Foto di Walmart. [Alicia Keys al Walmart Shareholders Meeting nel 2011]. Attraverso Wikipedia Commons

“Here”, il nuovo album dell’artista newyorkese

A come artista, A come Alicia
di Francesco Curci
La copertina di “Here”, il nuovo album di Alicia Keys.

Il soul non è un genere per tutti, chiariamolo subito. Anzi, direi quasi per nessuno. Come dice la parola stessa, è il genere dell’“anima”; nacque in America come evoluzione dell’r’n’b (rhythm and blues), ed è stato praticato forse dai più grandi nomi della musica del secolo scorso: Aretha Franklin, Etta James, Barry White, Ray Charles. Artisti che sembravano, negli ultimi decenni del Novecento, con la grande tradizione rock, prima, e dance poi, destinati all’estinzione. Poi nel 2001 succede qualcosa. Dal nulla, la musica soul torna magicamente a rilluminarsi con la voce di un’allora giovanissima artista di nome Alicia che di soul aveva praticamente tutto. Un’artista in perfetta simbiosi con il suo strumento, il pianoforte, dietro al quale ostentava una sicurezza invidiabile. Quell’artista, molto presto, sarebbe entrata nei registri della musica black di tutti i tempi. Parlando di numeri, solo con il suo primo singolo, Fallin, ha venduto una roba come 50000 copie in un solo giorno – un pericolo per la sicurezza cardiaca dei suoi discografici – e vinto ben 15 Grammy Awards. Insomma, si è subito imposta al grande pubblico divenendo una vera minaccia per le sue colleghe.
Ad eccezione di alcune parentesi meno fortunate, la Keys è caduta anche lei vittima di una lunga pausa che devo dire, però, è valsa un album di un’eccellenza inaudita. Here, questo il titolo, è indubbiamente il disco più bello che Alicia Keys abbia mai realizzato in tutta la sua carriera. Potrei sembrare ripetitivo, ultimamente, quando scrivo nei miei articoli che si tratta del “miglior disco di tutta una carriera” dell’artista coinvolto, ma, credetemi, è davvero così. Anche perché, quando c’è da bacchettare, non esito certo a farlo. Evidentemente il periodo è fertile al punto da rendere questi artisti particolarmente ispirati e capaci di realizzare il loro disco più bello di sempre. Tuttavia, definire Here un disco è alquanto riduttivo, se non umiliante. Ha in effetti qualcosa di diverso dai dischi tradizionali: non ha pause tra una canzone e l’altra. E questo è piuttosto insolito nella musica contemporanea, laddove un tempo poteva invece essere più frequente. Here è perciò un continuum sonoro fatto di preludi alternati a canzoni di lunga, talvolta lunghissima durata, che insieme danno vita a quello che potrei definire un viaggio miracoloso tra accordi minori, scale ascendenti e discenti, fraseggi mirabolanti.
Le interpretazioni sono di una magistralità assoluta; la voce della Keys suona sempre equilibrata, morbida, ma pregna di quel colore che la rende inconfondibile. Senza scendere troppo nel tecnico, dico solo che i cosiddetti “suoni di testa” in cui la nostra si lancia nel finale di “Pawn It All” sono una stupefacente lezione di canto. Assolutamente da ascoltare.

Il videoclip ufficiale di “Blended Family (What You Do For Love)

 

L’album è stato anticipato dal singolo “Blended Family (What You Do For Love)” accompagnato da un videoclip – rigorosamente black and white – che ritrae l’artista newyorkese nella stessa versione acqua e sapone della copertina.
Come se non bastasse, Alicia ha realizzato un cortometraggio, The Gospel, anche questo in bianco e nero, con estratti di alcune canzoni contenute nel disco in cui affronta la tragica questione americana della violenza adottata dai poliziotti nei confronti degli afroamericani.

Il cortometraggio “The Gospel”

Ancora nessun annuncio, ahinoi, di un tour. Potrebbe certamente essere l’occasione per ridare vita ad un album di così grande valore e intensità che purtroppo non è decollato nelle vendite così come avrebbe meritato. Attendiamo perciò le date, con la speranza di vederla al più presto dal vivo nel nostro paese.

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