Libri: la recensione di Valerio Calzolaio

Pane. Per i bastardi di Pizzofalcone

Copertina: Pane. Per i bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni – Einaudi

Autore:
Maurizio de Giovanni
Titolo: Pane. Per i
bastardi di Pizzofalcone
Editore: Einaudi
Uscita: 2016
Pagine: 333
Genere: Giallo
Prezzo: € 19,00

Napoli. Fine giugno 2016. In una stretta viuzza senza uscita, proprio Downtown, qualcuno spara alle spalle del Principe dell’Alba. Muore così il fornaio Pasquale Pasqualino Granato, uscito come al solito per assaggiare un panino della prima infornata mattiniera, fatta con il lievito madre del giorno prima, sana abitudine già del nonno e del padre (quasi come da copertina). Arrivano Lojacono e Romano del vicino commissariato di Pizzofalcone, ma vengono cacciati dal famoso potente sostituto procuratore Buffardi della Direzione distrettuale antimafia e dalla Squadra Mobile: tempo prima l’assassinato aveva assistito a un delitto della criminalità organizzata riconoscendo il tatuaggio del figlio del capo del clan Sorbo (anche se poi aveva ritrattato la testimonianza), sono certi che siano coinvolti loro. Lojacono ha osservato la scena del crimine con esperienza e acume, non gli sembra sia opera di killer professionisti, convince il commissario Palma, i colleghi e poi il magistrato Laura Piras (con la quale ha oltretutto una complicata relazione sentimentale) a chiedere la co-assegnazione dell’indagine, pur mettendo a rischio il loro stesso posto di lavoro, sono una squadra di reietti chiamati a sostituire poliziotti corrotti, sempre a rischio di chiusura. Buono e tranquillo, Granato si era separato tre anni prima da Loredana, insegnante alla scuola media, troppo dedito solo al lavoro; non avevano figli ma uno piccolo e bravo ne ha la sorella Filomena Mimma, sposata con Fabio Marino, ormai comproprietario del forno e preoccupato che l’antiquato eccelso schema produttivo non regga più sul mercato. Altre indagini incombono: lo stalking di una bellissima a uno bruttissimo, i suicidi assistiti, gli affetti di ciascun agente.
Maurizio De Giovanni (Napoli, 1858) offre alle tante lettrici e lettori il miglior romanzo della sua ottima (seconda) serie Einaudi, giunta in tre anni al quinto romanzo, a gennaio 2017 anche su Rai Uno. Una decisiva stimolante chiave critica sta nella dedica: “A Ed McBain. Il più grande di tutti”. Dopo un volume contemporaneo (ben diverso dalla serie Ricciardi) uscito per Mondadori nel 2012, su consiglio e guida del grande Severino Cesari, coinvolgendo pochi fidati amici, l’autore scelse di narrare in terza varia storie collettive (criminali e private) di una “squadra” di poliziotti di servizio nel cuore della sua città, ispirandosi a quello straordinario autore americano (1926-2005). Certo Ed (o Evan o Salvatore che dir si voglia) aveva ruotato New York di 90° gradi e cambiato nome a ognuno dei cinque “quartieri”, oltre che alle innumerevoli aree delle migliaia di incroci Avenue-Street; descriveva un police procedural con decine di poliziotti in squadre di due investigatori organizzati all’americana; dovette ben presto capire che c’era un agente preferito dal pubblico e che non poteva farlo morire. Qui i toponimi sono proprio della magnifica città che conosciamo (quattro universi in poche centinaia di metri quadrati, i Quartieri Spagnoli, piazza Martiri, via Chiaia, lungomare Partenope); non si uccide (volutamente e per ora) causa mafia; il protagonista di trascorsi siciliani resta il punto di partenza. E, tuttavia, sia la serie che l’ultimo sono sapientemente pervasi dallo spirito dell’87° distretto: il titolo ha una parola sola (che viene declinata poi in tutti i possibili significati), si parte da un vitale cadavere, l’indagine coinvolge tutto il commissariato (a partire dalla riunione di prima mattina), siamo a pochi mesi dalla storia precedente (anche se le date editoriali hanno evidentemente intervalli più lunghi), a tratti parlano il clima e i ritmi della Città, elegie e drammi shakespeariani aleggiano in azioni, reazioni, dialoghi. E il tono, i registri emotivi sono insieme gialli e rosa, tragici e umoristici, noir e culturali, con risultati sempre maturi e alti, senza corsivi. De Giovanni possiede notevoli qualità letterarie sue proprie, in “Pane” raggiunge un picco. Conferma anche uno specifico obiettivo “dimostrativo” della colta scrittura “di strada”: come ovunque, anche a Napoli si uccide forse più per la famiglia che per la camorra. E qui siamo al compimento: due magistrati seguono le due diverse piste, esplicitamente. Ora tocca al passo successivo: lasciare spazio alla fantasia del genere, per gli intrecci oltre che per le passioni (ah, Giulia!): purtroppo si uccide per troppe cose e casi. Viva l’artigianale lievito madre. Piras si rifà a Proust. Sempre vino bianco col pesce. Barry White al supermercato, Pisanelli con Vivaldi.

v.c.

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