Opera non titolata di Kounellis, 1979, tratto da Wikipedia Commons

Kounellis e l’arte

La libertà come unica padrona
di Miriam Gambella

Jannis Kounellis di origini greche ma trapiantato in Italia, paese nel quale si sentiva cittadino a tutti gli effetti, ci ha lasciato a Roma il 16 Febbraio quasi a meno di un mese dal suo prossimo compleanno.
Gli anni ’60 portano al giovane Jannis Kounellis la prima esposizione delle sue opere in una mostra personale alla galleria “La Tartaruga” dove, come già in letteratura e nell’arte novecentesca, traspare l’esigenza di esprimere nell’opera il vero messaggio dell’arte, non come mera riproduzione oggettiva, bensì come potenza creativa, priva di concettualismi, libera da strutture. Risulta evidente nell’uso di prodotti e materiali comuni la cui caratteristica è la facile reperibilità. Tra un’opera e l’altra lo spettatore diventa parte integrante della mostra;  ed è proprio questa l’idea primaria e continuativa di questo grande artista secondo il quale non basta la sola opera d’arte per essere completa bensì si necessita dello spettatore che l’apprezzi o la rinneghi. Ha dato quindi un ruolo attivo al pubblico, rimasto per molto tempo in un ruolo marginale. 
Negli anni della sua gioventù dominava la tradizione che imponeva la lontananza tra l’artista-l’opera e il pubblico; con Jannis Kounellis tale distanza si disintegra e si avvia una pittura innovativa che si distacca da quella tipicamente borghese per dare vita ad una nuova  visione del mondo.
I mezzi artistici utilizzati, come  i materiali “poveri”, gli animali (cavalli, uccelli e quarti di bue macellati, come quelle esposte all'Espai Poblenou di Barcellona nel 1989, fissati con ganci a delle lastre metalliche e illuminati da lanterne a olio), i prodotti del lavoro dell’uomo, olio e caffè, sono stati gli strumenti di un nuovo modo di comunicare, ove l’immediatezza regnava sovrana, utilizzando molto spesso le strutture di carattere installativo-performativo che donavano all’opera un forte impatto visivo e concettuale.
D’altronde l’utilizzo di materiali umili, come il legno, la pietra, la iuta, ha fatto sì che fosse etichettato come pioniere dell’arte povera, concetto introdotto dal curatore Germano Celant nel 1967. Un esempio è visibile attualmente alla fermata “stazione Dante” della metropolitana di Napoli, dove si può notare una sua istallazione fatta di vestiti, scarpe e accessori vestiari rinchiusi da spezzoni di rotaie metafora di come tutti i viaggiatori siano legati al mezzo di trasporto e del loro passaggio ricorrente. Sempre nella città partenopea nel 1995 in piazza del Plebiscito montò l’Offertorio e nel 1998 Mulino in ferro sempre sotto forma di esposizione permanente in Piazza Ponte di Tappia; sono una sere di opere che protendono verso la riflessione sia sull’arte, sulla vita e sull’uomo.
In suo onore molto probabilmente, in occasione della Pasqua, sarà posizionata una sua installazione all’interno della Chiesa degli Artisti a Roma.
Nelle sue opere è visibile l’uomo, in tutte le sue sfaccettature; questa è la volontà dell’artista di non abbandonare la sfera umana a favore dell’astratto e dell’inorganico.
Potremmo dire che Kounellis è un autore d’avanguardia nel quale convogliano: la creatività e la spinta propulsiva verso l’indagine; il  tutto è coronato dal legame con la sana tradizione artistica, difatti la sua formazione è stata influenzata da Masaccio e Caravaggio, entrambi accumunati da una forte matrice ideologica; inoltre la sua predilezione per Pollock proprio per l’aderenza alla passato e per Picasso che ha contrassegnato la modernità.
L’unica “padrona” che vige nelle sue opere è la libertà di espressione e di movimento, è la realizzazione di un qualcosa assente precedentemente.
È proprio la libertà che permette all’artista, al poeta, al creatore, di sognare e di generare opere perpetue nonostante la caducità dell’esistenza.

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