La copertina di “Combattente”, il nuovo album di Fiorella Mannoia.

L’artista romana è tornata con un nuovo album di inediti

Mannoia, combattente cantastorie
di Francesco Curci

Fiorella Mannoia è una grande cantante. Non perché provvista di immense doti interpretative, avrei allora dovuto dire “è una grande interprete” e quello penso sia inutile sottolinearlo. È una grande cantante perché ha dimostrato che per cantare non bisogna soltanto avere una bella voce, una grande estensione. No, per cantare serve anche altro: bisogna saper raccontare. Ed è questo che la Mannoia fa da sempre: racconta. Ché una canzone è sì una melodia, ma è anche, soprattutto, un testo, delle parole, una storia. E una storia la si può sussurrare anche solo con un filo di voce, l’importante è coinvolgere, emozionare, arrivare.
La cosa che più di tutte stupisce, è che Fiorella Mannoia questo aspetto non l’ha imparato col tempo. La Mannoia è così da sempre, penso ci sia nata. Qui sì che si può parlare di talento. Oserei dire di prodigio, ma probabilmente risulterei troppo di parte.
Fiorella Mannoia è una che dà tutta se stessa nelle sue canzoni e che, dalla sua, ha avuto anche il fatto di essere sempre stata circondata da grandi autori capaci di lasciarla incontaminata nella sua essenza e in grado di farla splendere di luce propria.
Ascoltando Combattente, il suo nuovo album, si capisce subito che anche questa volta non è cambiato nulla. Fiorella è sempre la stessa, anzi è sempre più la stessa. Elegante, sopraffine, struggente. Con Combattente direi che si possa davvero gridare al miracolo. Uno degli album più belli di sempre, non soltanto della sua discografia, ma di tutta la tradizione musicale italiana. Non sono semplici canzoni, quelle le fanno tutti. Sono molto di più. Poesie, ecco: la parola giusta è proprio poesie. Accompagnate da arrangiamenti ricercati, qua e là contaminati dall’ormai immancabile elettronica, che la consegnano ancora una volta al suo mondo, a metà tra jazz e swing. Non capita tutti i giorni di ascoltare un disco così ben prodotto, arrangiato, scritto. Viviamo in un tempo di grande apatia, in cui nessuno ha più nulla da dire, è più in grado di raccontare al pari dei nostri vecchi parolieri, quello che ci accade intorno. Eppure di spunti ce ne sarebbero. Soltanto il 2016 basterebbe. “Perché non farlo io?” starete pensando in molti. Forse perché neanche io ne sarei capace, o forse sì. O forse perché dobbiamo ammettere che di Mogol ce n’è uno solo e di Migliacci non ne nasceranno più.
Tuttavia Combattente dimostra che un tentativo sia ancora possibile: qualcuno che sappia raccontare il nostro tempo ancora esiste. C’è Ivano Fossati, c’è Giuliano Sangiorgi, c’è Bungaro. Tutti autori che si sono seduti a tavolino come artigiani ed hanno fabbricato per la nostra 11, straordinari capolavori. A partire dall’omonimo singolo scritto da Federica Abbate e Cheope. “Forse è vero/ mi sono un po' addolcita/ la vita mi ha smussato gli angoli/ Mi ha tolto qualche asperità” recita il testo in apertura. Innegabile la ricerca stilistica e fonetica eseguita. Ricerca che prosegue lungo le restanti tracce del disco. Il vero miracolo è la quarta, di traccia, firmata da Fabrizio Moro e Roberto Cardelli,I pensieri di Zo”, un brano di una profondità, di un sentimentalismo, che quasi fa piangere. La voce di Fiorella lo sfiora il testo, modella le parole nella forma che più la rappresenta, prima di lasciarle libere di arrivare al cuore di chi le ascolta.
Il videoclip ufficiale di “Combattente”

Potrei continuare così ancora a lungo, raccontandovi magari di quanto bella sia “I miei passi”, o “Perfetti sconosciuti”, già colonna sonora dell’omonimo film diretto da Paolo Genovese, per la quale ha ricevuto il Nastro d’Argento 2016 come “Miglior canzone originale”. Ma non sarebbe giusto, perché significherebbe rubarvi ancora altro tempo. Vi esorto invece a recarvi al vostro negozio di fiducia, o se preferite ad aprire il vostro digital store, e acquistarlo subito, questo disco. Sono sicuro che come me vi lascerete travolgere dall’incanto che c’è dentro. Che aspettate? Il tempo corre, l’arte resta.

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