Libri: la recensione di Valerio Calzolaio

L’estate fredda
Copertina: L’estate fredda di Gianrico Carofiglio – Einaudi

Autore:
Gianrico Carofiglio
Titolo:
L’estate fredda
Editore: Einaudi
Uscita: 2016
Pagine: 352
Genere: Noir
Prezzo: € 18,50

Bari. Maggio 1992. Il 41enne maresciallo Pietro Fenoglio da un paio di mesi è solo. Dopo aver saputo che lui non era in condizione di fare figli, la moglie Serena gli ha chiesto con delicatezza una pausa, avrebbe abitato a casa di un’amica per qualche tempo e poi avrebbe presieduto una commissione per gli esami di maturità a Pesaro, aveva bisogno di fare il punto sul loro rapporto. Ne ha preso atto con dispiacere, continua a lavorare con mite efficienza e pochi ossequi. Nel poco tempo libero legge (da Gadda a Russell), passeggia, ascolta Lirica, riflette, non fuma e non beve, Mister Perfetto o Mazzainculo che dir si voglia. È per lei che dieci anni prima si era trasferito in Puglia, lui piemontese di Torino, da ragazzo convinto di potersi guadagnare da vivere scrivendo (giornalista o romanziere), studente di Lettere divenuto carabiniere per una serie di coincidenze, autore delle meglio scritte informative in circolazione. Grazie a un confidente vengono a sapere che è stato rapito, con richiesta di riscatto, il giovane figlio del capo del clan “Società Nostra”, Nicola Grimaldi, detto il Biondo, o anche Tre Cilindri (per un’insufficienza cardiaca), vicino ai cinquant’anni. Qualche giorno dopo, a seguito di una telefonata anonima, il cadavere del piccolo viene rinvenuto in fondo a un pozzo, causa della morte un difetto congenito del setto interatriale, dopo che comunque era stato legato e picchiato. Pare sia in corso una guerra intestina al clan, si è ribellato il vice capo quasi 28enne Vito Lopez ‘u Viccier’ “il Macellaio” (per la professione del padre), che ora si presenta in caserma, non è lui il rapitore, vuole collaborare con la giustizia. Durante la verbalizzazione di uno degli ultimi interrogatori – confessioni giunge la notizia della strage di Capaci, è un anno terribile.
La qualità dei romanzi di Gianrico Carofiglio (Bari, 1961) continua a essere molto alta. Questo è il più autobiografico, preciso nelle ricostruzioni storiche (dialoghi e pronunciamenti vissuti di persona), curato nello stile (come sempre attento a parole e regole), convincenti sia i personaggi che l’intreccio, con spunti da varie vicende realmente accadute, soprattutto quando l’autore era sostituto procuratore a Foggia. Carofiglio è stato in magistratura dal concorso nel 1986 (come la moglie), anche alla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo regionale, fino al 2008, quando fu eletto senatore per poi non ricandidarsi nel 2013, decidendo di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Il titolo è quello dell’operazione contro il clan barese, omonimo del reale fascicolo sulle mafie pugliesi gestito a Foggia. Nel mondo delle indagini e dei processi penali tutti mentono, spesso in buona fede e con le migliori intenzioni, spesso senza nemmeno rendersene conto. Magistrati, polizia giudiziaria, corpi di polizia, criminali ai vari livelli, cittadini coinvolti, ognuno è in molti modi coinvolto dalle bugie personali e quotidiane, scontrandosi con “l’obbligo di verità”. Pietro prova a spiegarlo a Serena con esempi concreti, che abbondano nella narrazione, in terza fissa sul maresciallo. Il suo incedere lo fa caracollare spesso fra Pinacoteca provinciale, scuola Garibaldi e Teatro Petruzzelli (era stato appena incendiato). Riso, patate e cozze con la birra; del bianco per gli spaghetti con il riccio. L’heavy metal lo lasciamo ai corrotti?

v.c.

Criminalità organizzata
it.wikipedia.org/wiki/Gianrico_Carofiglio

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