Libri: la recensione di Valerio Calzolaio

Dobbiamo trovarla
Copertina: Dobbiamo trovarla di Lisa Gardner – Marcos Y Marcos

Autore:
Lisa Gardner
Titolo:
Dobbiamo trovarla
Editore:
Marcos Y Marcos
Uscita: 2016
Pagine: 464
Genere: Giallo
Trad.ne:
Barbara Bertoni
Prezzo: € 18,00

Boston e Usa. Pochi giorni dello scorso novembre. Cosa sappiamo? La bella 27enne Florence Flora Dane, capelli biondi e fisico tonico, occhi chiari grigio-celesti, si presenta in un locale notturno pagandosi il primo drink e facendosi pagare i costosi successivi da un tipo muscoloso che vuole solo portarsela a letto, escono tardi, nel vicolo lui ci prova in modo violento, arriva il barman culturista dai pettorali incredibili, stende l’altro e la rapisce lasciandola senza sensi, nuda e legata in un garage; lei ha molte risorse e, quando lui torna, lo ammazza. Sette anni prima Flora era stata rapita da un maniaco durante le vacanze pasquali in Florida, tenuta segregata quattrocentosettantadue giorni, perlopiù dentro una cassa di legno, uscendone solo per essere violentata o soggiogata; quando fu liberata pensava ormai di chiamarsi Molly e raccontò parte di quanto accaduto durante la prigionia solo a uno psicologo Fbi, il bellissimo ricco elegante laborioso afroamericano Samuel Keynes, esperto in vittimologia; poi, sentendosi solo una sopravvissuta e non ritrovando un buon rapporto nemmeno con la madre Rosa, rifiutò di vendere i diritti per libro o film, trovò lavoretti per mantenersi e cominciò a fare corsi di autodifesa, a studiare il comportamento criminale e a occuparsi di acciuffare i predatori. Ora la brava sergente D.D. Warren e la sua squadra sono scocciati del suo comportamento, anche perché capiscono che era sulle tracce di Stacey Summers, minuta studentessa biondina da agosto nelle mani di qualche cattivo; la poliziotta è in servizio limitato, dovrebbe solo supervisionare, ancora convalescente per una brutta frattura; poi scopre che Flora è stata di nuovo rapita. Dobbiamo trovarla.
L’affermata scrittrice Lisa Gardner (Hillsboro, Oregon) continua a sfornare notevoli appassionanti noir (con uno pseudonimo dal 1992 anche libri romantici). Dal 2007 vive tranquillamente (pare) nel New Hampshire con marito, figlia, cani e gatto e racconta storie crudeli senza compiacenze splatter, con mano ferma e rigore narrativo. La poliziotta è un suo personaggio seriale (una decina di romanzi), ce ne parla in terza, moglie intelligente del “perfetto” Alex (istruttore all’accademia, quasi collega, non sul campo), madre affettuosa di Jack (4 anni), amica dei pub irlandesi più che delle discoteche, capa testarda dispotica efficiente di un gruppo che abbiamo imparato ad apprezzare (non solo Phil e Neil, anche il recente utile acquisto, l’acuta novellina Carol Manley). Il nuovo romanzo è uscito nel 2016 anche negli Usa: qui la protagonista è soprattutto Flora che racconta in prima sia la storia della prigionia (al passato in corsivo, quello che aveva descritto allo psicologo e poi quello che aveva taciuto pure a lui) sia quanto le sta accadendo ora in diretta, al presente, quando di nuovo viene privata sensorialmente ma crede di poter affrontare ogni prova, liberando altre vittime e finalmente se stessa. A proposito di (reciproca) sindrome di Stoccolma; a un certo punto padrone e schiava cantarono insieme Taylor Swift. Il fatto è che gli esseri umani sono creature sociali; non siamo fatti per vivere nel vuoto assoluto; o, per essere più specifici, rinchiusi in una cassa grande come una bara.

v.c.

Comportamenti criminali
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