Scena tratta dal film Fuocoammare (2016)

Il labile confine tra documentario e fiction nel film di Rosi

Fuocoammare, film o documentario?
di Lorenza Rallo

Fuocoammare continua a spopolare nel campo della cinematografia internazionale, dall'Orso d'Oro a Berlino alla nomination agli Oscar come Miglior documentario, ma non mancano le controversie che accompagnano già da qualche mese il film di Rosi.

Basti pensare alla critica sollevata qualche tempo fa dal regista Paolo Sorrentino, che si era scagliato contro la decisione di far partecipare il docufilm tra la rosa delle nomination per Miglior film straniero da presentare alla Notte degli Oscar. Alla fine il rigore dell'Academy, che impone diverse categorie, ha finalmente etichettato Fuocoammare come un documentario decidendo di inserire il film tra i nominati per la categoria di Miglior documentario, come è giusto che sia. Una distinzione che non era mai stata fatta nelle altre kermesse cinematografiche alle quali aveva precedentemente partecipato il film.

Prima di adesso, infatti, Fuocoammare aveva sempre gareggiato insieme a film di finzione, in generale i film di Rosi non hanno mai gareggiato in categorie specifiche, dal momento che anche Sacro Gra, ha perfino vinto il Leone d'Oro come Miglior Film alla Mostra del cinema di Venezia. Una situazione che accresce lo stato di ambiguità in cui riversa Fuocoammare, e più in generale tutti quei film che fanno parte del genere documentario. Una situazione che rende ancora più evidente l'assenza di barriere rigide tra film di finzione e documentario, che sfocia in un confine così labile da non discernere più dove comincia un genere e finisce un altro.
Sulla scia di Fuocoammare sono stati realizzati una serie di film che trattano le tematiche dei migranti, come la miniserie Lampedusa, o ancora I fantasmi di Portopalo, tutti prodotti dalla Rai e con un unico obiettivo quello di fare servizio pubblico universale. Ma queste sono solo fiction (anche se basate su storie di vita vera) mentre quella raccontata da Rosi è la vita così come accade nella sua tragica esistenza quotidiana. Non mancano però sequenze studiate e costruite a favor di camera, e sono proprio questi elementi che fanno dell'opera di Rosi un prodotto ibrido.
Un'altra nota dolente che ha accompagnato il film di Rosi è relativa agli incassi, che non sono stati dei più soddisfacenti, basti pensare che in Italia, il film è riuscito a guadagnare non più di 1 milione di euro mentre all'estero poco più di 75 mila euro. Dati numerici che ci mettono davanti alla profonda discrepanza che vige tra il pubblico e la critica, e di certo non aiutata dal fatto che il docufilm di Rosi venga considerato alla stregua di altri film o paragonato ad essi.
Rimane ancora un dubbio se un documentario possa essere considerato un film come gli altri, al pubblico l'ardua sentenza!

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