Immagine tratta dal film Genius (2016)

La storia dell'editor Max Perkins

Genius
di Lorenza Rallo

Grande successo al botteghino per l'attesissimo Genius, l'ultimo film di Michael Grandage, che ha tutte le carte in regola per essere considerato un capolavoro del grande schermo, quel genere di cui si è avuto un po' di nostalgia negli ultimi anni. Lo spettatore esce dal cinema soddisfatto e consapevole di aver visto un gran bel film e a parlare sono proprio i numeri. Nel primo weekend di uscita in Italia, il film è stato distribuito in 241 sale e il solo incasso del weekend è stato pari a € 374.300, conquistando così un ottimo indice di gradimento da parte del pubblico e della critica.



Ma qual è il segreto del successo del film?
Di sicuro, il cast! È impossibile non rimanere a bocca aperta davanti alla straordinaria interpretazione di Jude Law, che ancora una volta fa mostra del suo spiccato carattere camaleontico. È straordinario il confronto tra la costruzione del personaggio di Pio XIII in The Young Pope (attualmente in onda su Sky Atlantic), papa intransigente e fuori dagli schemi, e lo scrittore squattrinato Thomas Wolfe in Genius, genio e sregolatezza.
Il film si basa sulla biografia Max Perkins. Editor of Genius scritta da A. Scott Berg ed è stato presentato ai festival più importanti dal Festival di Berlino – dove era in corsa per l’Orso d’oro, vinto da Fuocoammare – e alla Festa del Cinema di Roma, dove è stato accolto con profondo entusiasmo dalla critica.
Dopo anni di continui tentativi non andati a buon fine, Wolfe ottiene per la prima volta la possibilità di pubblicare grazie all’editor Max Perkins, scopritore di talenti come Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald. Nei panni di Perkins, un sempre straordinario Colin Firth, che non è l'unico premio Oscar presente nel cast, ma è affiancato da una travolgente Nicole Kidman.
Il centro nevralgico del film è la relazione tra i due protagonisti, l'editor e lo scrittore, che va al di là del semplice rapporto professionale, diventando un rapporto umano viscerale e sviscerato in ogni parola scritta da Wolfe e analizzata da Perkins. Un lavoro di sottrazione che nasce dal confronto di due personalità diametralmente opposte ma complementari, in grado di rompere i tradizionali ritmi tipici del biopic.
Michael Grandage mantiene vivido l'imprinting di regista teatrale – Genius rappresenta il suo debutto al cinema – un elemento che per alcuni può essere considerato negativo, perché spesso finisce per gettare lo spettatore nel claustrofobico labirinto della pièce teatrale. E’ proprio questa inclinazione del regista a dare del potenziale e la spinta necessaria alla pellicola. Un sapiente climax in cui lo schermo è la quarta parete del cinema e dove il pubblico partecipa alla nascita di un romanzo e alla fusione di due menti geniali come spettatore silente, che osserva e si appassiona, proprio come al teatro.
Ma Genius è un film che riesce a catapultarci in quella atmosfera tipica e in grado di farci riconoscere un biopic dai colori della pellicola caratterizzati da tonalità seppia predominanti ma affascinanti allo stesso tempo, in grado di regalare allo spettatore una visione intimistica e al tempo stesso rassicurante.

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