Marie Chouinard, Direttrice del Settore Danza, crediti Richard-Max Tremblay.

Presentato il ricco programma della Biennale 2017

Danza Musica Teatro a Venezia
di Massimo Predieri

Massimo evento internazionale dello spettacolo contemporaneo, la Biennale di Venezia è stata presentata con una conferenza stampa il 6 aprile scorso da Paolo Baratta, Presidente della Biennale di Venezia, alla presenza di Marie Chouinard, Direttrice del Settore Danza, Antonio Latella, Direttore del Settore Teatro e Ivan Fedele, Direttore del Settore Musica,
Il festival di Danza Contemporanea, intitolato First Chapter, si svolgerà dal 23 giugno al 1° luglio e comprenderà spettacoli sia nei teatri, sia all’aperto nel Campo S. Agnese (Zattere) per “portare la danza nel cuore della città, ai passanti, ai turisti, offrire all’improvviso i danzatori, in movimento, durante una passeggiata” come scrive la curatrice.
Dal 25 luglio al 12 agosto andrà in scena il Festival del Teatro, che quest’anno è diretta da Antonio Latella, mette al centro la regia, con uno spaccato del panorama europeo attraverso 9 registe donne provenienti da Italia, Germania, Francia, Polonia, Olanda, Estonia, per la maggior parte intorno ai 40 anni.
La sezione musica si terrà dal 29 settembre al 8 ottobre. Sotto la guida del Direttore Ivan Fedele, il programma guarda a Oriente. “Il tema dell’Oriente è un importante filo rosso che lega tra loro molti dei concerti del programma – dichiara il Direttore Ivan Fedele. Un filo rosso che si snoda tra i solchi profondi delle pratiche di una tradizione sempre viva che irrora i sentieri della creatività di molti degli autori più rappresentativi di quella ampia regione del continente asiatico che include Cina, Corea e Giappone.
Particolarmente sentito ed emozionante è stato l’intervento alla conferenza stampa della coreografa canadese Marie Chouinard, Direttrice del Settore Danza della Biennale di Venezia, letto in un buon italiano con tono spigliato e divertito. Riportiamo qui integralmente il suo intervento:

Vivo ai piedi dei monti più antichi del mondo, i Laurentidi, abito su un'isola all'estremità un fiume immensamente lungo e tanto largo che è lambito dalle balene.
D'estate le sue rive mi chiamano. E alterno, un anno vado a Baie Saint-Paul, alla Malbaie o a Tadoussac e l'anno seguente sull'altra sponda, a Kamouraska, a Saint-jean Port-Joli o a Trois Pistoles. Un anno guardo i tramonti, il successivo le aurore.
La danza è sempre un'arte del corpo in trasformazione. Inscrivendosi nello spazio e nel tempo, il corpo trasforma sia lo spazio sia il tempo, insieme all'ordine delle cose. E trasforma anche i suoi testimoni.
Scendo la parete rocciosa che mi porta al fiume e le decine di strati che la compongono si spingono e si scontrano con grandi fragori silenziosi che impiegano millenni a compiersi. Scendo più veloce di quanto si muova la parete, scivolo lungo il suo tempo. Nel mio tempo, lei è immobile, nel suo tempo, filo come un raggio di luce.
Ci siamo viste!
Intimità sorridenti.
Apprendimento del reale attraverso l'esperienza diretta, attraverso la sua ricomposizione, giocando a reinventare la sua singolarità. E penso a Venezia che mi aspetta.
La danza determina il manifestarsi di un'esperienza, di un essere al mondo. Lo spettatore potrà credere che la danza gli si manifesti attraverso il senso della vista, invece è a occhi chiusi che talvolta la danzatrice si abbandona con intensità infinitamente maggiore all'incanto. I nostri occhi agganciati alla danzatrice dagli occhi chiusi, il nostro respiro scandito dal suo, anche noi danziamo, pensiamo, passiamo e ripassiamo attraverso una stessa rete inedita di neuroni nuovi.
I danzatori sono esseri che processano la vita divorandola, in uno strano banchetto condiviso che contempla tutte le condizioni del mondo, dal non detto al gridato.
Accadono dei fenomeni. Penso a Courbet, all'Origine del mondo, a un riferimento a Cy Twombly che sto preparando per un nuovo balletto.
E risalgo la parete rocciosa per tornare a Venezia, dove ho deciso di creare una scuola per i coreografi, Biennale College.
La Biennale ha un College per i danzatori, per i registi e gli sceneggiatori, per i compositori, i drammaturghi, ma non per i coreografi!
Eppure la danza d'autore esiste...
Quanto al College destinato ai danzatori, propongo un'avventura di tre mesi, per avere il tempo di affinare le percezioni, il respiro, la pratica della danza come arte e non solo come tecnica.
Il danzatore lavora sul proprio corpo. Verissimo. Ma lavora anche sulla propria anima. E quando si propone in carne e ossa sul palco ha già raggiunto un livello di vibrazione inusitata.
La danza è un'arte viva e le sue opere rischiano di scomparire se non vengono rappresentate – garantire loro una vita che superi i primi passi diventa allora un atto politico.
Desidero portare la danza nel cuore della città, ai passanti, ai turisti, offrire all'improvviso i danzatori, in movimento, durante una passeggiata, un tappeto da danza bianco steso a terra, al centro di una piazza, una ventina di minuti, senza musica, come un lampo di poesia spontanea recitata dal corpo che si dona.
Attraverso Biennale College, la scuola per coreografi e quella per danzatori, attraverso il festival, i suoi spettacoli, i film, gli incontri, gli interventi nei campi e le conversazioni con gli artisti dopo le rappresentazioni, la consegna del Leone d'oro e d'argento, ho l'occasione di proporre autori, opere, artisti e pratiche corporee in cui credo profondamente, che aprono i nostri schemi mentali e percettivi verso altre dimensioni, che forzano il dialogo tra noi e le nostre abitudini, tra le nostre strutture mentali e la nostra libertà, verso una bellezza rinnovata, verso una vitalità radicale, verso un compimento dell'incarnazione, verso un'inclusione forte, verso un amore sempre più grande.
Ho l'occasione di offrire la mia visione e la mia gioia non solo attraverso le mie opere.
Abbiamo più di cinque sensi? Certamente!
La vita non smette di sorprendere e Venezia continua a cantare.
Marie Chouinard

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