Libri: la recensione di Valerio Calzolaio

La brigata dei reietti
Copertina de La brigata dei reietti - Hénaff - Einaudi

Autore:
Sophie Hénaff
Titolo:
La brigata dei reietti
Editore: Einaudi
Traduz.
Margherita Botto
Pagine: 300
Genere: Giallo
Uscita: 2016

Parigi. Fine estate 2012. La brillante commissaria 37enne Anne Capestan, originaria della Creuse, castana e aggraziata, medaglia d’argento di tiro alle Olimpiadi di Sidney, 15 anni d’anzianità, ha usato la pistola una volta di troppo (tre colpi al cuore di uno schifoso), da sei mesi è in sospensione cautelare e il marito se ne è andato. Infine, il suo capo e mentore Buron, direttore regionale della polizia giudiziaria, la chiama al 36 Quai des Orfèvres, viene reintegrata da settembre per comandare un’unità di elementi poco ortodossi: alcolisti, depressi, scansafatiche, portasfiga, sulla carta una quarantina di tipi così, chissà quanti si presenteranno! Li piazzano all’ultimo piano di uno stabile anonimo, senza targa né citofono, nel quartiere de Les Halles vicino la Fontaine des Innocents, mobilio precario, computer vecchi. Se qualcuno si presenta e proprio vogliono, possono indagare sulle indagini rimaste aperte di tutti i commissariati e di tutte le brigate della regione. Lei e il presunto iettatore Torrez scelgono il caso di un’anziana strangolata in casa nel giugno 2005, appassionata di tango, viveva a Issy-les-Moulineaux. L’incontenibile odiata scrittrice e sceneggiatrice Rosière e l’alto gay (vedovo) ex membro della disciplinare Lebreton provano ad occuparsi di un omicidio del 1993. La giovane giocatrice compulsiva tenente Évrard e l’avvinazzato capitano Merlot stanno dietro a un pusher che lavora al parc Monceau, hanno bisogno dell’aiuto di tutti quando scoprono che c’è di mezzo il figlio di un potente sottosegretario.
La giornalista (Cosmopolitan) Sophie Hénaff ha vinto un paio di premi in Francia nel 2015 col suo primo allegro godibile romanzo, in terza varia (e qualche raro breve inciso su trascorse vicende in Florida). L’illustrazione di copertina è la stessa dell’originale (intitolato “Poulets grillés”), la capa e i tre colleghi in piena corsa, vestiti come si deve, ingestibili, indesiderabili. Nell’impossibilità di destituirli, li hanno messi in quarantena, sbirraglia indegna del dipartimento, insieme dentro un camion della spazzatura, all’insaputa degli stessi magistrati; via via arrivano una decina di poliziotti. Anne è brava a motivarli: possono finalmente indagare davvero senza conti da rendere. Spulciando fra casi irrisolti (che nessuno vuole risolti), devono mostrare che valgono qualcosa, incappano in una vecchia storia di un naufragio sulla rotta da Miami, in un inatteso delitto precedente e poi nell’omicidio della vedova su cui stanno indagando. Strapperanno almeno un’auto decente. Anne traduce i codici dei portoni, per memorizzarli. Il povero Torrez sa l’effetto che fa: “malattia, rovina, incidenti, per te, per i tuoi cari, a fuoco lento e senza gloria. La sfiga ti infetta dove meno te lo aspetti.” Lebreton ha un apprezzabile e significativo “radicato rifiuto di sparlare”. Non solo Merlot preferisce il côtes-du-Rhône. Nella cucina della brigata, Rosière sperimenta la sua ricetta di spaghetti cipolla, olive e parmigiano, niente male pare! Gusti musicali variegati: da Brassens ad Adamo, da Yves Duteil a Otis Redding. E molti leggono “gialli”.

v.c.
Roman policier
it.wikipedia.org/wiki/Luoghi_di_Maigret#Il_palazzo_di_giustizia

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