo che la gestione del Teatro dell’Opera di Roma fu data dal ministro della cultura Franceschini a Carlo Fuortes nel dicembre 2013, quando il sindaco era ancora Ignazio Marino. Fu proprio Marino, insieme a Franceschini e al Governatore Zingaretti, a dare pieno appoggio al nuovo sovrintendente quando si trattò di affrontare con durezza l’ingovernabilità e la gestione fallimentare che aveva trascinato la prestigiosa istituzione nella rovina.
Dopo aver fatto miracoli a Roma, Carlo Fuortes è stato chiamato all’Arena di Verona, altro fiore all’occhiello dell’offerta culturale italiana, amatissima soprattutto dai nostri vicini di lingua tedesca. Anche a Verona, come è stato annunciato il 27 giugno scorso, il bilancio 2016 è stato chiuso in attivo grazie al piano di risanamento triennale 2016-2018 presentato dalla Fondazione Arena di Verona al Ministero dei Beni Culturali.

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