File:19° International Jazz Festival of Punta del Este – 150111, Wikimedia Commons

I musicisti siciliani che cambiarono per sempre la musica americana

Le origini del Jazz nella Catania borbonica
di Antonello Cannarozzo

Quando si parla di musica Jazz vengono subito alla mente i locali di New Orleans, le fumose cantine di New York insieme ai mitici complessi di gente di colore che hanno portato questa musica a grandi livelli come Louis Armstrong, Ella Fitzgerald o Duke Ellington, solo per fare qualche esempio dei grandi miti, ma la vera musica Jazz ha origini molto più antiche e straordinarie.
Tutto nacque quasi duecento anni fa niente meno che a Catania, in pieno regno borbonico, siamo infatti nel 1805.
In quel tempo la giovanissima nazione degli Stati Uniti, aveva intrapreso una guerra al di là dell'Atlantico, in Marocco contro la popolazione dei berberi i quali vivevano spesso con la pirateria recando un grave danno alla nascente economia a stelle e strisce. In questo ambito la marina americana ebbe il sostegno di quella borbonica e la possibilità di approdare nei porti siciliani.
Il comandante dei Marines aveva avuto, tra l'altro, l'incarico dal presidente Jefferson di trovare in Europa dei musicisti per le bande militari allora formate solo di pifferi e tamburo come nelle marce militari del secolo precedente.
Girando per il porto di Catania i militari americani rimasero colpiti dalla bravura dei musicisti locali diretti dal maestro Gaetano Carusi tanto che il capitano John Hall con cinquanta dollari di ingaggio, ed otto per le mogli e figli, assunse il gruppo musicale nell'esercito americano, in tutto erano 15 persone.
Il viaggio fu avventuroso e i musicisti si trovarono costretti anche a stare ai cannoni nelle battaglie navali nel Mediterraneo contro i berberi e non andò certo meglio la traversata atlantica per il mare costantemente agitato. Finalmente, dopo quasi un mese di viaggio, i nostri arrivarono nel nuovo Continente ma non era certo quello che si aspettavano.
La capitale Washington era ancora poco più che un accampamento militare con pochissime comodità o servizi, ma le delusioni non erano finite.
Ingaggiato come direttore della banda dei marines, il maestro Carusi non ebbe la nomina, ciò nonostante tutti i siciliani vennero ugualmente integrati nella Marine Band, ma la situazione non era delle migliori tanto che nel giro di pochi anni tutti i siciliani andarono via dalla banda rompendo il contratto. Rimase solo il maestro Pulizzi che ebbe la soddisfazione però di diventare dal 1818 al '27 direttore della prima banda militare statunitense.
In quanto a Carusi riuscì ad aprire un teatro tutto suo 'Carusi Saloon'dove si esibiva con i figli riscuotendo grande successo.
Vent'anni più tardi un altro italiano, questa volta piemontese, il maestro Giuseppe Conterno dirigeva la banda della flotta del Commodoro Matthew Perry durante la spedizione in Giappone del 1853, siamo negli anni in cui nacque la storia della famosa storia di Madame Butterfly, anni dopo suo figlio Luciano diresse la Banda della Marina, influenzando anche il grande compositore di marce militari John Philip Sousa.
Durante la Guerra di Secessione si può parlare di una vera invasione italiana in campo musicale e preludio alla nascita del Jazz.
In quegli anni vennero arruolati tra le fila dei 'nordisti' molti afroamericani che scappavano dalla schiavitù e vennero in contatto con le band italiane e con gli strumenti musicali che faranno la storia del Jazz come tromba e il tamburo rullante, antenato dell'odierna batteria, il piano e in seguito anche la chitarra basso.
A fine guerra New Orleans divenne ben presto la capitale del nuovo genere, ma curiosamente a farla da maestri erano le comunità francofone, ispaniche e soprattutto siciliane che ormai, come riconosciuto da tante ricerche internazionali sull'argomento, dette la vitalità e l'originalità a questa musica anche perché erano tra i pochi che sapevano leggere la musica e conoscevano il solfeggio, quasi del tutto sconosciuto alla maggioranza dei musicisti americani di allora.
Erano gli anni in cui si formavano nuovi quartetti e addirittura orchestre composte da siciliani, ebrei e afroamericani tutti uniti dall'amore per la musica dando vita a quelli che oggi possiamo definire dei classici del Jazz.
Chissà cosa sarebbe successo se quel giorno a Catania nel lontano 1805 il capitano John Hall non avesse ingaggiato quei musicisti siciliani, forse la storia della musica sarebbe stata riscritta.

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