Foto di Giulia Ciappa. [Norah Jones in concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma].

Ritorno al jazz nel nuovo album della cantante “Day Breaks”

Norah Jones tra passato e presente
di Francesco Curci

Norah Jones è tornata. E già questa, di per sé, è una buona notizia. Per alcuni di più, certo, per altri meno. Qualcuno starà addirittura pensando “chissene”. Be’ interessa a me, a noi. A tutti coloro che di musica se ne intendono. Ma non di musica e basta, di musica vera, musica di qualità. Ché di musica in generale ne ascoltiamo anche troppa. Direi che siamo bombardati. Ma è quasi tutta da raccolta differenziata. Quella di Norah, invece, è musica che va ricordata.La copertina di “Day Breaks”, il nuovo album di Norah Jones.
Si è concessa una lunga pausa – non di riflessione, ovvio, una come lei non ne ha mica bisogno. No, la sua pausa è stata dettata da cause più alte, fisiologiche: ha affrontato una doppia gravidanza. La prima, nel 2014, la seconda appena pochi mesi fa, in primavera, precisamente. Perciò, volendo giustificarla, diciamo che non è stata poi tanto lunga: sfiderei chiunque a gestire due maternità così ravvicinate e nel frattempo scrivere e registrare un disco nuovo. Anche perché non si tratta mica di un disco qualunque. Si tratta di “Day Breaks”, che è nato proprio così, durante le sue, di pause, tra un allattamento e l’altro, di notte, durante l’unico momento della giornata in cui era davvero sola ed aveva il silenzio necessario per dare libero sfogo alla sua creatività. E se il risultato è questo, che faccia un figlio all’anno, la nostra.
Probabilmente, e sciaguratamente anche, a molti di voi il suo nome non dirà molto. Eppure la Jones ha venduto una roba come 40 milioni di dischi. E ha esordito soltanto nel 2002. Tuttavia sono sicuro che se lasciassi partire le prime note di “Sunrise”, uno dei suoi capolavori e forse anche la sua canzone più conosciuta, tutti – e sottolineo tutti – seguiterebbero a cantarla. Non è un caso se con questa canzone, Norah, ci ha vinto un Grammy. Scusate se è poco. Era il 2005 e le era stata riconosciuta la “Migliore Interpretazione Vocale Femminile Pop”. Come dargli torto, del resto. Norah ha una di quelle voci che ti fanno innamorare. Vellutata, passionale, capace di strizzarti il cuore fino all’ultima goccia. Una roba che appena smetti di ascoltarla, stai lì con i tuoi Kleenex ad asciugarti le lacrime che lei involontariamente – ma giustificatamente – ti ha fatto scendere a fiumi dai dotti lacrimali.
Finalmente, dopo due esperimenti (gli ultimi due suoi album) in cui aveva cercato di, concedetemi il termine, “poppizzarsi”, si è decisa a tornare alle origini. Non già per il gusto di farlo, quanto per il fatto di aver compreso come quella sia la sua vera natura ed allontanarsene, significherebbe tradire la propria indole. Lei è una che si muove con estrema destrezza tra jazz, soul, blues, funk. Praticamente i migliori generi musicali di sempre. Ma soprattutto Norah ha qualcosa che tutte le altre non hanno: la spontaneità. La sua musica è priva di fronzoli, non ha mezze misure. Ha uno stile ricercato, sì, ma profondamente autentico. Basta osservare con quanto romanticismo sfiora le note del pianoforte nel videoclip del suo ultimo singolo “Carry On”. La guardi, l’ascolti, e pensi che sia nata davvero per questo: per fare musica.

Il videoclip ufficiale di “Carry On”

Sono scaglie di leggerezza le sue dodici nuove tracce. Scorrono con profonda naturalezza e ti proiettano in una dimensione da pianobar, da Blue Note, ti fanno pensare alla pioggia, all’autunno, ma soprattutto ti fanno bene. Al punto che resteresti lì a riascoltartele tutto il giorno, lasciandoti trasportare e avvolgere dalla magia che producono. I testi sono brevi, brevissimi, essenziali. Ed è proprio questa la forza del jazz: poche parole messe al punto giusto e tanto spazio alla musica. Infiniti assoli di sax, flauti che si mescolano agli archi. Day Breaks è proprio questo: un viaggio surreale, immaginifico, sospeso; e direi che in tempi come questi, subissati come siamo da elettronica, merita stima chi come lei ha il coraggio di osare, di essere anacronistica, di proporre di nuovo la naturalezza degli strumenti suonati rigorosamente dal vivo. E a proposito di dimensione live, ricordo che Norah sta per arrivare in Italia con due appuntamenti: uno a Milano l’8 novembre nella splendida cornice del Teatro degli Arcimboldi, l’altro a Padova, il giorno seguente, al Gran Teatro Geox. Un’occasione che non ci si può certo lasciar sfuggire. Ascoltare la Jones che viene fino a casa tua a proporti l’eleganza del suo repertorio dal vivo, direi che è una delle esperienze migliori che l’esistenza umana possa riservare. Perciò, non so voi, ma almeno io mi concederò questo privilegio.

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