Libri: la recensione di Valerio Calzolaio

Cattivo infinito
Copertina: Cattivo infinito di Leandro Del Gaudio – David and Matthaus

Autore:
Leandro Del Gaudio
Titolo: Cattivo infinito
Editore:
David and Matthaus
Uscita: 2015
Pagine: 170
Genere: Noir
Prezzo: 16,90€

Napoli. Primi anni ottanta. Fabrizio è un ragazzino alto e bello. Sta ai Quartieri, con la mamma, lavapiatti nei ristoranti, e con il fratello, serio e studioso. Lui inizia una sciagurata divertita esistenza criminale: sembra davvero molto abile nelle piccole rapine di strada, porta i fogliettini del lotto clandestino o del totonero in una busta, rivende pasticche di niente (il principio attivo del Plasil) a diecimila lire ognuna, finché entra nel clan del boss della camorra Ciro Mariano, non si droga, impara a usare bene la pistola, fa la scorta a persone importanti (soprattutto calciatori), diventa un killer efficiente, vive sotto falso nome. Ormai ha un fisico scolpito da modello, di gran successo: profilo greco, occhi neri, capelli corti, barba incolta, uno e ottantacinque, asciutto e muscoloso. Racconta di quegli anni nel gennaio 2013, di nuovo nella sua città: gli episodi salienti, l’intervento in aiuto a un altro scippatore durante il quale incrocia due moccoselli (sputa a uno e dà un calcio all’altro), poi la decisiva mattanza a piazza Trieste e Trento del maggio 1991, l’amore con una ragazza che aveva ferito, l’arresto e Poggioreale durante il processo, i carceri duri, l’amore con l’insegnante di italiano a Volterra, la fuga, la latitanza, la nuova vita in Francia. I due scugnizzi erano Big Babòl Faccia di Gomma e il vendicativo Emanuele, figlio di magistrato a contatto fra i vari mondi della città, un capo furbo. Non si farà scrupolo di utilizzare i meno giovani Omissis e padre Gaetano pur di stargli sempre col fiato sul collo.
Il giornalista Leandro Del Gaudio (Napoli, 1970), forte di decenni nella cronaca nera e giudiziaria sulla strada, tenta la via narrativa con un “romanzo di non fiction” e l’obiettivo illustrato dalla significativa lunga prefazione di Roberto Saviano: “decodificare la realtà… tradurre da un contesto all’altro. Dal mondo degli addetti ai lavori… alla società civile”. Inventare e mettere pensieri e dinamiche relazionali dietro ad atti e fatti, a scelte e coincidenze. Propone un affresco realistico raccontato attraverso tante “prime” persone (soprattutto Fabrizio, che ha il pensiero fisso di farsi ammazzare, una morte rapida ed estetica), con alcuni incisi in terza e in corsivo per spiegare meglio. Al centro vi sono i tre coetanei: il comando di Emanuele su Big Babòl (segnato dalla cicatrice), l’assoluta permanente ossessione rivale di Emanuele verso Fabrizio, le difficoltà a capirlo sia per Big Babòl (subalterno) che per Fabrizio (prima solo pratico, poi colto e innamorato, sempre autonomo e strafottente). Tempi a ziz-zag, avanti e indietro, diacronie tra i vari personaggi e i loro incontri. Molti eventi di cronaca vera, la storia del clan Mariano, “tutto è accaduto”, un cammino cattivo e infinito (come recita il titolo), il mondo dove tutti sono ricattabili. Ne vien fuori un testo a tratti faticoso da leggere e un poco pretenzioso, per quanto interessante e impegnato. Durante il furto (costato la prima condanna) il nastro in auto manda una canzone degli Wham. Si mangia giusto per sopravvivere (zuppa di cozze al ristorante).

v.c.

Ragazzi di camorra
it.wikipedia.org/wiki/Clan_Mariano

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