Ryan Goslyng e Emma Stone, scena tratta dal film La La Land

8 film da non perdere al Toronto International Film Festival

La La Land premiato al Festiva di Toronto
di Lorenza Rallo

Non ci sono né vincitori e né classifiche al Toronto International Film Festival, ma solo un premio scelto dal pubblico, il People's Choice Award, che quest’anno si è aggiudicato il meraviglioso La La Land, premiato anche alla Mostra di Venezia con la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile andata all’attrice protagonista Emma Stone.
Con La La Land assistiamo ad un’attualizzazione del passato e alla riscoperta del ruolo dell’attore come artista a 360°. Il regista Damien Chazelle, contrariamente alla sua giovane età, in ogni singola sequenza del film fa riaffiorare in una dimensione quasi onirica vecchi miti, “angeli” e icone del musical, uno dei generi per antonomasia della Hollywood del periodo classico. Un genere molto sfortunato, sulla cresta dell’onda negli anni ’30, che nei decenni successivi ha subito un periodo di forte crisi, ma ora risorge nell’aurea nostalgica di La La Land. Il film di Chazelle è un film sognante e magico, dove l’amore e la musica ci elevano in un'altra dimensione senza gravità, proprio come i due protagonisti che con la leggerezza dei loro passi danzanti riescono a spiccare il volo, volteggiando nello spazio tra le stelle.
Per l’uscita ufficiale del film nelle sale cinematografiche dobbiamo aspettare il prossimo dicembre, ma sicuramente ne sentiremo ancora parlare. Vincere il People's Choice Award rappresenta un riconoscimento importante, basti pensare il vincitore dello scorso anno Room, che poi ha ottenuto sia la nomination come miglior film che l’Oscar come migliore attrice per Brie Larson. Una sorte molto simile è capitata anche ai precedenti 12 Anni Schiavo, Il Discorso del Re e American Beauty, vincitori sia del premio del pubblico a Toronto che degli Oscar.
Nonostante questo il Festival internazionale del film di Toronto, 10 giorni di grande cinema scanditi da più di 275 proiezioni, rappresenta una vetrina importante per i film di tutto il mondo, tanto da essere considerato il secondo Festival del cinema internazionale, dopo quello di Cannes.
Ma ciò che rende il Festival di Toronto una delle kermesse più importanti di tutto il mondo è la presenza variegata di film, molti dei quali arrivano direttamente dal Lido di Venezia. Come i premiatiJackie, Nocturnal Animals e il già citato La La Land.
Tre film che seppure così diversi tra loro sia per tematiche che per genere, possiedono nel loro Dna l’essenza di un cinema ricercato, studiato e che affonda le sue radici nella storia, con un attento lavoro di recupero e di rielaborazione in chiave moderna.
Jackie del regista cileno Pablo Larrain, ha conquistato il pubblico. La camaleontica e bellissima Natalie Portman, in una delle sue migliori interpretazioni, porta sullo schermo una Jackie Kennedy vedova da pochi giorni, in cui è evidente il conflitto tra la Jackie pubblica e quella privata. L’assassinio di John Fitzgerald Kennedy rappresenta uno degli eventi più traumatici per gli Stati Uniti degli anni ’60. Ma Larrain e lo sceneggiatore Noah Oppenheim, vincitore del premio come Miglior sceneggiatura a Venezia, recuperano i fatti storici, li plasmano e li ridanno al pubblico in una nuova forma.
Nocturnal Animals di Tom Ford è un gioiellino e proprio come in A Single Man, affiora la ricerca di stile in un’atmosfera inquietantemente glamour. La solitudine, l’ambiguità, l’inquietudine sono sentimenti-elementi che (ri)troviamo, ancora una volta, nel cinema di Ford.
L’apice del cinema d’autore contemporaneo si raggiunge grazie alla presenza di film come Julieta di Pedro Almodovar, maestro indiscusso del melodramma. Al centro del suo film, ritroviamo di nuovo la famiglia, con i suoi segreti inconfessati e inconfessabili, incorniciati nella simmetria di una fotografia dai colori eccentrici, tipici del suo stile. Il regista nel 1988 si era già aggiudicato il People's Choice Award con l’intramontabile Donne sull’orlo di una crisi di nervi, che ha sancito il successo del regista a livello internazionale.
Il cinema asiatico, vanta un’antica tradizione al Festival di Toronto, basti ricordare il People's Choice Award andato ad Ang Lee e Takeshi Kitano, rispettivamente per La tigre e il dragone e Zatoichi. Quest’anno è la volta di The Handmaiden di Park Chan-Wook, regista della celebre Trilogia della Vendetta (Mr. Vendetta (2002), Old Boy (2003) e Lady Vendetta (2005). Dopo la parentesi americana di The Stoker, con The Handmaiden Park Chan-Wook rilancia il genere asiatico, o per meglio dire il suo genere e (ri)adatta l’omonimo romanzo di Sarah Waters, originariamente ambientato nella Londra ottocentesca, al Giappone dei primi del ‘900. Non mancano le tinte nere e commistioni di generi dal melò all’horror gotico, tanto cari al regista.
Park Chan-Wook non è l’unico regista sudcoreano, a fargli compagnia Kim Ki Duk con The Net. Kim Ki Duk è quello che si potrebbe definire un nemo propheta in patria, molto apprezzato dalla critica internazionale e un po’meno da quella locale. Nell’imprevedibilità della sua regia non sono lontane le tematiche del primissimo L’isola, di Ferro 3La casa vuota, o di Breath, ma il suo universo si fa sempre più astratto e al limite della percezione umana.
Il Festival di Toronto è un evento che raccoglie le opere cinematografiche in arrivo da tutto il mondo per questo non poteva mancare il cinema italiano, rappresentato da Fuocoammare e Fai bei sogni, rispettivamente di Gianfranco Rosi e Marco Bellocchio, ed entrambi nella sezione Masters.
Fai bei sogni di Marco Bellocchio è tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Massimo Grammellini ed è presentato al Festival di Cannes. Il senso dell’assenza è al centro della storia, un concetto ridondante nella filmografia del regista. Fai bei sogni rappresenta la favola nera di un percorso di crescita segnato da difficoltà e nostalgie.
Mentre Fuocoammare è un film documentario ambientato a Lampedusa, che racconta attraverso gli occhi di un bambino di 12 anni l’esperienza degli approdi di migranti in cerca di una terra amica. Fuocoammare raccoglie a testa alta l’eredità del precedente Sacro Gra acclamato dalla critica e vincitore della 70ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, dove ha conquistato il Leone d’oro per Miglior Film, fregiandosi come primo documentario della storia a ricevere tale riconoscimento.
Per il film di Rosi è un anno fortunato, ha ricevuto l’Orso d’oro per Miglior Film al Festival di Berlino ed è stato annunciato da pochi giorni che farà parte della rosa dei film italiani presentati per la candidatura all’Oscar come miglior film straniero.

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