Locandina Blade Runner, Michele Diodati, Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic

Il sequel di un cult sul grande schermo

Blade Runner 2, a volte ritornano
di Lorenza Rallo

Sono cominciate da pochi giorni le riprese del sequel di Blade Runner, pietra miliare del cinema mondiale. Tra gli interpreti ritorna Harrison Ford nel ruolo storico del protagonista Rick Deckard, che per l’occasione sarà affiancato nella caccia agli androidi da Ryan Gosling. Mentre a dirigere Blade Runner 2, non sarà più Ridley Scott, che assurgerà a ruolo di produttore esecutivo, ma Denis Villeneuve.
Era il 1982 quando sul grande schermo veniva proiettato Blade Runner, un film che solo con il tempo ha guadagnato il successo che meritava, considerando che all’uscita nelle sale fu un vero e proprio flop al botteghino.
Eppure negli anni quello stesso film ha fatto scuola, soprattutto nel genere futuristico e fantastico, creando un nuovo modello da imitare. Il genere fantascientifico, infatti, fu visto come un terreno fertile utile a portare i registi a scovare misteri irrisolti e a stravolgere gli schemi temporali, alterando l’ordine cronologico degli eventi con l’introduzione di numerosi flashback. Senza contare la rivoluzione estetica che questo film ha apportato nella scenografia e nella modalità di ripresa cinematografica (ne esistono 7 versioni differenti), caratteristiche del cinema postmoderno. La scenografia è caratterizzata da location che suggeriscono un mood paranoico e distopico, accentuato dalle melodie in sottofondo dei Vangelis e dal celebre monologo del replicante Roy Batty (Rutger Hauer) che recita «Ho visto cose che voi umani…». Dalle insegne luminose ai piatti esotici, il film è un vero melting pot di culture, di lingue, di generi e di segni simboli della globalizzazione.
Molta della gloria di Blade Runner risiede anche in quello che è il cinema delle origini. Basti pensare alla ricostruzione della città che riprende nello stile e nella forma la caratteristica Metropolis dell’omonimo film muto del 1926 diretto da Fritz Lang e manifesto del cinema espressionista tedesco. Ma sono anche altri i richiami alla filmografia passata, come la centralità del tema dell’occhio, elemento ridondante nell’opera di Scott, perché unico organo che permette di riconoscere un replicante da un umano. Il ruolo metaforico dell’occhio-sguardo rappresenta la celebrazione del cinema del passato: dal cine-occhio di Vertov, all’occhio squarciato di Un chien andalou (1929) di Buñuel, fino alle teorie cinematografiche femministe sul voyeurismo spettatoriale dellaFeminist Film Theory.
Blade Runner 2, come il precedente film si baserà sul romanzo di Philip K. Dick, Il cacciatore di androidi del 1968, e sarà ambientato qualche anno dopo il 2019, in un mondo sconvolto da una catastrofe climatica. Nel cast saranno presenti anche Robin Wright, Ana de Amas, Carla Juri, Hiam Abbass, Meckenzie Davis e Dave Bautista. L’uscita prevista del film è il 6 ottobre 2017.
Per Blade Runner 2 sarà difficile raggiungere lo stesso successo dell’originale, anche se ha tutte le carte in regola per essere un buon prodotto. Ma non è una strada facile quella che porta all’Olimpo. Blade Runner ha fatto la storia, non è stato solo fonte di ispirazione per le generazioni future di cineasti, ma è stato anche un film che ha saputo guardare al passato. Perché solo “guardando” il passato si può costruire il futuro.

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