Operazione Triton. Foto https://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Triton#/media/File:LE_Eithne_Operation_Triton.jpg

Migranti e profughi
di Giorgio Castore

“Le popolazioni umane migrano da milioni di anni, per necessità o per scelta. È così che siamo evoluti. Homo sapiens ha conquistato la libertà di migrare e il diritto di restare: no alle migrazioni forzate.”Foto por Guilherme Gaensly (1843-1928) - Fundação Patrimônio da Energia de São Paulo - Memorial do Imigrante, Domínio público, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5837013
Troviamo questo “sommario” sulla copertina del libro dal titolo “Libertà di migrare” che ci spiega perché ci spostiamo da sempre ed è bene così, scritto da Valerio Calzolaio e Telmo Piovani, in libreria proprio da ieri, 7 giugno, per i tipi di Einaudi.
Dobbiamo subito dire che in un dibattito ormai convulso, a causa degli avvenimenti che si sovrappongono, senza un giorno che la stampa non affronti la tematica delle migrazioni, un po’ d’ordine e più conoscenza si impongono.
Il volume di cui parliamo, quindi, è benvenuto perché ci aspettiamo di capire meglio i fenomeni che ci investono, rendendoci capaci di distinguere l’approccio scientifico dalla propaganda. E non dubitiamo che “Libertà di migrare” ci aiuti in questo, conoscendo personalmente uno degli autori per averne seguito l’impegno culturale, a partire dalla necessità di definire giuridicamente la figura di “rifugiato climatico”.
Prima della guerra civile che si è sviluppata in Siria, una gran parte di noi aveva già sentito parlare di migrazioni soltanto in contesti come quello della Bibbia o, a scuola in modo sommario, per le connessioni con vicende belliche o mutamenti storici. E’ il caso, ad esempio, quest’ultimo, di una legge promulgata in Brasile nel 1885 che abolì la schiavitù ed aprì le porte ad una crisi di manodopera che segnò l’avvio di una politica di “sostituzione” della manodopera schiava, favorendo l’importazione di “braccia” dal vecchio continente e che coinvolse molti paesi esportatori di quella “materia prima”, con un’Italia esportatrice ai primi posti. Il “Museo dos Imigrantes” di San Paolo in Brasile ne racconta la storia, documentandola.Figura in terracotta (VI secolo a.C.) foto di Marie-Lan Nguyen - Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=896478Mentre un altro ruolo importante, questa volta sui flussi in uscita, una volta era raccontato dal Museo nazionale dell’Emigrazione italiana, con 29 milioni di emigrati.
Molto importanti, ma di altro genere, sono avvenimenti semi sconosciuti che riguardano civiltà di cui si sono perse le tracce, come nel caso della civiltà Nok i cui appartenenti vivevano nel primo millennio avanti Cristo nel bacino del fiume Niger, in Africa occidentale e di cui sopravvivono esclusivamente alcuni manufatti.
Le tracce di esseri umani che hanno poi popolato quello stesso territorio si rinvengono soltanto nel primo millennio dopo Cristo per effetto di migrazioni di genti provenienti dai territori del Sudan, sopratutto Hausa e Fulani; le prime, prevalentemente stanziali, dedite all’agricoltura, le altre, nomadi, dedite alla pastorizia: fenomeni che si ripetono per altre migrazioni e per altri territori africani, con altre genti.
Queste e tante altre analisi di fenomeni simili richiedono, da parte nostra, la conoscenza delle cause primarie che li hanno prodotti, come nel caso del colonialismo, ed investono la responsabilità dei paesi che hanno contribuito a determinarle, con l’obiettivo anche di salvaguardarne i diritti ancora non riconosciuti, non solo dal punto di vista storico ma anche e soprattutto giuridico.
E’ anche questo che ci aspettiamo dalla lettura del volume “La libertà di migrare”.

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