I funerali dello scrittore Vittorio Sermonti alla Basilica di Santa Maria del Popolo di Roma, foto di Massimo Predieri per italiani.net

Il dantista che raccontò la Divina Commedia agli italiani

Addio Vittorio Sermonti
di Massimo Predieri

E’ scomparso il 24 novembre scorso l’amico Vittorio Sermonti, scrittore, poeta, saggista, traduttore, attore, regista, dantista, ricordato da tanti per le sue affascinanti letture pubbliche della Divina Commedia, che hanno portato e reso comprensibile il capolavoro di Dante al grande pubblico. Sono state tantissime le commemorazioni sulla stampa e sui media, ma ce n’è una che mi ha colpito particolarmente: Samantha Cristoforetti, l’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea, in un tweet scrive: “Lo ascoltavo leggere Dante sulla ISS (la stazione spaziale orbitante, ndr), con la Terra che scorreva sotto gli occhi. Valeva la pena andare nello spazio anche solo per quello”.
Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Vittorio Sermonti e di passare diverse indimenticabili serate in compagnia sua e della sua straordinaria moglie Lulli. La conversazione era sempre brillante e divertita, i suo giudizi espressi in tono calmo ma implacabile, con la profonda voce calda e vibrante. Durante una recente cena Vittorio disse una frase che mi è rimasta impressa. “Gli imbecilli hanno il cuore opaco”. Gli chiesi: ma cos’è il cuore? Il cuore è un muscolo, certo, ma con la frequenza dei battiti misura le nostre emozioni e i nostri sentimenti, rispose Vittorio. Gli imbecilli parlano e pensano senza sentimenti, e quindi senza una reazione del cuore. Vittorio ricordò anche che imparare a memoria nella lingua inglese e francese è apprendere a cuore (apprendre par coeur, to learn by hart). Imparare con il cuore significa partecipare emotivamente a quello che si legge.
Vittorio ci mancherà. Ci lascia, per nostra consolazione, la sua straordinaria produzione letteraria, come il recente romanzo Se avessero, edizione Garzanti, candidato al Premio Strega di quest’anno, a cui aveva dato un fatidico sottotitolo: Opera ultima. Un libro autobiografico, scritto in uno stile originalissimo che ricorda un altro grande della letteratura italiana, Carlo Emilio Gadda. Un racconto che partendo, e ritornando ripetutamente ad un drammatico e grottesco episodio della giovinezza, ripercorre gli anni del dopoguerra in una sorta di appassionato romanzo di formazione.

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