William Sadler (1782–1839), The Battle of Waterloo, da Wikimedia Commons, the free media repository

Sfortunate coincidenze portarono alla sconfitta Napoleone

Il temporale che cambiò la storia
di Riccardo Liberati

Circa due secoli fa, il 15 Giugno del 1815, Napoleone Bonaparte con la sua Armata del nord varcava il confine belga puntando sulla cittadina di Charleroi.
L’imperatore dei francesi, fuggito dal suo esilio sull’isola d’Elba, era determinato a riprendersi il potere che gli era stato tolto dopo la sfortunata campagna di Russia del 1812.
Il piano era geniale: dividere in due l’armata alleata formata da prussiani, inglesi e un numeroso contingente di truppe provenienti dal nord Europa.
L’esercito francese numericamente inferiore, avrebbe in questo modo affrontato separatamente i due contingenti nemici annullando lo svantaggio numerico. Appena giunta la notizia di quanto stava avvenendo, il generale Wellington, capo della coalizione anglo – alleata, si rese conto di essere stato battuto sul tempo, ma non per questo perse la calma. Il 16 giugno le armate francesi combatterono due battaglie separate. A destra, Napoleone con il grosso del suo esercito, lanciava all’assalto le sue divisioni contro l’armata prussiana schierata vicino la cittadina di Ligny, mentre il maresciallo Drouet d’Erlon, sulla sinistra affrontava gli inglesi a Quatre Bras con il suo primo corpo d’armata. D’Erlon che all’inizio dello scontro aveva un sostanziale vantaggio numerico, nelle ore successive iniziò a trovarsi in difficoltà a causa del continuo afflusso di truppe anglo – alleate che si recavano al fronte tentando di fermare l’avanzata francese.
A questo punto accadde la prima di una serie di sventure che metteranno in crisi il piano del generale Bonaparte. Questi, avendo capito che d’Erlon non poteva concludere nulla di sostanziale sulla sinistra, scrisse un messaggio che le sue staffette si precipitarono a recapitare al Maresciallo di Francia. Il messaggio diceva esplicitamente che il suo primo corpo avrebbe dovuto disimpegnarsi da Quatre Bras per portarsi sulla destra prussiana a Ligny circondando così il nemico. Napoleone aveva una pessima calligrafia e il messaggio fu capito male. Invece di recarsi sulla destra prussiana, d’Erlon si piazzò in una posizione intermedia, non riuscendo così a concretizzare nulla di risolutivo né a Quatre Bras né contro i prussiani. Nel tardo pomeriggio a Ligny, la vecchia guardia ricevette il fatidico ordine: “Prepararsi all’attacco”. Circa 60 cannoni del quarto corpo e della guardia imperiale aprirono il fuoco sulle linee nemiche per preparare l’azione di una delle più potenti ‘elite’ militari della storia. L’attacco dei veterani francesi fu devastante. I prussiani sconfitti si ritirarono, ma in ordine. Se d’Erlon avesse interpretato bene il messaggio dell’Imperatore, per l’esercito prussiano sarebbe stata la rotta.
A questo punto però, Napoleone commette un errore: manda il generale Grouchy a inseguire il nemico con un forte contingente. Troppi uomini per un’operazione d’inseguimento, ma troppo pochi per combattere un’altra eventuale battaglia.
Il 17 giugno il grosso delle armate francesi marcia su Waterloo dove intanto Wellington stava schierando le sue truppe per prepararsi ad una disperata resistenza. Nel frattempo Blucher, comandante dell’esercito prussiano marciava verso il ponte di Wavre sulla destra di Waterloo.
La notte tra il 17 e il 18 Giugno, un terribile temporale estivo infuria sulla piana di Waterloo trasformando il campo di battaglia in un pantano. La mattina del 18, Napoleone è costretto a ritardare l’inizio dell’azione. Il fango impedirebbe alle palle di cannone di rimbalzare rendendo così inservibile l’artiglieria.
L’inizio dell’azione è spostato di circa cinque ore. Alle 11.35 circa, tre colpi di cannone annunciano che una delle più famose battaglie della storia è cominciata. Intanto Blucher che aveva ordinato alla retroguardia prussiana di fermare Grouchy al ponte di Wavre, inizia a marciare verso Waterloo in aiuto di Wellington.
Nel primo pomeriggio Napoleone, accortosi dell’arrivo del nemico sulla sua destra è costretto a inviare il IV corpo e la giovane guardia contro Blucher tentando di fermare i prussiani, ma è tutto inutile.
A nulla serve la carica di cavalleria pesante contro Wellington. Verso sera del 18 Giugno, cinquemila cavalieri comandati dal maresciallo Michel Ney, si lanciano contro i quadrati anglo – alleati che si battono con la forza della disperazione.
La battaglia che ne segue è terrificante: raccontarono i sopravvissuti che durante la carica la terra tremava, come percorsa da un’onda di terremoto, ma gli alleati non cedettero. Quando l’accerchiamento prussiano è ormai concluso, Bonaparte gioca l’ultima carta: la vecchia guardia. Wellington avendo capito che l’attacco è imminente ordina al generale Maitland di far stendere nel grano i suoi uomini.
All’arrivo dei granatieri francesi, i soldati inglesi si alzano e falciano la testa della colonna. Per la prima volta la guardia inizia a ritirarsi e per i francesi è la rotta.
Il giudizio degli storici è unanime: se non ci fosse stato il temporale, Napoleone avrebbe avuto almeno quattro ore di tempo in più per sconfiggere Wellington.
Blucher non avrebbe potuto fare null’altro che constatare la sconfitta dell’alleato.
Un banale temporale estivo e un errore di ortografia cambiarono le sorti dell’Europa e del mondo.

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