Mel Brooks alla cerimonia per ricevere la stella della Hollywood Walk of Fame. Foto di Angela George, Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

Come il cinema fa vivere con leggerezza il peso dei 90 anni

Mel Brooks, le follie di un regista
di Lorenza Rallo

Ha da pochi giorni compiuto 90 anni, il suo nome di battesimo è Melvin James Kaminsky, ma per tutti noi è famoso come Mel Brooks, icona istrionica del cinema mondiale. Tra i suoi capolavori indimenticabili Mezzogiorno e mezzo di fuoco (Blazing Saddles, 1973), Che vita da cani! (Life Stinks, 1991) e Frankenstein Junior (Young Frankenstein, 1974). Ha fatto breccia nel cuore degli italiani prendendo parte al simpatico Il Silenzio dei prosciutti (1994), parabola comica a metà strada tra Il silenzio degli innocenti e Psycho, diretta da Ezio Greggio, al quale lo lega una profonda amicizia.
Mel Brooks è nato a Brooklyn nel lontano 1926 da una famiglia di origini tedesche, russe e bielorusse di stampo ebraico. Sin dai suoi esordi si è sempre distinto nel panorama dello show business per le sue doti artistiche: da ballerino a cantante, fino ad attore comico. Ha cominciato scrivendo battute divertenti per Woody Allen, ed è riuscito a trasferire la sua sapiente ironia anche nelle proprie opere. Nel ruolo di regista si è sempre distinto per i toni grotteschi e comici che pervadono le sue pellicole. I suoi film rappresentano una satira dissacrante dei classici del cinema Hollywoodiano, basti pensare a Mezzogiorno e mezzo di fuoco, vera e propria parodia del cinema Western con sfumature di satira anche sul razzismo. Regista e attore dei suoi film, il suo esordio al cinema avviene grazie alla moglie Ann Brancroft, nel 1968 con Per favore, non toccate le vecchiette (The Producers, 1968), film che gli è valso l’Oscar alla migliore sceneggiatura originale.
Se in Mezzogiorno e mezzo di fuoco Brooks prende di mira il western, genere cinematografico per eccellenza, in Frankenstein Junior, grazie alla sensazionale interpretazione del fedelissimo Gene Wilder, ribalta gli stilemi tradizionali del cinema horror, mentre in Balle spaziali (Spaceballs, 1987), mette in ridicolo (bonariamente) la saga più amata di sempre Guerre Stellari; fino a Essere o non essere (To Be or Not to Be, 1983), remake fedelissimo del film di Ernst Lubitsch del 1942. In fondo, è proprio quello che gli riesce meglio: Mel Brooks è l’unico che può permettersi di toccare gli intoccabili del cinema. Tanto che, durante la sua carriera, trova il tempo di prendersi gioco anche del maestro del brivido, Alfred Hitchcock. In questa carrellata di ricordi non possiamo dimenticare Alta tensione (High Anxiety, 1977), un mix perfetto di suspense e thriller, sulla falsa riga di capolavori come Io ti salverò, La donna che visse due volte, Gli uccelli, Intrigo internazionale, ecc... Nel cinema di Mel Brooks, l’ironia è la sua forza e allo stesso tempo l’estrosa intelligenza con la quale affronta il suo lavoro, che riesce a fare sempre con uno stile unico, senza mancare mai di rispetto. Lo stesso Hitchcock, ancora in vita durante l’uscita di Alta tensione, apprezzò molto il lavoro di Brooks.
Nel 1976 la passione per il cinema di Brooks prende forma nel film muto L’ultima follia di Mel Brooks (Silent Movie, 1976), dove impazzano elementi tipici delle slapstick comedy alla Keaton. Citazioni alla storia e al cinema non mancano nemmeno ne La storia più pazza del mondo (History of the World, 1981). Non sempre compreso dal pubblico né dalla critica, si tuffa anche nel teatro, dove adatta alcuni successi cinematografici (i citati Per favore, non toccate le vecchiette e Frankenstein Junior) che fanno ottenere al regista un ulteriore grande successo.
Un giusto riconoscimento a Mel Brooks è stato celebrato per tutto il mese di giugno alla Cineteca di Milano, dove si è svolta la rassegna dal titolo Auguri Mel Brooks. Per l’occasione, oltre ai suoi film più conosciuti, è stato presentato in anteprima il documentario Mel Brooks: vivere per ridere, per la regia di Robert Trachtenberg. Il documentario narra la vita dell’artista a 360°, raccontando il suo esordio televisivo, l’amore per il cinema e per il teatro, fino ad arrivare alla sfera più intima della sua vita privata. Con quest’opera si riesce ad andare oltre al personaggio comico, scoprendo l’uomo. Il nostro, infatti, non è soltanto un attore comico, uno sceneggiatore, un regista, ma è soprattutto un uomo colto che vive con leggerezza il peso dei suoi 90 anni. Il motore della sua vita è l’amore per l’arte e l’amore per il cinema, perché solo chi ama il cinema così profondamente e allo stesso tempo lo conosce così bene, può fare quello che solo Mel Brooks è riuscito a fare.

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