Foto di Giuseppe Bellavia

Alla scoperta di un’eccellenza autoctona

Feteasca Neagra, il rosso di Romania
di Giuseppe Bellavia

Da italiani è arduo appassionarsi ad uvaggi non indigeni. E se il nostro mercato è di difficile penetrazione per i vitigni internazionali, lo è ancor di più per i vitigni autoctoni di altre nazioni. Talvolta, guidati dalla curiosità e dal desiderio di scoperta, ci si imbatte invece in piacevoli sorprese.
La nazione è in questo caso la Romania, con un territorio straordinariamente vocato alla vitivinicoltura per ragioni climatiche ed un terroir particolarmente distintivo. Il Paese si è dimostrato come un produttore vinicolo da attenzionare sia per quantitativi prodotti che per la recente qualità dei suoi vini. La storia enoica romena risalirebbe all’incirca al 2000 a.c., periodo in cui i Daci avrebbero approntato le prime rudimentali pratiche di addomesticazione della vitis vinifera e vinificazione. Tale riferimento storico è stato confermato dal rinvenimento di semi nella valle del fiume Prut nella regione Iasi.
Oggi la Romania è uno dei primi dieci produttori vinicoli del mondo, e può contare su una varietà di vitigni autoctoni che ne renderanno crescente l’interesse. Inoltre, con l’ammodernarsi delle tecniche enologiche e con la formazione internazionale dei giovani enologi, i livelli qualitativi del vino tendono verso un generale innalzamento. È difatti stato innescato un processo di inversione rispetto al passato, in cui si prediligeva la quantità a scapito della qualità – un po’ come in Italia – e proprio al vino italiano è stato accomunato il vitigno romeno a bacca rossa forse maggiormente rappresentativo del territorio: la Feteasca Neagra (“fanciulla nera”), nonostante il vino prodotto in maggiori quantità sia bianco da uve Feteasca Alba e Feteasca Regala.
La f.n. è largamente diffusa nelle regioni di Dobrogea, Moldova, Transilvania e Muntenia, e si caratterizza per una contenuta acidità naturale, un colore purpureo di media intensità ma con un ricco e complesso bouquet, difficilmente prevedibile dal colore. I sentori spaziano tendenzialmente dall’amarena sciroppata alle more, con intense note speziate di chiodi di garofano, pepe, tabacco e legno tostato. L’espressione alcolica oscilla tra il 12% ed il 14%, a sufficienza per esaltare gli aromi. Il finale è lungo ed trasmette freschezza, senza comprometterne la complessità.
La temperatura di servizio è di circa 15 gradi ed oltre al peposo di manzo, la f.n. si combina superbamente con il cosciotto di agnello in crosta di erbe.
I nostri produttori preferiti sono: Recas, Zestrea e Halewood Wines.
Il crescente interesse per vitigni autoctoni, come la Feteasca Neagra, potrebbe essere interpretato come segnale di affaticamento dei vitigni internazionali e conseguente rinascita della passione per varietà uniche e strettamente connesse ad un determinato territorio. A volte, sapori rinvenibili esclusivamente in determinati territori divengono un pretesto per partire alla volta di mete inattese.

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