Il rischio di favorire il profitto a danno dell'uomo e della libertà

Integrazione e civiltà occidentale
di Riccardo Liberati

E’ un fatto ormai noto a tutti che il mondo procede a larghi passi verso una realtà di omogeneizzazione delle procedure di scambi commerciali e finanziari.
Da quasi due decenni le borse nazionali sono interallacciate tra loro per cui il crollo di un indice in una borsa di una nazione europea o asiatica, si ripercuote sulle altre borse con effetti a volte devastanti.
L’accorciamento dei tempi necessari a spostarsi da una nazione all’altra e da un continente all’altro ha reso il mondo estremamente più piccolo di quello che era anche soltanto all’inizio del secolo XX°.
Ciò ha imposto una standardizzazione della lingua e delle procedure di scambi di merci. La standardizzazione necessita di un livello di profondità sempre maggiore e questo significa in ultima analisi trasformare il nostro pianeta in un unico blocco in cui le differenze culturali, religiose, linguistiche e perfino etniche scompaiano.
La teoria in base alla quale questo processo implicherebbe il trionfo della civiltà occidentale sulla base della quale si realizzerebbe la tanto paventata o temuta globalizzazione è talmente diffusa da essersi trasformata in dogma.
Dal momento che la lingua inglese, lingua occidentale, è diventata lo standard di comunicazione internazionale e dal momento che finanza, economia, tecnologia e scienza, sono un prodotto dell’Occidente, automaticamente questo implicherebbe che il mondo si sia per così dire ‘occidentalizzato’.
Ma che cosa significa ‘occidentalizzare’?
Per rispondere a questa domanda dovremmo rispondere prima ad un altro quesito: che cosa significa ‘Occidente’? Secondo Karl Jaspers la storia dell’uomo si sarebbe sviluppata in modo da produrre due diverse civiltà e quindi due concezioni della vita e dell’uomo: l’Oriente e l’Occidente.
Il periodo in cui questa frattura si è generata e successivamente allargata, sino a produrre una faglia di reciproca incomprensione è situata dal filosofo tedesco tra l’800 A.C. ed il 200 A.C.
Nel suo, Origine e senso della Storia, Jaspersfa una osservazione interessante: mentre in quel periodo in Cina nascevano Confucio e Lao Tze ed in Persia Zaratustra “propagò l’eccitante visione del mondo come lotta tra bene e male...”, in Occidente si affermavano gli Eraclito, Parmenide, Platone.
La differenza tra Oriente ed Occidente viene quindi a crearsi in un periodo in cui India, Cina, Europa e Persia avevano pochissimi se non nulli scambi commerciali e quindi culturali. Il filologo tedesco Bruno Snell, nel suo libro ‘La cultura greca e le origini del pensiero europeo’, fa capire chiaramente che ciò che si sviluppa in Grecia è una concezione dell’uomo basata sulla razionalità e successivamente il concetto di razionalità implica la libertà individuale che nata in Grecia e sviluppatasi nel mondo latino, è alla base di quella categoria di pensiero che oggi chiamiamo ‘Civiltà occidentale’.
L’incontro con il mondo cristiano nutrito sin dalle sue prime fasi da questa peculiare concezione greco – romana di uomo e del posto che egli avrebbe nel mondo produce la nostra impalcatura culturale, il nostro inconscio collettivo, come direbbe Jung.
Quello che fa da scheletro all’attuale processo di globalizzazione può ancora definirsi Occidente? Se seguiamo Jaspers dovremmo lasciarci tentare da una considerazione. E cioè che nel XIX° secolo si verifica un altro ‘periodo assiale’.
La rivoluzione industriale ed il capitalismo mettono al centro della concezione del mondo, non più l’uomo e la sua libertà, bensì il profitto.
Non più essere, ma avere, come avrebbe sostenuto Erich Fromm.
Ciò che noi chiamiamo oggi Occidente, non è più ciò che i greci, i latini ed i pensatori cristiani dei primi secoli, sino al medioevo, avevano in mente per distinguerlo dall’altro, dal ‘Non – Occidente’, ma se vogliamo essere polemici, è una sorta di ‘Anti – Occidente’, cioè la prevalenza della concezione materialista e riduzionista del mondo e dell’uomo, in base alla quale tutto è ridotto a merce di scambio e nella quale i concetti di libertà individuale e di razionalità sono subordinati al profitto ed all’interesse.
Non è un caso che Karl Wittfogel sosteneva nel suo ‘Il dispotismo orientale’ che la visione del mondo ‘comunista’ europeo, poteva essere ricondotta ad una visione del mondo orientale, nella quale il concetto di libertà individuale e soprattutto di responsabilità individuale erano del tutto assenti.
Attenzione quindi! Non confondiamo ciò che l’Europa esporta oggi, con ciò che ne costituisce l’impalcatura ideologica e spirituale. Il materialismo, la negazione della sacralità dell’uomo e della vita, la negazione della libertà, sono stati per più di due millenni i nemici dei valori fondanti dell’Occidente.
Porre oggi questi a fondamenta della globalizzazione significa commettere un grossolano e pericolosissimo errore di interpretazione che potrebbe soltanto accelerare la morte dell’Europa e di ciò che ha prodotto per venticinque secoli.

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