Il coreografo Enzo Celli. Foto: cortesia dell’autore.

Il rientro dei cervelli

Sora – NY: andata e ritorno
di Simona Peroni

Quando negli anni '70 la protesta pacifica dei neri americani contro la supremazia bianca si cominciava a diffondere per le strade, attraverso una danza che esprimeva tutto il loro malessere, nessuno si sarebbe immaginato che un giorno i figli ed i nipoti di quella generazione potessero venire proprio in Italia a perfezionare questa disciplina. Negli USA era appena nata l'Hip Hop, manifestazione di disagio verso una politica che parlava di eguaglianza, ma non l'applicava.
Lento è stato l'attraversamento dell'Atlantico prima che questa danza approdasse nel nostro Paese e solo in pochi, in quell'epoca, ne capirono l'importanza.
Grande mente, che fin dall'inizio ebbe l'intuizione della potenzialità dell'Hip Hop, fu Vittoria Ottolenghi, giornalista e critica televisiva di danza, molto influente nell'ambiente. E' proprio a questa che si rivolse casualmente un ragazzino di Sora, piccolo paese in  provincia di Frosinone, appassionato di ballo in una cittadina che non aveva neanche una scuola di danza: Enzo Celli.
Nato e cresciuto in una famiglia modesta, neanche lui riusciva spiegarsi questa passione, ma fin da giovanissimo sapeva quali fossero i suoi obiettivi. Seguendo la trasmissione di RAIUNO, “Maratona d'estate”, nell'87 arrivò casualmente ad una audizione della Ottolenghi al Teatro Olimpico di Roma e si sentì enormemente gratificato quando ebbe gli elogi della grande maestra. Lentamente raccolse altri ragazzi ed iniziò così la carriera della compagnia dei “Botega”. Le sue coreografie hanno sempre incontrato il favore del pubblico e la sua professionalità si è affinata sempre di più. Dopo vari anni, e dopo aver compiuto un percorso che lo aveva ormai portato alla danza contemporanea, seguendo la carriera di sua moglie, ballerina anche lei, chiamata in America, incontrò casualmente Igal Perry, considerato allora il massimo esperto di danza contemporanea. Perry apprezzò talmente una sua coreografia da inserirlo, 3a firma, nello spettacolo del trentennale della compagnia, insieme ad Ohad Neharin e Dwight Rhoden. Iniziò così un periodo di lavoro intenso in USA. Fu chiamato anche dal Rettore dell'Università Statale di Huston, dove gli fu proposta, ovviamente accettata, la carica di Docente-Ospite con stipendio e rimborso di soggiorno.
Nel frattempo era arrivata la medesima nomina anche al Sara Lawarence College di New York. I suoi sogni si stavano avverando. Allora, dopo aver organizzato una tavola rotonda all'Istituto Italiano di Cultura di New York ed aver incontrato vari colleghi residenti in USA, Enzo, con l'amica Vanessa Tamburi, nel 2013 decise di fondare l'Italian Dance Connection (IDACO) di cui divenne il Direttore Artistico, consentendo a molte compagnie internazionali di mostrare i loro lavori a presenter arrivati da tutto il mondo.
Il coreografo Enzo Celli ormai è di casa negli USA dopo aver ricevuto un “visto per capacità straordinarie nel campo dell'arte”, ma la più grande soddisfazione è di poter ricevere gli allievi proprio in Italia, dove questi lo seguono per partecipare alle sue lezioni. In America è accolto come si addice ad un'artista molto apprezzato e fin dall'aeroporto riceve manifestazioni di simpatia da chi lo considera, giustamente, un'“eccellenza”.
“La danza è una chiamata” ci dice Celli “e non si può non rispondere. Comporta molti sacrifici ed io sono stato  fortunato, però non ho mai perso la consapevolezza della terra da cui provengo e, a Sora, rimango il figlio di Anna e Gaetano. Non lascerò mai l'Italia perché qui sono le mie radici e questo è il mio Paese. Ho aperto una scuola a Roma e spero che i ragazzi capiscano il fascino del mio linguaggio artistico e continuino a seguirmi nel mio cammino, come già stanno facendo questi giovani che sono arrivati da Baltimora, da New York, dal Texas, da Los Angeles”.
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Enzo Celli
Choreographer,
Artistic Director of VIVO Ballet
www.enzocelli.com
www.vivoballet.com

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