Immagine tratta dal film, Fuocoammare di Gianfranco Rosi

Rosi: di nuovo centro, ma fra polemiche sulla candidatura agli Oscar

Fuocoammare, un’isola di contrapposizioni
di Lorenza Rallo

Rosi fa di nuovo centro, dopo il successo di Sacro Gra, il suo nuovo film è stato scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar. Fuocoammare è stato recentemente candidato nella categoria di miglior film straniero, una scelta che non sorprende visto il successo di critica e di pubblico che avuto il film-documentario.



In Fuocoammare l’uso del dialetto e i personaggi che interpretano sè stessi ci riportano in una dimensione neorealista, nella quale emergono echi viscontiani de La terra trema. Entrambi i film sono ambientati in Sicilia e in entrambi i film si celebra uno sbarco. Lo sbarco dei pescatori di Aci Trezza che ritornano a casa dopo la battuta di pesca de La terra trema, si contrappone in Fuocoammare ai numerosi sbarchi di profughi sull’isola di Lampedusa, dopo il naufragio del 3 ottobre 2013.
Nella narrazione realista e lineare emergono tutti gli stilemi tipici del documentario. I tempi sono molto dilatati proprio per cogliere l’azione nella sua totalità. Lunghi piani sequenza e altrettanto lunghe le pause e i silenzi (alle volte assordanti) tendono a cogliere la realtà, o per meglio dire la vita, anche nei momenti più “noiosi”.Pur allontanandosi dal tradizionale modo di fare cinema, in ogni inquadratura è evidente un’incostante ricerca simmetrica.
I dialoghi sono pochi e in dialetto, quasi sempre in presa diretta e fuori campo, perché in Fuocoammare non devono essere le parole a raccontare la storia, ma le immagini. Nel film non vi è una colonna sonora definita ma solo rumori reali e silenzi che fanno da sottofondo alle immagini.
I volti degli immigrati stipati nelle imbarcazioni sono caratterizzati da sguardi indifesi di uomini, donne e bambini in cerca di libertà e si contrappongono agli abitanti di Lampedusa, un’isola simbolo della solitudine più vicina all’Africa che alla Sicilia, le cui distanze sono colmate solo dalle acque del mare. Una solitudine accentuata dalle musiche di origine siciliana mandate in onda dal Dj della radio locale, che rende ancora più impenetrabile e distante l’ecosistema isolano.
Nel giovane protagonista Samuele di 12 anni rivivono i bambini di Sciuscia, di Ladri di biciclette e de I bambini ci guardano. I bambini non sono trattati come tali, ma considerati ormai adulti, costretti a crescere troppo in fretta in una realtà che cambia altrettanto in fretta sconvolta dalle tragedie in mare. L’occhio pigro di Samuele racchiude la fenomenologia dello sguardo umano ormai impassibile, che si mostra inerme al cospetto di tragedie come quelle dell’immigrazione. Il bombardamento mediatico non fa altro che abituare l’uomo al dolore. Lo scopo delle immagini di Fuocoammare è quello di creare uno shock visivo, in grado di svegliare l’occhio che dorme e riattivare la vista. Non più guardare ma osservare la realtà che ci circonda.
La quotidianità degli abitanti di Lampedusa si oppone alla realtà dei profughi, così come nella vita la nascita si contrappone alla morte, l’ecografia di una donna incinta si sostituisce presto nell’immagine di un profugo ustionato e in fin di vita.
In Fuocoammare bisogna distinguere la qualità del prodotto cinematografico da quella che è l’emozione e l’empatia nei confronti del destino ingiusto al quale sono sottoposti i migranti. Un confine piuttosto labile in cui è facile confondersi. Anche se la tecnica registica impeccabile consacra ancora una volta Rosi come maestro del genere, per quanto riguarda la storia non si riesce a scavare a fondo nella vita dei migrati, che spesso rimangono sullo sfondo. In certi momenti la narrazione rimane bloccata nel limbo di un tradizionale servizio giornalistico. Tuttavia sono evidenti sporadici tentativi di approfondire la vita dei profughi, soprattutto nella sequenza in cui il dottore dell’isola, Pietro Bartolo, racconta le foto degli sbarchi con voce spezzata e commossa. Forse uno dei momenti più delicati della narrazione, più umano.
Secondo il regista Sorrentino, già premio Oscar con La grande bellezza, candidare Fuocoammare come miglior film straniero, è da considerarsi un suicidio, un’arma a doppio taglio, se vediamo la sorte toccata a un altro film dalle tematiche sociali forti come Gomorra.
Tale affermazione ha suscitato non poche polemiche nel mondo della critica cinematografica. Il film avrebbe avuto ben altre possibilità di vittoria se fosse stato inserito tra i candidati per la categoria di miglior documentario, dando così una chance in più agli altri 6 film italiani presentati per la candidatura. E portare agli Oscar non uno ma due film.
Ricordiamo che il film di Rosi è stato scelto tra altri 6 film italiani: Lo Chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, Indivisibili di Edoardo De Angelis, Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese, Suburra di Stefano Sollima, Gli Ultimi saranno Ultimi di Massimiliano Bruno e Pericle il Nero di Stefano Mordini. Tutti film molto diversi tra loro che spaziano dal noir urbano alla commedia pungente, dalla storia di super eroi a quella di due gemelle siamesi, ma che nella loro differenza sono riusciti a lasciare il segno e incantare lo spettatore.
Quella di Sorrentino è una voce fuori dal coro, il regista, pur apprezzando molto il film di Rosi, avrebbe scelto di candidare come miglior film straniero Indivisibili di De Angelis. Per molti altri il film di Rosi rappresenta un’occasione unica di visibilità internazionale e un modo per raccontare come l’Italia sia stata sempre sensibile a questa tematica, ma soprattutto celebrare gli sforzi nazionali compiuti per il salvataggio dei profughi.
La vittoria dell’Orso d’oro al Festival di Berlino può rappresentare un ottimo biglietto da visita per il film, ma Fuocammare ha ancora molta strada da fare. Per adesso rappresenterà l’Italia tra i candidati all’Oscar, ma deve ancora scontrarsi con film come Julieta di Pedro Almodovar e Paradise di Andrej Končalovskij. Un’impresa molto ardua, se riuscirà a spuntarla lo sapremo solo 1l 24 gennaio 2017, quando verranno proclamate le nomination definitive.

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