Vulcano cileno

Mineralità ed eleganza da suoli preistorici in continuo rinnovamento

Vini vulcanici
di Giuseppe Bellavia
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Spesso i grandi studiosi del vino cercano dei fili conduttori per mettere in relazione vini provenienti da diverse aree geografiche.
L’autore canadese Master Sommelier John Szabo, ha utilizzato il suolo vulcanico come minimo comune denominatore dei vini che a suo avviso trasmettono eleganza e corpo con una mineralità sorprendente a tutte le longitudini.

Volcanic Wines. Fonte John Szabo

Il libro Vulcanic Wines: Salt, Grit and Power nasce da una esigenza casuale dettata dal puro piacere dell’autore e non dall’interesse geologico. Il libro fornisce dati e informazioni scientifiche preziosissime e il protagonista assoluto è il vino. Leggendo le sue pagine e guardandone le affascinanti e coinvolgenti fotografie, ci si imbarca per un tour attraverso vari continenti e località remote ed insulari. Sovente, difatti, l’elemento insulare e quello vulcanico formano un sinolo indissolubile che dalla Hawaii a Pantelleria genera nettari straordinari in tutte le declinazioni di colore e dolcezza, incluso le versioni più briose. Il terreno inospitale ha permesso in alcuni casi la sopravvivenza delle viti alla fillossera, così le viti centenarie, concentrando la produzione in pochi grappoli di altissima qualità, regalano una materia prima destinata ad evolversi in grandi vini.

Spesso i consumatori protendono verso categorie di vini legate all’uvaggio o alla zona di provenienza, ma quasi mai alla tipologia di suolo che li caratterizza. Il cosiddetto terroir è invece alla ribalta ed i moltissimi appassionati attorno al globo iniziano a richiedere e ricercare vini tipici con caratteristiche ben determinate.

John Szabo. Fonte johnszabo.com
Il Master Sommelier canadese ritiene che sensorialmente i vini vulcanici costituiscano una categoria non scientifica, che prescinde dagli elementi chimici, dal clima o dalle uve coinvolte. Il suolo vulcanico favorisce un’abbondante ossigenazione della vite che si traduce in mineralità, che per l’autore trasmetterebbe una sensazione tattile, avvolgente e difficile da esprimere a parole. Il tentativo di ricerca chimica per comprendere la natura della mineralità ha portato gli studi nelle Azzorre, luogo in cui un produttore vinicolo ha misurato e confrontato i livelli di potassio tra i vini isolani ed i vini continentali. Nello specifico i vini delle isole vulcaniche con suoli prevalentemente basaltici apportavano contenuti di potassio nei vini tre volte maggiori rispetto a vini portoghesi della terraferma.

L'origine del crescente interesse dell’autore per i vini vulcanici, spiega, nascerebbe dall’incontro con l’Assyrtiko di Santorini prodotto dal Domaine Sigalas.

L’autore lo descrive come inusuale e forse neanche troppo piacevole, in tutta onestà non si riscontrano note fruttate, non è vellutato, non è neanche un vino da bere accanto al camino, ma esprime forza brutale e una intensità accattivante e sorprendente. Durante una verticale dell’Assirtyko di Sigalas, l’autore ne ha compreso la veridicità, una diversa anima gustativa per ogni annata, proprio come ogni grande vino che si rispetti dal Soave al Riesling, Grüner Veltliner, Pinot Grigio alsaziano.
Da Santorini Szabo è volato sul Mongibello per provare gli straordinari vini etnei, e dopo una tappa in Ungheria ha deciso di visitare tutte le zone vulcaniche del mondo in cui si producono vini.
Naturalmente categorizzare il vino non è mai un compito facile. Le componenti che ne influenzano le peculiarità sono tali e tante da renderne impossibile una classificazione universale. Oltre alla chimica del suolo, difatti, vi sono il clima e la posizione sulla collina di ogni parcella, che conferiscono aromi unici e irripetibili.
Non rimane che utilizzare il libro come guida per verificare con i propri sensi le note dei vini vulcanici, magari con l’ausilio delle indicazioni contenute nel libro circa etichette, produttori e territori.
Per quanti volessero scoprire i vini vulcanici di varie regioni italiane, l’appuntamento è al prossimo Vinitaly dove il Consorzio del Soave ha organizzato una degustazione guidata di perle vulcaniche nostrane.

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