From Wikimedia Commons, foto: Wehrmacht troops cross the borders of the Soviet Union, June 22, 1941

Quando la storia dovrebbe essere riscritta

1941: perché Hitler attaccò la Russia?
di Riccardo Liberati

Il 22 giugno di 76 anni fa, 146 divisioni tedesche varcarono il confine dell’URSS iniziando la famigerata Operazione Barbarossa, la più grande operazione militare di invasione di tutti i tempi. L’azione era stata programmata per maggio, ma alcuni problemi sorti nei Balcani l’avevano fatta slittare a giugno.
Come mai il Fuhrer decise di intraprendere un’operazione così a rischio, avendo ancora aperto il fronte occidentale?
La tanto desiderata pace separata con i britannici non si concluse e la battaglia d’Inghilterra aveva fatto capire ai tedeschi che un’invasione delle isole britanniche non avrebbe potuto concretizzarsi in tempi brevi. Oltretutto l’industria bellica tedesca non era ancora pronta a sostenere il peso logistico di uno sforzo militare come quello richiesto dall’operazione Barbarossa. Senza considerare che la Germania sapeva bene per averlo provato sulla sua pelle che la guerra su due fronti era per lei una sorta di condanna a morte.
Bismarck aveva lasciato scritto nel suo testamento che i tedeschi non avrebbero mai dovuto avventurarsi in una guerra a est e a ovest, pena la sconfitta totale. Il patto Ribbentrop – Molotov siglato il 23 Agosto del 1939 dai due rappresentanti di Germania e URSS metteva, almeno teoricamente le due potenze al riparo da possibili reciproche aggressioni.
Hitler quindi aveva tutto il tempo per dedicarsi a chiudere la questione con i britannici e risolvere il conflitto a Ovest. Eppure, decise di iniziare un’avventura che avrebbe trascinato la sua Nazione e l’Europa intera nella più tremenda catastrofe della sua storia. Come mai prese questa decisione?
La storia ufficiale dà una giustificazione ben nota e molto semplicistica: Hitler era un pazzo, i suoi generali non erano in grado di contraddirlo, la Germania voleva conquistare le fertili terre dell’est europeo e per giunta i russi, considerati dal dittatore razza inferiore, non avrebbero mai potuto competere con le potenti divisioni tedesche. Senza contare che Stalin, con le sue purghe aveva decimato l’alta ufficialità dell’esercito sovietico e quindi la difesa della Russia era considerata di fatto impossibile.
Bundesarchiv Bild 146-1982-077-11, Russland, Minsk, gefangene sowjetische Soldaten.jpg. Da: From Wikimedia Commons
Negli ultimi anni tuttavia, una storiografia non ufficiale e più coraggiosa ha messo in discussione questa spiegazione. Secondo gli storici militari moderni, come stratega Hitler non era per niente un novellino e spesso le sue intuizioni sorpresero persino il suo Oberkommando. Anche la folle resistenza di fronte all’armata rossa negli ultimi mesi di guerra, considerata dalla storiografia ufficiale una delle tante prove della follia hitleriana, secondo lo storico Luca Leonello Rimbotti, rese possibile la fuga di milioni di civili evitando la terribile mattanza perpetrata dai soldati sovietici contro le inermi popolazioni tedesche. Insomma, pur essendo il dittatore tedesco certamente poco equilibrato, non era uno stupido.
Com’è possibile quindi spiegare un errore così grossolano? Un libro uscito alcuni anni fa, Stalin, Hitler: la rivoluzione bolscevica mondiale, scritto da un ex agente del KGB, Vladimir Rezun, noto con lo pseudonimo di Victor Suvorov, con tanto di fotocopie di documenti tratti dagli archivi segreti dell’ex URSS, dà dell’operazione Barbarossa un’interpretazione ben diversa da quella ufficiale.
Stalin voleva invadere l’Europa per imporre il comunismo su scala planetaria e aveva iniziato a concentrare le sue truppe a ovest. Fu il servizio di spionaggio tedesco ad accorgersi che la bufera era ormai programmata e imminente. A quel punto la Germania non poteva fare altro che puntare sull’effetto sorpresa. In effetti all’inizio la sorpresa riuscì.
I sovietici, che avevano abbandonato le loro posizioni difensive, furono presi in contropiede. Stalin, incredulo, non appena fu informato dell’attacco tedesco emanò tre direttive in un solo giorno, rendendo impossibile qualsiasi difesa organizzata.
Le armate germaniche penetrarono in territorio sovietico come un coltello bollente nel burro e se l’URSS si salvò fu soltanto grazie all’eroica resistenza dei suoi soldati. Come disse Otto Skorzeny in un libro-intervista, Teste calde, di Charles Fowley, il piano d’invasione era perfettamente congegnato.
I tedeschi avevano previsto tutto, tutto tranne il fattore umano e cioè l’immensa e sovrumana capacità del popolo russo di resistere.
L’operazione Barbarossa si tramutò alla fine in una catastrofe e questo consentì ai sovietici di estendere la loro influenza su tutta l’Europa orientale.
I generali della NATO che pianificano interventi contro la Russia di Putin, dovrebbero ricordare che la tecnologia bellica è di fondamentale importanza, ma contro un popolo come quello russo, il fattore umano è alla fine quello decisivo.

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